mercoledì, 12 Agosto, 2020

Obama contro Erdogan: non fa nulla contro l’Isis

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La battaglia di Kobane così come si vede dal confine turco

La battaglia di Kobane così come si vede dal confine turco

I raid aerei della coalizione internazionale – secondo quanto riferisce l’ong Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus) – hanno costretto i miliziani dello Stato islamico (Isis) a indietreggiare lasciando alcune posizioni appena conquistate nella città curda di Kobane, nel nord della Siria. Si continua a combattere e i jihadisti sarebbero comunque riusciti a penetrare nella zona meridionale della città, occupando alcune posizioni chiave. L’allarme resta altissimo e secondo i peshmerga c’è il rischio, così come avvenuto in altre occasioni, che l’occupazione definitiva della città curda sul confine turco, si concluda con un massacro di civili.Nessuno ritiene che i raid aerei, a sostegno della resistenza curda, siano sufficienti a fermare l’avanzata dell’Isis e che solo l’intervento di truppe terrestri potrebbe capovolgere l’esito della battaglia.

Gli occhi sono puntati su Ankara perché solo i turchi potrebbero schierare in tempi rapidissimi i loro soldati, fermare e respingere l’avanzata dei miliziani dello Stato islamico, ma il premier Recep Tayyip Erdogan ha posto condizioni pesanti che hanno fatto infuriare gli americani. Erdogan ha infatti chiesto che in cambio del sostegno, la coalizione internazionale si impegni a sua volta a fianco dei ribelli che combattono per far cadere il regime siriano di Bashir al Assad, il quale a sua volta sta giocando un ruolo importante nel fermare l’avanzata dello Stato islamico. Obama però mentre ha acconsentito a stabilire una no-fly zone sul confine turco, così come richiesto da Ankara, è assai poco propenso a riaprire il capitolo siriano, sia per non inasprire i rapporti con l’Iran e la Russia, sia perché nessuno ha ben chiaro cosa potrebbe seguire alla fine del regime alauita di Damasco.
In poche parole nessuno ha voglia di vedere seguire al caos l’allargarsi della penetrazione del radicalismo islamico, così come avvenuto in Iraq, in Libia e in un primo tempo anche in Egitto.“C’è una crescente angoscia sull’inerzia della Turchia – ha detto un alto funzionario dell’amministrazione Usa che ha voluto mantenere l’anonimato per non complicare le relazioni tra i due governi – che non fa nulla per evitare un massacro a meno di un chilometro dal suo confine” e invece “continuano a inventare ragioni per non agire per evitare un’altra catastrofe umanitaria” come quella avvenuta in Siria. “Un alleato NATO non si dovrebbe comportare in questo modo mentre sta scoppiando un inferno a due passi dal suo confine”.

Purtroppo è chiarissimo però l’intento non dichiarato di Erdogan, quello di lasciare che l’Isis faccia il lavoro ‘sporco’ per conto di Ankara, cioè di massacrare più curdi possibile, riservandosi di intervenire solo in un secondo tempo. Un gioco pericoloso, che probabilmente non cancellerà la questione dell’indipendenza del Kurdistan come vorrebbe Ankara, perché i curdi hanno dimostrato più volte di essere un popolo tenace e combattivo e che certo non dimenticherà facilmente il comportamento di Erdogan come dimostrano gli scontri di oggi in Turchia con la minoranza curda che hanno provocato non meno di 19 morti.

Intanto l’Internazionale Socialista, con una dichiarazione del suo presidente, il greco Georges Papandreu, di fronte alla drammatica evoluzione degli attacchi del cosiddetto Stato Islamico alla città curdo siriana di Kobane, si appella alla comunità internazionale e ai governi direttamente interessati perché vengano attuate senza indugio misure di protezione della popolazione civile dai crimini “insensati” dell’Isis, anche aprendo i confini della regione per facilitare la messa in sicurezza dei profughi in pericolo di vita, e attuando programmi di protezione e sostegno ai rifugiati e alle popolazioni forzatamente ridislocate.

Lo riporta il Partito Socialista Italiano, con una nota del responsabile politiche europee del Psi, Luca Cefisi, che informa anche che il PSI ospiterà una riunione della Commissione per le migrazioni dell’Internazionale Socialista in Italia, a Catania, il 21 e 22 novembre prossimi. Dell’Internazionale socialsita fanno parte oltre novanta partiti progressisti e socialisti in tutto il mondo, compresi Paesi investiti dall’attacco dello “Stato islamico”, compresi partiti democratici curdi in Iraq e Turchia.

 Redazione Avanti!

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