domenica, 25 Ottobre, 2020

Nuova Caledonia, la grandeur francese ce l’ha fatta ancora

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La grandeur francese ce l’ha fatta ancora una volta ma per poco. Nel referendum per l’indipendenza svoltosi in Nuova Caledonia domenica scorsa i no hanno riportato il 53%. Rispetto al 2018 quando se ne era svolto un altro gli abitanti delle dodici isole del Pacifico sud occidentale, vicino all’Australia, che hanno scelto di rimanere sotto la sovranità francese sono diminuiti. Allora furono il 58%. Il Presidente Emmanuel Macron ha tirato un sospiro di sollievo esprimendo la sua soddisfazione per l’esito del voto. La Nuova Caledonia con le sue dozzine di isole è famosa per le sue barriere coralline e meta di turisti che affollano le sue coste richiamati anche dalla ricchissima vita sottomarina e dai ristoranti e boutique di lusso in stile francese. I suoi 260.000 abitanti sono per il 40% indigeni, per un altro 40% discendenti di deportati francesi (era usata come colonia penale) , e per il resto da persone di origine asiatica.

 

La vera ricchezza economica è il nichel e si calcola dalla Nuova Caledonia arrivi il 10% della produzione mondiale di questo elemento chimico. La Cina ne è uno dei principali acquirenti in quanto con il nichel si realizzano le batterie ,di cui Pechino è un forte produttore. Dal 1853 anno in cui la Francia si impossessò delle isole contesa con il Regno Unito, si formarono subito dei movimenti autonomisti formati dagli indigeni che poi agli inizi del Novecento si trasformarono in partiti politici. Fu soprattutto il Fronte nazionale socialista che rivendicò l’indipendenza creando delle forti tensioni fino a un accordo con la Francia per iniziare le decolonizzazione e indire il referendum. Ma la consultazione popolare penalizzò i fautori dell’indipendenza già due anni fa. Domenica il risultato si è ripetuto anche in forma più ridotta. Per Macron la Nuova Caledonia ha sempre fatto parte del suo progetto di contenere l’espansionismo cinese di Xi Jimping nell’area indopacifica. Per gli abitanti di origine francese il legame con la madrepatria rimane da preservare nella continuità.

 

Ma difficilmente questa situazione potrà protrarsi ancora a lungo. Secondo l’Alto Commissario Locale, massima autorità delle isole, la situazione è ormai matura per un cambiamento determinato dalla progressiva presa di coscienza degli abitanti di voler finalmente uscire dal colonialismo. Del resto gli accordi presi nella capitale Noumea prevedono per il 2022 un altro referendum. Potrebbe essere la volta buona per la nascita di un nuovo Stato indipendente. Macron ne è perfettamente conscio ma intanto può gustarsi il sapore della vittoria e dello scampato pericolo.

 

Alessandro Perelli

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