venerdì, 20 Settembre, 2019

Novità in arrivo per le pensioni anticipate a quota 100

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Pensione Quota 100
INCUMULABILITA’ CON I REDDITI DA LAVORO
Novità in arrivo per le pensioni anticipate a quota 100: l’Inps effettuerà operazioni di controllo sulla presenza di redditi, da lavoro dipendente o anche autonomo, non cumulabili con l’assegno pensionistico per chi dovesse andare in quiescenza con la nuova formula. Il vincolo e l’incumulabilità dei redditi vige fino al compimento dell’età di 67 anni, ovvero per tutta la durata della pensione anticipata fino alla maturazione di quella di vecchiaia.
Per i controlli, l’Inps incrocerà la posizione dei pensionati con i dati dell’Agenzia delle entrate, andando a verificare che i nuovi pensionati con quota 100 non svolgano attività di lavoro autonomo o dipendente, escluso il caso in cui si tratti di lavoro meramente occasionale che produca un reddito lordo fino a cinquemila euro annuo.
A illustrare i nuovi limiti della pensione anticipata a quota 100 è la recente circolare dell’Inps, la numero 117 del 9 agosto 2019, con la quale i pensionati che siano usciti dal lavoro con almeno 62 anni di età e 38 di contributi dovranno anche compilare il nuovo modello “Quota 100” nel quale dovranno dichiarare l’eventuale espletamento di attività lavorative, oltre alla prestazione pensionistica percepita.
La dichiarazione del contribuente fa fede dal giorno di decorrenza del trattamento anticipato con quota 100 fino al perfezionamento dell’assegno di vecchiaia, fissata a 67 anni nel 2019 e nel 2020. Nello specifico, spiega la circolare Inps, il divieto di cumulo delle pensioni con la nuova modalità di uscita con altre attività lavorative scatta fino al giorno di compimento della pensione di vecchiaia, ovvero fino al compimento dei 67 anni.
Inoltre, per lavoro autonomo – precisa ulteriormente l’Istituto – dovrà essere intesa l’attività lavorativa esercitata senza vincoli di subordinazione. Il cumulo dei redditi è permesso, invece, per il lavoro autonomo occasionale, purché il compenso annuo sia non superiore ai cinquemila euro lordi. Il limite vale anche per i proventi economici prodotti nell’anno in cui maturerà la pensione di vecchiaia, per i mesi precedenti e successivi al raggiungimento dei 67 anni.
Nella attuale, predetta circolare dell’Inps, relativa alle interpretazioni sulla cumulabilità dei redditi con le pensioni anticipate a quota 100 è riportata la dichiarazione da produrre nel modulo “quota 100”, che sarà a breve reso disponibile, inerente allo svolgimento di una qualsiasi attività lavorativa espletata nel corso degli anni della pensione anticipata (massimo dai 62 ai 67 anni) dalla quale possano derivare situazioni reddituali incompatibili con l’assegno pensionistico.
Il modello non va compilato nell’ipotesi in cui si prevede di esercitare attività lavorative occasionali con compensi minori rispetto ai cinquemila euro lordi all’anno. Il controllo dell’Inps verrà fatto – come detto – incrociando i dati dichiarati con quelli in possesso dell’Agenzia delle entrate e di tutte le altre banche dati disponibili.

I rischi

Per chi dovesse proseguire nell’attività lavorativa nonostante il divieto di cumulo scatta la verifica dell’Inps e quindi la sospensione dell’erogazione dell’assegno nell’anno e nei mesi che precedono il perfezionamento dei requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia. Oltre a ciò, l’Istituto provvederà al recupero delle somme già corrisposte in precedenza con l’ammissione alla quota 100. I potenziali fruitori del nuovo meccanismo di prepensionamento faranno quindi bene a prestare la massima attenzione prima di procedere con la richiesta, qualora stiano valutando un’ eventuale prosecuzione dell’attività lavorativa. Anche perché i controlli sono già partiti sia da parte della stessa Inps che dall’Agenzia delle Entrate, grazie – si ribadisce – all’incrocio delle banche dati presenti nella pubblica amministrazione.

Reddito di cittadinanza:
PERVENUTE QUASI 1 ,5 MILIONI DI DOMNDE AL 31 LUGLIO
Sono 1.491.935 le domande di Reddito di cittadinanza presentate al 31 luglio.922.487 sono state accolte, quasi 400mila respinte e circa 170mila in evidenza per ulteriore attività istruttoria. La percentuale di domande respinte è attualmente al 26,8%. Ad oggi vi sono state 1.025 rinunce, mentre circa 32mila nuclei sono decaduti dal beneficio. Si ricorda che le domande sono lavorate entro il giorno 15 del mese successivo a quello della presentazione e che, a partire da tale data, Inps invia le disposizioni di pagamento a Poste, che provvede a ricaricare le carte. Per le richieste inoltrate a luglio i flussi di pagamento sono stati già trasmessi a Poste il 9 agosto. Il presidente Tridico si dichiara soddisfatto. “Abbiamo ricevuto quasi 1,5 milioni di domande di Reddito di cittadinanza e ne sono state accolte più di 922mila. Ricordo che nella relazione tecnica bollinata dalla Ragioneria Generale dello Stato i nuclei interessati dalla misura sono 1,2 milioni, quindi molto probabilmente il numero dei percettori dovrebbe ancora crescere. I controlli incrociati dell’Inps con le banche dati collegate – aggiunge il presidente Tridico – sono stati massivi e preventivi rispetto all’accoglimento delle domande e la loro efficacia è dimostrata dal fatto che più di un quarto delle istanze è stato respinto. Abbiamo continui contatti con l’Agenzia delle Entrate, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro, la Guardia di Finanza e le altre Autorità di controllo e l’azione sinergica delle Amministrazioni dello Stato sta facendo emergere il lavoro nero di chi ha provato comunque a chiedere il reddito di cittadinanza, anche se la maggior parte di chi lavora a nero non fa richiesta di Reddito di cittadinanza. In particolare, la Guardia di Finanza ha a disposizione 600mila beneficiari da noi forniti; di questi esaminerà i profili di rischio, cioè individuerà una piccola parte che, per come selezionata, è anche possibile raggiunga elevate percentuali di irregolarità, ma questo dimostrerà la bontà dei sistemi di individuazione del rischio e di controllo adottati, restando poco rilevante rispetto al totale dei beneficiari. Al momento comunque non ci sono dati. Inoltre –conclude il presidente dell’Inps – se ci sono state truffe come accade a volte con altre prestazioni (ad esempio percettori di Naspi che lavorano a nero o falsi invalidi), saranno severamente perseguite ai sensi di legge”.

Rilevazione Unioncamere, 1 su 3 è al sud
OLTRE 29MILA NUOVE IMPRESE TRA APRILE E GIUGNO
Crescono le imprese, anche se con qualche campanello di allarme. A segnalarlo è la recente rilevazione Unioncamere e Infocamere secondo cui tra aprile e giugno 2019 i registri delle Camere di commercio hanno ricevuto poco più di 92mila domande di iscrizione, dato in linea con quelli riscontrati nel secondo trimestre degli ultimi 3 anni, a fronte di quasi 63mila richieste di cancellazione, in aumento nell’ultimo triennio, da parte di imprese esistenti. Il saldo del secondo trimestre del 2019, uno tra i meno brillanti dell’ultimo decennio, risulta pertanto positivo per 29.227 unità ma più basso in confronto a quello dell’anno scorso di quasi duemila realtà. In termini percentuali, tra aprile e giugno lo stock delle imprese registrate sia cresciuto complessivamente dello 0,48% (contro lo 0,52% del secondo trimestre 2018), pari a un valore assoluto, al 30 giugno di quest’anno, di 6.092.374 unità di cui 1.299.549 artigiane.
Da segnalare come poco più del 13% dell’incremento della base imprenditoriale rilevato nel periodo (quasi 4mila unità) sia frutto del recupero delle imprese artigiane che fanno osservare un incremento pari allo 0,3% (rispetto allo 0,18% del corrispondente trimestre del 2018), determinato principalmente da una significativo salto delle iscrizioni.
E’ al Sud che si registrano sia il saldo maggiore in termini assoluti (10.677 imprese in più), sia l’incremento relativo più elevato (+0,52%). In tutte le regioni, il trimestre si è chiuso comunque con il segno positivo: dalla Lombardia (5.014 imprese in più all’appello) alla Valle d’Aosta (101). Il Mezzogiorno spiega il 36,5% del saldo complessivo che, tuttavia, appare in contrazione negli ultimi due anni. Ad eccezione del Nord-Ovest, tutte le circoscrizioni hanno fatto però rilevare un tasso di crescita inferiore a quello misurato nel corrispondente trimestre dello scorso anno.
Se si eccettua l’industria estrattiva (settore numericamente limitato a sole 4.120 imprese), tutti i comparti hanno messo a segno saldi positivi nel trimestre. Meglio degli altri, in termini assoluti, ha fatto il settore degli alberghi e ristoranti, uno tra i più rilevanti per numero di realtà esistenti, con 5.284 imprese in più. In termini relativi, le performance migliori vengono dai settori legati ai servizi: +1,4% le attività professionali scientifiche e tecniche, +1,3% le attività di noleggio, agenzie di viaggio e servizi alle imprese e +1,2% gli alberghi e ristoranti.

Carlo Pareto

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