domenica, 24 Marzo, 2019

“Nuova via della Seta”, Italia verso il sì, contrari Usa e Ue

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L’Italia si appresta ad essere il primo paese del G7 ad aderire, con ufficialità, alla “Nuova Via della Seta” (Belt and Road Initiative) fortemente voluta dal presidente cinese Xi Jinping.
La “Nuova Via della Seta” rappresenta un progetto strategico e infrastrutturale volto al miglioramento dei collegamenti commerciali cinesi con i paesi asiatici e con gli stati dell’Ue.
Questa importante iniziativa del governo cinese include la costruzione e l’utilizzo di linee ferroviarie, strade, porti e corridoi marittimi: con lo sviluppo delle infrastrutture di trasporto e di logistica ci si pone l’obiettivo di promuovere le relazioni commerciali globali, favorendo l’ingresso in altri mercati e un aumento dei flussi provenienti dagli investimenti internazionali.
La notizia dell’appoggio formale del nostro paese al progetto cinese è stata rivelata dal Financial Times e, in seguito, confermata da Michele Geraci, sottosegretario allo Sviluppo economico nel governo Conte.
Il sottosegretario, dal 2008 docente di economia e finanza in diverse università cinesi, commentando la possibilità di un’intesa tra Roma e Pechino ha dichiarato: “Il negoziato non è ancora completato, ma è possibile sia concluso in tempo per la visita di fine marzo del presidente cinese Xi, in Italia. Vogliamo assicurarci che i prodotti del made in Italy possano avere più successo, in termini di volumi di export, verso la Cina che è il mercato a crescita più veloce al mondo”.
Geraci ha più volte espresso il suo auspicio affinché i rapporti economici con il Gigante asiatico possano intensificarsi, perché “a differenza di quanto alcuni pensano- mette in chiaro il sottosegretario- il modello economico cinese è molto pragmatico, di stampo direi capitalista. Gli investitori cinesi non vogliono impelagarsi in dispute sindacali e scioperi che vedono come fumo negli occhi. Dobbiamo garantire una stabilità dell’investimento, sul piano burocratico, gestionale, legale, per invogliare i cinesi (e gli stranieri in generale) a investire, migliorando i nostri indici di attrattività”.
Alla notizia di una fuga in avanti dell’Italia, nel pieno delle trattative per siglare un memorandum d’intesa (Memorandum of Understanding) a sostegno del programma cinese, hanno prontamente reagito sia l’Unione Europea che gli Stati Uniti.
“Né la Ue né nessuno Stato membro- dichiara un portavoce della Commissione europea- può ottenere efficacemente i suoi obiettivi con la Cina senza piena unità. Tutti gli Stati membri individualmente, e nell’ambito della cooperazione sub regionale come il formato 16+1, hanno la responsabilità di assicurare coerenza con le leggi e le politiche Ue e di rispettare l’unità dell’Ue nell’attuare tali politiche”. 
Riguardo alla “Nuova Via della Seta”, il portavoce della Commissione ricorda che la Ue collabora “sulla base del presupposto che la Cina adempia al suo scopo dichiarato di renderla una piattaforma aperta che aderisce alle regole del mercato, agli standard internazionali ed Ue, e sia da complemento a politiche e progetti europei, per ottenere benefici per tutti e in tutti i Paesi della via pianificata”.
Il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, davanti ai giornalisti a Bruxelles, ha commentato le notizie rese note dal prestigioso quotidiano britannico: “si dovrebbe essere, almeno così dice il governo, ‘sovranisti’, ma si finisce per essere sempre più succubi delle scelte di altre potenze internazionali, dalla Cina alla Russia, senza tutelare l’interesse nazionale. L’Italia non può non essere protagonista di una politica economica, infrastrutturale ed energetica che guardi allo sviluppo e al futuro”.
La mossa italiana, secondo il Financial Times, avrebbe irritato anche la Casa Bianca. Garrett Marquis, portavoce del National Security Council della Casa Bianca, ha detto al quotidiano finanziario che il sostegno del governo italiano difficilmente “porterà benefici sostanziali e potrebbe finire per danneggiare la reputazione globale dell’Italia sul lungo periodo. Potrebbe minare il pressing di Washington su Pechino in merito al commercio e creare problemi agli sforzi di Bruxelles per superare le divisioni e trovare una posizione condivisa sul migliore approccio possibile verso gli investimenti cinesi”.
Nel tentativo di spegnere le polemiche, Geraci ha ricordato che il documento di cui si parla “è una semplice cornice, non prevede alcun obbligo, né fondi, ma solo un’opzione che le aziende italiane possono scegliere di esercitare”.
Il sottosegretario ha aggiunto: “Non mi risulta alcuna irritazione degli Stati Uniti nei confronti dell’Italia. Non ho avuto alcuna comunicazione dell’ambasciata. Quando avrò questa notizia, potrò commentarla. Ci troviamo ancora in fase negoziale e il memorandum potrebbe essere firmato o meno”.
Nei prossimi giorni vedremo se il governo italiano mostrerà l’intenzione di muoversi nella cornice di un’iniziativa comune europea o viceversa, porterà il paese verso un effettivo isolamento, con iniziative unilaterali che non coinvolgono i tradizionali alleati, ma guardano alla Cina, alla Russia putiniana e alle “democrazie illiberali” dell’Est Europa.

Paolo D’Aleo

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