mercoledì, 21 Agosto, 2019

Non mi piace il colore della tua pelle 

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Abbiamo archiviato il 2018, rivelandoci per quello che siamo: intolleranti. E questo, nonostante il nostro sia un Paese cattolico, dove le Associazioni di volontariato, che fanno capo alla Chiesa di Roma, si contano a migliaia e le persone che si prodigano per alleviare le sofferenze del mondo sono qualche milione.  No, non mi riferisco al Decreto Sicurezza testardamente voluto da Matteo Salvini, tanto meno a quella campagna elettorale che lo ha visto superare d’un balzo Forza Italia il 4 marzo. Da buon commerciante della politica, il ministro si è limitato semplicemente a capire la tendenza del mercato elettorale, mettendosi a propagandare il motto – peraltro non suo, bensì coniato dai fascisti del III millennio di Casapound – “prima gli italiani”!

“Non mi piace il colore della tua pelle” è stata una sorpresa che si è manifestata in tutta la sua acrimonia contro i migranti dopo il voto politico; infatti, è nei mesi successivi che il consenso della Lega ha raddoppiato le intenzioni di voto degli italici, passando in pochi mesi dal 12%, previsto prima delle ultime politiche, al 17% raggiunto il 4 marzo e fino a superare il 35%, come ci raccontano le agenzie di sondaggio più accreditate.
Quando l’elettore non ha avuto più remore nel dichiarare apertamente che gli africani non li sopporta proprio.

Eppure, le etnie più numerose in Italia sono quelle provenienti dai Paesi dell’Est, a cui è vero che ne diciamo di tutti i “colori”, ma in fondo che male c’è se un esercito di badanti per i nostri anziani vengono da quei Paesi?! E poi una gran parte, diciamoci la verità, oltre ad essere bianco latte sono donne bellissime.

Il problema, verrebbe da aggiungere, non è il migrante in sé; e neanche il fatto che il migrante sia africano. Il problema è semmai che è “povero”, non è integrato, è socialmente escluso.

Mi chiedo se non avessimo avuto lo Stato del Vaticano in seno al nostro grembo che cosa avremmo fatto contro questi uomini?!
La politica non ha influenzato i nostri sentimenti; li ha solo fatti emergere dal profondo del nostro egoismo.

Inutile approfondire le ragioni – anche se ce ne sono – di questo atteggiamento intollerante; il fatto inaspettato è che ben oltre la metà di noi sono insofferenti nei confronti dell’uomo dal colore della pelle nera.
Non voglio farmi prendere la mano e rammentare che in America, fino a qualche anno fa, i neri americani non potevano salire sui mezzi pubblici e frequentare le scuole dei bianchi, perché sarebbe fuorviante.

Lo sconcerto è che i discendenti di Cesare, padrone incontrastato del mondo di allora, aveva tratto i maggiori benefici economici proprio dall’Africa e dai suoi abitanti, al punto da aver creato solide basi per considerare l’Impero ricchezza di ogni uomo che giurava fedeltà a Roma.
E non solo: nell’anno mille, i nobili cercarono salvezza nelle terre dall’altra parte del Mediterraneo perché colpiti dalla fame e dalla peste. Anche a quell’epoca il colore della pelle non era poi così indigesto.

Era trascorso appena un quarto di secolo quando nel Novecento il fascismo si accorse della bellezza del colore della pelle nera, e ne fu tanto entusiasta che sulla scia dell’Impero romano, intraprese l’avventura coloniale, per andare in Libia, in Eritrea e in Somalia. Avrebbe avuto la possibilità di comandare ancora in Egitto, se non avesse lasciato il passo agli inglesi: è talmente vero che l’Ambasciata italiana al Cairo è la più bella di tutte.

Oggi, improvvisamente, il popolo italico, sotto l’influenza di un altro conquistatore di voti, si rivolta contro quella gente una volta amica che oggi affoga nel Canale di Sicilia anche per il colore della pelle; mentre se fossero ariani con gli occhi azzurri potrebbero contare nel tempestivo aiuto di tutti gli Yachting Club del Mediterraneo.
Ma questa è la caratteristica del nostro Bel Paese che, dopo Duemila anni, ancora campa sugli allori delle antiche vestigia di Roma.

Angelo Santoro

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