giovedì, 9 Aprile, 2020

Nozze gay, la Corte Suprema Usa: due sentenze dicono “sì”

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Nozze gay-USA«La sentenza è uno storico passo avanti verso l’uguaglianza». Questo il “cinguettio” esultante del presidente Usa, Barack Obama dopo aver appreso che la Corte Suprema ha legittimato il matrimonio tra persone dello stesso sesso, così come lui stesso aveva chiesto nel discorso del suo secondo insediamento. Inoltre, i giudici supremi hanno deciso che i ricorsi contro la sentenza californiana non erano legittimi: di fatto, quindi, i matrimoni gay nello Stato della California sono tornati ad essere nuovamente legali. Secondo Paolo Patanè, ex presidente dell’Arcigay si tratta di «una giornata storica».

LA DECISIONE DELLA CORTE SUPREMA – Secondo i giudici della Corte suprema statunitense il Defence of Marriage Act (Doma) – la tanto discussa legge federale approvata nel 1996 dall’amministrazione Clinton, che prevedeva le nozze solo tra uomo e donna – è incostituzionale. La bocciatura del Doma permette dunque che i matrimoni gay, contratti negli Stati americani in cui sono permessi, per il governo federale abbiano valore in tutti gli Stati americani, anche in quelli in cui non sono previsti dalle leggi. Durante la votazione, cinque giudici hanno votato a favore, quattro contro. In particolare, il giudice Anthony Kennedy, di orientamento conservatore, ha votato insieme ai quattro giudici di spirito progressista.

PROPOSITION 8 – “Proposizione 8” è il nome dato al referendum tenutosi in California nel novembre 2008 in cui si chiedeva l’abolizione del diritto al matrimonio fra persone dello stesso sesso, introdotto da una sentenza della Corte Suprema della California, pochi mesi prima. Al referendum il 52,1% degli aventi diritto votò a favore della proposizione, determinando così l’abolizione, di fatto, del diritto di matrimonio per le coppie gay, e limitando l’accesso al matrimonio solo a coppie formate da un uomo e una donna. Fu l’inizio di una feroce battaglia, fatta di ricorsi e scontri legali. Infine, nell’agosto del 2010 il Tribunale di Los Angeles bocciò il quesito approvato dal referendum, definendo la Prop8 incostituzionale. Tutta la materia era dunque passata alla Corte Suprema Federale, che ieri ha emesso la sentenza.

VESCOVI USA: GIORNO TRAGICO PER LA NAZIONE – Negativa la reazione dei vescovi statunitensi che hanno definito la giornata di ieri un «giorno tragico per la Nazione e per i matrimoni» poiché «la Corte Suprema ha sbagliato». A rendere nota questa netta posizione è un comunicato della conferenza episcopale americana firmato dal presidente, l’arcivescovo di New York Timothy Dolan.

PATANÉ: GIORNATA STORICA – «Una giornata memorabile e storica» l’ha definita Paolo Patané poiché «la definizione di incostituzionalità del Doma sancisce che, di fatto, il matrimonio eguagliatario c’è, esiste». Secondo l’ex presidente dell’Arcigay la giornata sarebbe stata «rivoluzionaria se fosse stata modificata anche la legge federale, che a oggi prevede le nozze gay solo in alcuni Stati specifici». In ogni caso per Patanè la giornata che ha visto l’abrogazione del Doma rappresenta «il passo che precede immediatamente il riconoscimento, in senso federale, del matrimonio eguaglitario, ossia quello sia per le persone eterosessuali che omosessuali». In merito alla dichiarazione della congregazione episcopale statunitense, Patanè ha parlato di «affermazione triste, poichè tristi sono i giorni in cui i diritti vengono negati o compressi. Meravigliosi invece quelli in cui i tribunali, i parlamenti, i movimenti politici e sociali conquistano nuovi diritti».

Silvia Sequi

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