mercoledì, 30 Settembre, 2020

Non attenderemo Godot

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Spesso le immagini descrivono un evento molto più di mille parole, specie se pronunciate in libertà.

La conferenza stampa del 22 novembre di Bobo Craxi in cui ha annunciato l’ennesima giravolta che arricchisce il suo curriculum politico più unico che raro (in poco meno di 20 anni dal centrodestra alla sinistra massimalista), plastica dimostrazione di un camaleontismo che ha pochi eguali, è apparsa surreale uditi gli argomenti usati per giustificare l’ingresso nell’Mdp suo e del manipolo di sventurati seguaci che lo sostiene.

Non è necessaria un’approfondita esegesi del suo debol pensiero, che è tale perché muove da una menzogna ovvero che “I socialisti sono da 20 anni senza una casa comune” (sic!), per definire le affabulazioni infarcite di non verità , risibili per la loro inconsistenza e sconcertanti per le conclusioni.

Chissà se ai due imbarazzati anfitrioni di Bobo, presenti in ordine sparso all’evento, dopo aver ascoltato le sue parole in libertà, sarà corso qualche brivido sulla schiena?

L’impressione che hanno dato è che non sprizzassero felicità e soddisfazione, salvo la probabile, segreta e vana speranza di poter arrecare qualche danno al Psi, esercizio in cui i nipotini di Berlinguer si applicano con indefessa solerzia.

Uno , il sempre più esangue Roberto Speranza, è arrivato in sala a metà conferenza e, nonostante l’invito a sedersi al tavolo dei relatori, ha preferito declinare, per poi, a richiesta, pronunciare un fervorino con i crismi del minimo sindacale.

L’altro, il simpatico Arturo Scotto, incapace di emanciparsi dell’oratoria da Agit-prop 2.0 che è la cifra costante dei suoi interventi pubblici, dimentico che solo poco meno di 10 anni fa l’ineffabile Bobo lasciò il Partito Socialista, macchiatosi, a suo dire, della colpa di aver stretto un’alleanza elettorale “con i nostri carnefici”, si è lanciato in un poco credibile panegirico dei socialisti che aderiscono al progetto dalemian-bersaniano, proprio mentre, vedi caso, il leader designato, Pietro Grasso, diffondeva un comunicato in cui, altro Italo Amleto, non dava per scontata l’ assunzione della leadership dell’ Mdp.

Per loro dunque un pomeriggio non esaltante, conclusasi con immagini di strette di mano sincere quanto un falso della Gioconda .

I due non avevano di che essere molto allegri: aspettavano Pietro e si sono ritrovati ad aprire la porta solo a Bobo.

A noi, per nulla attoniti osservatori perché consapevoli, conoscendolo bene, che per lui le porte dei partiti sono sempre girevoli, non resta che attendere di capire quando infilerà la direttrice verso l’uscita.

Non sarà come attendere Godot.

Emanuele Pecheux

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Riguardo l'Autore

Mauro Del Bue

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