lunedì, 18 Novembre, 2019

Non c’è crescita senza ricerca

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FONDI_per_la_ricercaLa ricerca torna protagonista. Dopo essere stata considerata per anni la Cenerentola degli investimenti, oggi, almeno nelle intenzioni, l’Italia e l’Europa sembrano essersi finalmente accorte che la via della conoscenza è l’unica che può portare competitività, innovazione, sviluppo e occupazione. Da qui la decisione di incentrare il prossimo Consiglio europeo del 24 e 25 ottobre proprio sul tema della ricerca e da qui la decisione di Enrico Letta di porla tra le priorità, assieme all’agenda digitale e all’immigrazione, nella sua informativa alle Camere in vista del summit europeo.

Al momento non si parla di soldi, ma il cambiamento di rotta, almeno sul fronte dell’attenzione, dopo quello imboccato sulla scuola e la cultura, con il varo di un decreto che per la prima volta dopo anni di tagli prevede uno stanziamento di fondi, lascia ben sperare. “Ricerca e innovazione non possono essere sacrificate sull’altare dei soli tagli, è l’unico modo per assicurare crescita. Vogliamo una inversione di tendenza in questo senso”. Ha affermato Letta senza però accennare, piccolo particolare, dove reperire le risorse.

Fatto sta che, come ha sottolineato nel suo interventola deputata del PSI, Pia Locatelli, chiedere maggiori finanziamenti per la ricerca “non è un’azione velleitaria, al contrario il sacrificio di oggi si tradurrà in sviluppo e competitività, ma soprattutto in occupazione per i giovani. Puntare sulla ricerca – ha detto – significa dare loro una speranza, significa che c’è un futuro”.

“Potremo fare passi avanti in materia – ha risposto Letta alla deputata socialista nel corso della sua replica – ma solo se tutte le istituzioni lavoreranno insieme”. Da qui la necessità, indicata nella mozione di maggioranza, di una “Maastricht della ricerca” e il completamento del SER, lo Spazio europeo della ricerca, dove ricercatori e ricercatrici si muovano liberamente, senza barriere amministrative o normative, attraverso l’unificazione o almeno il coordinamento dei sistemi contributivi e pensionistici.

“Il nostro Paese ha affermato Locatelli – ha un dovere in più rispetto ad altri per realizzare lo Spazio europeo della ricerca poiché questo progetto porta la paternità italiana di Antonio Ruberti, rettore della Sapienza, poi Ministro socialista, infine Commissario europeo alla Ricerca. Il progetto di Ruberti rimase dormiente per qualche anno e fu rilanciato con il settimo Programma quadro, delle cui linee guida fui relatrice al Parlamento europeo. Nel 2005-2006 la crisi era ancora lontana e ottennemmo un aumento pari al 40% dei fondi rispetto al precedente programma. Erano gli anni in cui credevamo ancora che gli investimenti nella ricerca potessero raggiungere il 3% del Pil europeo entro il 2010, in un rapporto di 2 a 1 tra privato e pubblico”.

Buone intenzioni che però sono rimaste tali. Anzi la crisi economica e le politiche di austerità hanno avuto un drastico impatto sul livello degli investimenti pubblici in ricerca e innovazione, che nel 2013 sono crollati allo 0,72 per cento del PIL europeo.

Adesso quello che predicava Ruberti circa 20 fa, e quello che chiedono da anni ricercatori e scienziati nella totale indifferenza di politici e media, sembra essere evidente a tutti: senza ricerca l’Italia e l’Europa resteranno sempre un passo indietro rispetto alle economie emergenti, perché senza ricerca non potrà mai esserci crescita. Bisognerà ora vedere cosa si farà in concreto perché quello che è evidente non resti una di quelle belle dichiarazioni di principio tanto care ai Consigli europei, sperando che per metterla in pratica non ci vogliano altri vent’anni.

Cecilia Sanmarco

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