martedì, 22 Ottobre, 2019

Nuovo primato per il debito pubblico

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Un nuovo primato è stato segnato dal debito pubblico italiano che ha sfondato quota 2400 miliardi di euro, segnando un aumento di 23,5 miliardi nel solo mese di luglio rispetto al mese precedente, quando la crisi del Governo Conte 1, con al timone la Lega di Matteo Salvini ed il Movimento 5 Stelle guidato da Luigi Di Maio, era alle porte. Sarebbero questi i dati non proprio incoraggianti di Bankitalia, secondo la quale l’aumento si deve soprattutto alla scorta di liquidità fatta dal Tesoro. I dati sono riportati nella pubblicazione statistica “Finanza pubblica, fabbisogno e debito” elaborata dagli esperti di via Nazionale, dove si legge che le disponibilità centrali sono salite di 27,1 miliardi, toccando 94,8 miliardi, erano pari a 80,0 miliardi a luglio 2018, un dato che ha più che compensato l’avanzo di cassa delle Amministrazioni pubbliche (3,4 miliardi); gli scarti e i premi all’emissione e al rimborso, la rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e la variazione dei tassi di cambio hanno complessivamente ridotto il debito di 0,2 miliardi.

In altre parole, l’incremento del debito pubblico sta in quello delle Amministrazioni centrali, che è aumentato di 23,7 miliardi, mentre quello delle Amministrazioni locali è diminuito di 0,1 miliardi. Invariato il debito degli Enti di previdenza.
Un capitolo a parte meritano poi i dati sulle entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato: a luglio sono state pari a 46,5 miliardi, in diminuzione del 5,9% (2,9 miliardi) rispetto allo stesso mese del 2018. Il calo ha sicuramente risentito della proroga al 30 settembre delle scadenze dei versamenti in autoliquidazione dei contribuenti soggetti agli Indici sintetici di affidabilità fiscale. Nei primi sette mesi dell’anno le entrate tributarie sono state pari a 235,8 miliardi, in diminuzione dello 0,3% (0,7 miliardi) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Quindi, bisognerà attendere i dati del corrente mese di settembre per fare una corretta comparazione con l’anno precedente.

Su questa situazione di crescita del debito pubblico, dovrà cercare di intervenire Roberto Gualtieri, il ministro dell’Economia del governo Conte II, il quale dovrà districarsi nella difficile partita della manovra economica in autunno. Nei giorni scorsi, Gualtieri ha annunciato a Helsinki, in occasione dell’Eurogruppo e dell’Ecofin informale: “La flat tax è assolutamente archiviata, non la faremo mai”. Gualtieri ha aggiunto: “La vera sfida è avviare una riduzione della pressione fiscale con un orizzonte di intervento sui tre anni perché i provvedimenti seri non sono spot”. Il nuovo ministro dell’Economia ha anche escluso una patrimoniale e confermato gli ’80 euro’ di Renzi, ed il reddito di cittadinanza. Nessun intervento, almeno al momento, su Quota 100. Sempre ad Helsinki, il ministro aveva ribadito la necessità, per un Paese come l’Italia, di mettere il debito su una traiettoria discendente “attraverso una pluralità di elementi: il sostegno alla crescita, perché il debito è un rapporto tra debito e Pil; il rafforzamento della fiducia, della credibilità del Paese, e quindi una riduzione della spesa per interessi e, naturalmente, l’equilibrio della finanza pubblica. Questi sono i principi, poi naturalmente i numeri arriveranno al momento opportuno”.
Le preoccupazioni ora sono rivolte alla nuova legge di bilancio, con la quale il nuovo governo guidato da Giuseppe Conte dovrà scongiurare l’aumento dell’Iva, dopo che nei mesi scorsi, prima della crisi dell’esecutivo Lega-M5s, si era paventato il ricorso all’esercizio provvisorio nel caso in cui si non fosse riusciti a varare la manovra entro il 31 dicembre. E’ iniziato un ‘tour de force’ per rispettare il calendario: entro il 27 settembre si dovrà presentare la Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza (la cosiddetta Nadef) al Parlamento. Poi, entro il 15 ottobre, il documento programmatico di bilancio (Dpb) dovrà arrivare alla commissione Ue e all’eurogruppo e, entro il 20 ottobre, il governo dovrà presentare alle camere il disegno di legge di bilancio. Poi inizierà l’iter parlamentare che si dovrà concludere entro il 31 dicembre, pena appunto l’esercizio provvisorio.

La sfida è che entro questa data si dovranno trovare almeno 26/27 miliardi di euro. Il tutto in attesa di avere notizie più certe da Bruxelles, che potrebbe accettare di alzare il target di deficit del nostro Paese, come preannunciato dalla Reuters. Il governo Conte 2 tenterà di concordare con l’Europa un deficit più alto dell’1,6% nel 2020, come già successo nella scorsa primavera tra il governo Conte 1 e Bruxelles per evitare la procedura di violazione del patto di stabilità.
Intanto, lo spread tra Btp e Bund, cioè il differenziale tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi, dopo il nuovo governo, è in calo rispetto a quanto registrato lo scorso mese di agosto. Questa settimana lo spread ha aperto a 133 punti base, mentre il rendimento del titolo decennale italiano è allo 0,88%. Un segnale certamente positivo, dal momento che lo spread è l’indicatore economico che serve a monitorare lo stato di fiducia alla nostra economia e rappresenta gli interessi sul debito pubblico che l’Italia dovrà pagare ai suoi creditori, sia pubblici che privati. Dunque, se il differenziale tra Btp e Bund tedeschi è troppo alto, salgono anche gli interessi sul debito pubblico che l’Italia deve pagare ai suoi creditori. Questi oneri maggiori riducono i margini di manovra nel bilancio dello Stato.

Salvatore Rondello

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