lunedì, 26 Ottobre, 2020

Non sapere

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Renzi non è Socrate, che aveva elevato il suo non sapere a massima virtù. Oggi però il non sapere pare una prassi consolidata. La Bonino non sapeva di essere sostituita, l’ha appreso dalla televisione. E del resto nessuno l’aveva pronosticato. Anzi, si era valutata la sua esperienza molto utile per il nuovo esecutivo. Forse sapeva troppo. Anche Mauro non sapeva. Si considerava intoccabile anche per la scelta compiuta di dividersi da Monti, che ha piazzato la sua coordinatrice al ministero dell’Università. Dove il sapere dovrebbe essere un obiettivo.

Anche Letta non sapeva. Pensava di stare tranquillo, anzi sereno. Non era stato messo in preallarme. Eppure è finita come sappiamo. L’ha saputo poco prima della Direzione. Si può anche ritenere che questo sia un modo nuovo di affrontare la selezione politica. C’è qualcuno che decide e gli altri possono solo prenderne atto. Oggi puoi essere ministro e domani no. Mica te l’ha ordinato il medico. Rottamazione per rottamazione, meglio evitare formalismi.

E poi il non sapere è anche diventato un utile requisito per assumere incarichi pubblici. Una volta c’era l’esperienza. Adesso l’esperienza rappresenta il massimo delle controindicazioni. Un Padoan non fa primavera. E d’altronde anche al momento dell’elezione del presidente della Camera e del Senato il criterio è stato quello dell’inesperienza. Essere stati senatori e deputati è stato giudicato come un impedimento. Come se un medico avesse dovuto fare fino al giorno prima l’ingegnere. Così si sono scelti due presidenti meravigliosamente incompetenti. Questo è naturalmente avvenuto anche al momento della scelta dei ministri. Finalmente si è usciti dall’ambiguità. Basta coi tecnici e basta anche coi politici. Oggi è il momento dei grandi inesperti. Viva il non sapere. Socrate affermava che il massimo della saggezza era il sapere di non sapere. Dubito che molti di costoro ne siano consapevoli.

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