sabato, 14 Dicembre, 2019

Tagli alla ricerca, università
e scuola in ginocchio

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Studenti Universitari-Locatelli-Di LelloUna delle prime promesse da premier, Renzi le aveva fatte alla scuola e all’Università. Si era parlato di tre miliardi di euro alle scuole per portare in cattedra circa 148mila insegnanti precari. Peccato che il Presidente del Consiglio non abbia fatto i conti con l’Europa. La riforma della scuola e le assunzioni dovranno attendere perché l’Italia non può accedere alle proprie casse per la legge di Stabilità firmata e il famoso vincolo del 3%. Per garantire i fondi sarà obbligatorio tagliare le spese dei ministeri italiani.

Il ministero dell’Istruzione però ha bisogno di un miliardo e mezzo per garantire e assicurare le promesse fatte dal premier. Il Sole24 Ore fa sapere che il ministero dell’Istruzione avrà il suo miliardo e mezzo ma togliendo ben 400 milioni alla ricerca universitaria. In ottobre è attesa l’approvazione del ministro Giannini per definire i livelli essenziali delle prestazioni per il diritto allo studio, specificare i finanziamenti sulle singole università e introdurre i costi di standard degli atenei. La doccia fredda arriva però con l’inasprimento dei criteri di merito e l’accesso alle borse di studio.

Tagliare 400 milioni alla ricerca è una strategia politica incosciente, soprattutto se il governo in carica continua a sostenere di voler investire sull’innovazione e sul futuro delle nuove generazioni. In questo modo il futuro non ci sarà perché la vera forza di un Paese è la preparazione formativa della propria classe dirigente e lavoratrice. Germania, Francia e Inghilterra lo sanno bene e, anche se la situazione è particolarmente complicata e gravosa, destinano oltre il 3% del PIL per ricerca universitaria, scuola e startup innovative. Il futuro si crea coltivando le giovani menti, non assopendole. Il ministro dell’Istruzione Giannini corre ai ripari e getta acqua sul fuoco.

“La spending review non colpirà la scuola o l’Università perché esse sono al centro dell’agenda politica del nostro Governo” rassicura il ministro. Sul piede di guerra ci sono già numerose sigle sindacali e l’Unione degli Universitari (UdU). Questi ultimi attaccano direttamente il MIUR: “Con tagli a università e ricerca pari a 400 milioni di euro come si fa a parlare di Buona Istruzione? Il MIUR ha deciso di tagliare ancora una volta dove i soldi non ci sono, creando di fatto una lotta tra poveri”. Gianluca Scuccimarro, coordinatore nazionale UDU, aggiunge “gli investimenti promessi da anni sono rimaste solo parole. L’Università italiana è considerata solo come un bacino da cui attingere soldi”. Il governo dovrà ascoltare gli studenti, facendosi carica delle esigenze non solo delle parti attualmente interessate, ma intervenire con lungimiranza per le generazioni a venire di cittadini italiani.

Manuele Franzoso

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