martedì, 22 Ottobre, 2019

Novità, pensioni: scattano i nuovi requisiti

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Da gennaio le lavoratrici dipendenti del settore privato possono andare in pensione di vecchiaia solo dopo aver compiuto i 63 anni e 9 mesi, 18 mesi in più rispetto ai requisiti previsti per il 2013 (62 anni e tre mesi). Dal 2014 sono scattati infatti i nuovi requisiti per il pensionamento di vecchiaia delle donne previsti dalla riforma Fornero che porteranno gradualmente alla parificazione delle età di vecchiaia all’inizio del 2018 (66 anni e tre mesi ai quali aggiungere l’adeguamento alla speranza di vita). Ecco in sintesi i requisiti per l’uscita da lavoro nel corso del 2014, in presenza comunque di almeno 20 anni di iscrizione assicurativa (se si hanno contributi accreditati prima del 1996. Se si è cominciato a versare dopo il 1996 è richiesto anche un importo di pensione di almeno 1,5 volte la soglia minima):Donne dipendenti settore privato: possono andare in pensione di vecchiaia le donne con almeno 63 anni e 9 mesi di età. Dal 2016 (fino al 31 dicembre 2017) scatterà un ulteriore scalino e saranno necessari 65 anni e tre mesi ai quali aggiungere l’aumento legato alla speranza di vita. Possono quindi andare in pensione ancora quest’anno con 62 anni e 3 mesi le lavoratrici nate prima del 30 settembre 1951 mentre se si e’ nate a ottobre dello stesso anno l’uscita dal lavoro sarà rimandata almeno fino a luglio del 2015.Donne autonome e gestione separata: nel 2014 le lavoratrici autonome possono andare in pensione con almeno 64 anni e 9 mesi, con un anno in più rispetto a quanto prefigurato per il 2013. Per il 2016 e il 2017 saranno necessari almeno 65 anni e 9 mesi, requisito al quale andrà aggiunta la speranza di vita.

Uomini settore privato: nel 2014 vanno in pensione con gli stessi requisiti del 2013 (66 anni e tre mesi). I requisiti cambiano nel 2016 con l’adeguamento alla speranza di vita.

Comparto pubblico, uomini e donne: restano i requisiti richiesti per il 2013. Si va in pensione ancora nel 2014 e fino al 2015 con 66 anni e tre mesi di età. Il requisito andrà adattato alla speranza di vita nel 2016.

Pensione anticipata: nel 2014 gli uomini possono andare in quiescenza in anticipo rispetto all’età di vecchiaia se hanno almeno 42 anni e 6 mesi di contributi versati, un mese in più di quanto prescritto nel 2013. Per le donne sono necessari almeno 41 anni e 6 mesi di contribuzione (un mese in più di quanto stabilito nel 2013). Anche i requisiti per la pensione anticipata andranno adeguati dal 2016 all’aumento della speranza di vita.

Inps, banca dati gestione dipendenti pubblici

Nel mese di dicembre 2013 ha avuto inizio una sperimentazione operativa per il miglioramento e il consolidamento della banca dati relativa alle posizioni assicurative dei lavoratori iscritti alle Gestioni pensionistiche dei dipendenti pubblici. L’operazione coinvolge circa 15mila dipendenti degli Enti locali della regione Marche e delle Province di Rieti, Livorno, Trieste e Imperia, nati tra il 1° gennaio 1954 e il 31 dicembre 1969, che non abbiano in corso una domanda di pensionamento e non abbiano in corso istruttorie in stato avanzato di riconoscimento periodi. Agli interessati è stata inviata una lettera cartacea (o in alternativa un messaggio di posta elettronica o PEC, se l’indirizzo è censito in archivio), con l’invito a visionare il proprio Estratto conto on-line, accedendo tramite Pin Inps al sito dell’Istituto assicuratore seguendo il percorso “servizi on line>servizi per il cittadino >servizi ex Inpdap”, e ad inoltrare all’Ente previdenziale eventuali richieste di variazione/integrazione alla propria posizione assicurativa, secondo le modalità indicate in un apposito messaggio interno (il n. 20998 del 20 dicembre 2013). La sperimentazione consentirà di verificare l’intero processo e di mettere a punto eventuali correttivi prima di procedere all’estensione dell’iniziativa all’intera platea degli iscritti.

Inps, rapporto sulla coeasione sociale anno 2013

L’Inps, l’Istat e il Ministero del lavoro e delle politiche sociali hanno recentemente presentato il quarto Rapporto sulla Coesione sociale (2013). Anche quest’anno il rapporto è stato articolato in due volumi. Il primo è di fatto una guida ai principali indicatori utili a rappresentare la situazione nel nostro Paese e la sua collocazione in ambito europeo. L’obiettivo di tale guida è fornire, in modo particolare ai policy maker alcune importanti indicazioni per conoscere le situazioni economiche e sociali sulle quali intervenire per migliorare le condizioni di vita delle persone. Il secondo volume si compone, tra l’altro, di una serie di tavole statistiche che offrono dati, generalmente aggiornati al 2012, articolati a diversi livelli territoriali per consentire comparazioni regionali e internazionali. A questo fine sono state utilizzate indagini statistiche ed archivi amministrativi nazionali (di fonte Inps, Ministero del lavoro e Istat) e fonti internazionali (Eurostat e Ocse).

Le informazioni sono organizzate in tre sezioni:

Contesti, che riporta tre quadri informativi di scenario con taglio socio-demografico, economico e del mercato del lavoro.

Famiglia e coesione sociale, in cui si rappresentano alcuni fenomeni rilevanti come il capitale umano,  la conciliazione tempo di lavoro e cura della famiglia, la povertà.

Spesa ed interventi per la  coesione sociale, con dati sulla spesa sociale delle amministrazioni pubbliche, sulla protezione sociale, sulle politiche attive e passive del mercato del lavoro, sui servizi sociali degli Enti locali. I dati sulla coesione sociale sono disponibili online nei portali dei tre Enti che hanno contribuito alla sua realizzazione: www.lavoro.gov.it, www.istat.it,  www.inps.it

Carlo Pareto

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