venerdì, 17 Gennaio, 2020

Non c’è due senza tre. Israele nelle mani di Netanyahu

0

Non c’è l’ha fatta Benny Gantz, leader di Blu e Bianco, il partito che ha ottenuto più seggi nell’ultima prova elettorale, a formare il Governo e ha dovuto rinunciare all’incarico affidatogli dal Presidente Rivlin.
Israele si trova così punto e a capo e vede avvicinarsi la prospettiva di elezioni anticipate. Sarebbero le terze in un anno. I due tentativi messi in atto da Gantz, uno di minoranza di centro sinistra con l’appoggio esterno della Lega araba e uno di unità nazionale con l’appoggio di Lieberman e del Likud ma senza i partiti religiosi, sono andati in fumo nonostante il conflitto che il Paese sta affrontando per la situazione di guerriglia con i Palestinesi nella striscia di Gaza sia ormai permanente. Il lancio di missili da una parte e dall’altra per vari giorni è stato ininterrotto causando una quarantina di morti civili tra i palestinesi e la tregua proposta da Hamas si sta rivelando molto fragile con molte violazioni da entrambe le parti. Ora, dopo che Rivlin ha esaurito i suoi tentativi, la Knesset, il Parlamento israeliano, ha 21 giorni per trovare al suo interno un rappresentante che possa formare un Governo, altrimenti non resterà che rassegnarsi a nuove elezioni anticipate, la cui data già si indica nel prossimo 20 marzo. È forse quello a cui punta Benjamin Netanyahu ancora a capo del Governo dimissionario ma che, nonostante sia stato aiutato anche da pressioni internazionali, come quelle del Presidente Usa Trump che ha dichiarato, al contrario degli ebrei europei, che gli insediamenti israeliani nel Golan siano legittimi, non era riuscito a chiudere positivamente le prime trattative.
Ma nel suo partito, il Likud non sono tutti appiattiti sulla sua posizione di intransigenza sul fatto di voler a tutti i costi essere riconfermato capo del Governo. Ed inoltre una nuova regola si è abbattuta su di lui con l’incriminazione per corruzione da parte della Magistratura, rispetto alla quale non può valersi neanche dell’arma della immunità parlamentare che dovrebbe essere votata da un Parlamento che rischia di essere sciolto prima. In questa situazione, in punta di piedi, per non essere accusato di tradimento interno, Gideon Sa’ar, all’interno del Likud, invocando le primarie, di fatto lanciando una sfida alla monarchia di Netanyahu e sostanzialmente aprendo alla prospettiva di un accordo per un Governo di unità nazionale finora non andato in porto per il rifiuto di Netanyahu di accettare la staffetta con Gantz che avrebbe dovuto iniziare. È su questa ipotesi più che su improvvisate e nuove soluzioni che si giocheranno nei prossimi giorni le ultime carte per salvare la legislatura.
Perché Israele non può permettersi un nuovo periodo di sostanziale pausa legislativa ed ha bisogno di un Governo legittimato a tutti gli effetti.

Alessandro Perelli

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply