mercoledì, 30 Settembre, 2020

Non c’è pace sotto i Cedri. Il Libano ancora nel caos.

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I giovani ragazzi di Beirut hanno scatenato la loro rabbia nel pomeriggio di sabato Nella piazza dei martiri. Una protesta trasversale, popolare, non confessionale Rivolta genericamente contro il governo e le Elite che dominano il paese dei cedri Da mezzo secolo.
Gli ultimi 10 anni libanesi sono stati attraversati da una calma relativa pensando alle guerre civili che hanno contrassegnato la breve storia del paese mediterraneo, il fragile equilibrio politico interno, che si fonda sulla complessa architettura istituzionale determinata dalle confessions religiose che compongono il mosaico della identità libanese, é stato sconvolto nuovamente dai miasmi e dai venti di guerra che provengono dai paesi confinanti. La tragedia siriana ha riproposto nel piccolo paese una nuova ondata immigratoria (calcolata in milioni), e la scaramuccia perenne che oppone gli sciiti di obbedienza iraniana agli israeliani ha rimesso a soqquadro la fragile stabilità politica.

Il resto lo ha fatto la dura crisi economica che gia stava aggredendo il Libano aggravata dalla pandemia mondiale, il Governo a trazione musulmana puntellato da una Presidenza della Repubblica (Aoun, cris tiana ma di fatto di obbedienza iraniana, segna il punto di equilibrio più fragile dalla guerra civile del 1975 ad oggi.
Un paese che ha vissuto per anni di traffici economici nel mediterraneo (leciti e non) e di rimesse provenienti dalla possente diaspora mondiale del popolo che orgogliosamente rinnova le sue antiche tradizioni nel laborioso ceppo fenicio si trova oggi alle prese con una difficile svolta, intrappolato nella antinomia tradizione/modernità.
Le giovani generazioni diseredate non intendono più pagare il prezzo della lunga, secolare, divisione confessionale, sono cresciute, per loro fortuna, al riparo della guerra civile e non intendono ripercorrere il cammino dei loro padri.

Hanno sviluppato un senso civico prima ancora che un senso laico. Si tratta di una generazione che ha imparato a non odiare il proprio vicino di casa perché di una religione diversa dalla propria ed ha assimilato i processi economici e culturali che sono propri della globalizzazione migliore, quella che non intende alzare né muri né frontiere, persino con Israele dove vive una nuova generazione animata del medesimo spirito.
Il punto ê che sopravvivono a loro stessi i signori della guerra e i neo-fondamentalisti che detengono armi, potere ed alleanze internazionali ancora salde; ê il caso del movimento di Hi’zbullah che non a caso ha voluto allontanare il sospetto che quella saltata in aria la scorsa settimana fosse una “santabarbara” nascosta al fine di sferrare l’attacco finale contro Israele.

Di certo é che qualcuno lo sapeva e l’ha fatta saltare in aria, per rappresaglia, si può pensare ad una mano sunnita per vendicare l’omicidio del Primo Ministro Hariri ancora rimasto senza colpevoli, o qualcuno che preventivamente abbia voluto privare “l’esercito di Dio” di una potenza di fuoco così enorme; e infatti i sospetti ricaduti sugli scomodi vicini di casa riecheggiano in tutti i quartieri di Beirut anche quelli meno ostili verso Israele.
Sta di fatto che ci troviamo nuovamente dinnanzi ad un caos e ad un nuovo tornante della Storia di un paese giovane e fragile attraversato dal rischio di una nuova implosione e preda di tanti motivati interessi, lo sbocco al mare per i paesi confinanti, la posizione strategica nel Mediterraneo nonché la proverbiale capacità della popolazione di essere attiva e produttiva anche nei momenti peggiori della Storia.
Il Libano non sembra riuscire a sviluppare la capacità di una pace perpetua, eppure i segnali di rivolta sono da cogliere in un senso diverso e meno scontato.

Non é una rabbia alla quale seguirà una rassegnazione, ma una presa di coscienza della possibilità e necessità di rigenerare un nuovo è possibile equilibrio politico fondato sulla compatibilità interna ma soprattutto dialogante e aperto sul piano internazionale.
Naturalmente questo può avvenire a patto che il Libano non venga abbandonato al suo destino, e penso che questo sia il compito di noi europei ed anche di noi italiani che abbiamo molteplici legami storici ed anche moderni da proteggere e da implementare.

 

Bobo Craxi

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