mercoledì, 21 Ottobre, 2020

Non solo Roma

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Tempi moderni. Gli storici che ne parleranno, tra qualche anno, si troveranno tra le mani materiale infiammabile. Fatti legati, tutti, dallo stesso filo. Vuoto politico.
Il predominio di certa burocrazia accattona, partigiana e con senso civico sotto la suola delle scarpe, è figlio di quel vuoto.
Di quel vuoto è figlio il compromesso tra maggioranza e opposizione. Un compromesso letale quando non avviene per sciogliere nodi rilevanti per il pubblico interesse.
Vuoto politico è l’assenza di progetti alternativi di governo della cosa pubblica.
Vuoto politico, infine, confermato dall’approdo nelle amministrazioni locali di eletti con scarsa o nessuna esperienza non dico di governo ma nemmeno di frequentazione di una qualche istituzione.
Il morto è in bara. Che fare?
Ruotare gli alti dirigenti, censire i gruppi di interesse, finanziare le fondazioni dedite alla formazione politica, regolamentare la vita dei partiti declinando l’art. 49 della Costituzione. E a Roma, intanto, chiarisca Marino cosa intende fare. Comune e società partecipate contano circa 60.000 dipendenti. Fino a poco tempo fa le forme di controllo e vigilanza sulle gare di appalto funzionavano a intermittenza. Il Giubileo è alle porte. La Commissione Antimafia ha l’argomento ‘Roma’ all’ordine del giorno. Parli il sindaco. E lo faccia subito.
Riccardo Nencini

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