lunedì, 24 Febbraio, 2020

Nuove tendenze, ora il vino si fa anche in città

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La produzione di vino non è più praticata escusivamente in amene colline e fertili campagne. Sempre di più il nettare di Bacco viene ottenuto nel cuore delle grandi città internazionali, da Londra a Parigi passando per New York, Amsterdam e Milano. Il fenomeno delle urban wineries è ormai un fatto consolidato e a confermarlo è l’ultima novità che arriva dalla capitale francese. Si tratta dell’apertura di una cantina urbana addirittura sulla Torre Eiffel. L’iniziativa è stata lanciata da Winerie Parisienne e la cantina è entrata in funzione a ottobre con la vendemmia delle uve Merlot coltivate nell’Ile de France, la regione di Parigi. Le barrique per la maturazione sono state poste a 58 metri d’altezza nella celebre torre, accanto al ristorante La Bulle Parisienne.

“Si tratta indubbiamente di un progetto interessante. E chissà che un giorno non si possa replicarlo in un luogo simbolico di Milano”, commenta Michele Rimpici, fondatore di Cantina Urbana a Milano. Dalla sede di via Ascanio Sforza, lungo il Naviglio, la cantina di Rimpici ha ottenuto quest’anno circa 20mila bottiglie. Le ultime affinate in sede sono quelle di Vulk’ Kanino, vino dell’Etna, da uve coltivate sulle pendici del vulcano siciliano. Ma la maggior parte del vino prodotto è stato ottenuto da uve coltivate in Oltrepò pavese, scelta che rende il progetto di Rimpici molto simile a quello di Winerie Parisienne, e in Valpolicella classica.
L’elenco delle cantine urbane si sta allungando e ormai è difficile trovare una grande città occidentale che ne sia priva. A New York, per esempio, è salito agli onori della cronaca il caso di Brooklyn Winery, al quale si è poi aggiunto quello di City Winery’s, vera e propria catena presente anche a Chicago, Boston, Washington, Atlanta e Nashville. A Londra possiamo citare i casi di London Cru, attiva fin dal 2013, e di Renegade London Wine, che può vantare la presenza di un enologo italiano, Andrea Bontempo. Ad Amsterdam, nel 2017, ha aperto Chateaux Amsterdam, molto attiva nella vendita online tramite il proprio sito. A Parigi, oltre alla già citata Winerie Parisienne, c’è anche Les Vignerons Parisiennes, con sede in rue de Turbigo in posizione piuttosto centrale (è nel secondo arrondissement). E una urban winery si può trovare addirittura a Göteborg, in Svezia: si chiama Wine Mechanics. Restando in Italia, se in laguna a Venezia troviamo Venissa, il cui futuro è stato messo in forse dall’acqua alta che per due volte, a novembre, ha allagato le vigne coltivate nell’isola di Mazzorbo, a Torino è invece presente un vigneto reale che apparteneva alla famiglia Savoia e che ancor oggi si distingue perché è l’unico al mondo dal quale si ottiene un vino doc, la Freisa di Chieri “Vigna Villa della Regina”.

Tornando a Milano, il bilancio di Rimpici a poco più di un anno dall’inaugurazione di Cantina Urbana è più che positivo. La metà degli incassi dipende da eventi ed esperienze in cantina, il resto dalla vendita diretta e dalla messa in commercio delle bottiglie prodotte lungo il Naviglio. I vini di Cantina Urbana Milano oggi si trovano anche in Irlanda, a seguito di un accordo con un distributore di Dublino, e altri potenziali contratti sono in fase di definizione. “Il marchio è ben inserito in città e i nostri vini sono molto apprezzati”, dichiara Rimpici, precisando che l’evoluzione del 2020 riguarderà l’incremento dell’offerta di ristorazione all’interno del wine bar.

Andrea Malavolti

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