martedì, 19 Marzo, 2019

Nullo Baldini e il cooperativismo socialista nelle campagne

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Fu per lunghi anni uno dei maggiori e più noti organizzatori di cooperative agricole di matrice socialista. Nato nei pressi di Ravenna il 30 ottobre 1862, in una famiglia di modesti commercianti di grano, manifestò prestissimo idee socialiste, al punto che appena sedicenne chiese ed ottenne per deroga al regolamento interno l’iscrizione alla sezione ravennate della Prima Internazionale.

Con Andrea Costa e coi compagni di fede condivise il lento passaggio a posizioni di socialismo gradualista, ritenute più costruttive rispetto alle tesi bakuniniane dell’insurrezionismo. Nel 1882 partecipò a Rimini alla costituzione del Partito socialista rivoluzionario di Romagna, e coi compagni di fede sostenne la candidatura alla Camera dei deputati di Costa. Nel corso della campagna elettorale, alla quale partecipava con grande passione, subì l’arresto, ma ebbe la gioia di vedere eletto colui che passò alla storia come il primo deputato socialista italiano.
Portato all’impegno organizzativo, Baldini fu molto attivo nella costituzione di cooperative di lavoratori agricoli, che allora si avviavano a divenire strumento essenziale di trasformazione profonda della economia nelle campagne.
Nel 1883 divenne segretario della Associazione generale degli operai e braccianti che si era costituita a Ravenna. L’Associazione si rivelò in possesso di una forte capacità di attrazione, dimostrata tra l’altro dal rapido passaggio degli organizzati da 300 a 3.000. Presto le vennero affidati alcuni importanti incarichi per l’esecuzione di lavori di bonifica, non solo in Romagna, ma anche nel Lazio, e più in particolare nell’agro romano, contribuendo ad arricchire l’esperienza essenzialmente socialista del cooperativismo agricolo.

La serietà con cui i lavori in programma venivano realizzati, pur in ambienti resi estremamente ostili dalla diffusione della malaria, causa di non pochi decessi di lavoratori, fece crescere la fiducia degli organi di governo e dei privati nell’Associazione, che ottenne nuovi incarichi di lavoro nell’agro romano e in altre zone.
L’incontro con la stagione riformatrice del liberalismo democratico impersonato da Giolitti favorì ulteriormente con alcune leggi sociali lo sviluppo del cooperativismo di produzione e lavoro e la nascita di numerose piccole cooperative. L’Associazione eseguì lavori di scavo di canali, ma anche interventi nell’area messinese sconvolta dal terremoto del 1908, e più tardi ottenne appalti per l’esecuzione di opere pubbliche e l’ affitto di vasti terreni.
Baldini ritenne allora che si potesse andare oltre e propose l’acquisto di terre da lottizzare ai braccianti, che divenivano così piccolissimi proprietari e rendevano produttive le terre.
Pur impegnato in questa attività, che lo vedeva sempre entusiasta e fattivo, non trascurava l’attività politica: nel 1892 aderì al neonato Partito socialista dei lavoratori, più tardi divenuto, con ben altra consistenza ed articolazione nel paese, Partito Socialista Italiano.

Ai primi del ’94, nel corso della reazione crispina, venne arrestato con numerosi compagni romagnoli, ma subito rimesso in libertà. Ritornato all’attività nella cooperazione, si fece promotore della organizzazione delle cooperative del ravennate in un organismo unico. Nacque così la Federazione fra le cooperative della provincia, che presto rafforzò il proprio carattere di organo di orientamento e di intervento, ottenendo numerosi e importanti incarichi per bonifiche e costruzione di opere pubbliche che coinvolgevano diverse migliaia di lavoratori, anche se non mancavano la concorrenza e l’opposizione.
Negli anni della Grande guerra incontrò non poche difficoltà, per il venir meno di finanziamenti e per il richiamo alle armi di molti organizzati. Nell’immediato dopoguerra venne convinto ad accettare la candidatura alla Camera e riuscì eletto. Si distinse subito tra i parlamentari socialisti più attivi e impegnati e diede un suo contributo alla Direzione nazionale socialista e alla Confederazione del lavoro, ma fu anche membro del Consiglio superiore del lavoro. Nel ’22 con Turati, Matteotti, Treves fu tra i riformisti fondatori del PSU.

Il crescente imperversare della reazione nazional-fascista rendeva intanto sempre più difficile la vita del movimento cooperativo di matrice socialista. La sua attività e la sua popolarità tra le masse lo rendevano inviso agli agrari, che lo perseguitarono in ogni modo, mentre operavano per il soffocamento delle cooperative e procedevano all’incendio della sede della Federazione.
Baldini non si piegò alle richieste e alle manovre messe in atto dai fascisti. Per non sottomettersi al volere del governo, preferì rinunziare alla presidenza della Federazione ed essere solo consigliere delegato. Appunto in qualità di consigliere delegato dell’Unione delle cooperative nel febbraio del ’24 passò in Francia per lavori in quel paese. Si fermò allora a Parigi, dove proseguì la sua attività di organizzatore e promotore. Aiutò in vari modi i lavoratori di origine italiana colà presenti quali emigrati o esiliati, e continuò in questa attività per i successivi anni, sempre in contatto coi socialisti che in Turati, Treves, Buozzi trovavano ispirazione e forza per continuare a sperare in un futuro migliore.
Colpito da una grave male alle gambe, nel ’41 decise di rientrare in Italia e si fermò a Ravenna. Quando di lì a poco si concluse la vicenda del fascismo con l’arresto di Mussolini e la nascita del primo governo Badoglio partecipò alla ricostituzione della Federazione socialista romagnola e accettò l’incarico di commissario della Federazione delle cooperative. Nei successivi mesi, sopravvenuti i nazisti, difese come potè l’integrità della Federazione delle cooperative.
Morì il 6 marzo del 1945 mentre era ricoverato in ospedale.

Giuseppe Miccichè

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