mercoledì, 17 Luglio, 2019

ITALIA IN STAGNAZIONE

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Stagnazione economica quest’anno, frenata dei consumi, deficit e debito in salita, occupazione ai minimi area Ocse, incertezza politica e rischio stallo delle trattative con l’Ue con relativo impatto sullo spread. Questo in sintesi il quadro che si evince dalla pagella dell’Ocse sull’Italia. Eppure Tria non si lascia prendere dallo sconforto convinto che la crescita deve ancora arrivare e lo farà nella seconda parte dell’anno. Insomma l’anno meraviglioso è come la primavera, nonostante il calendario, deve ancora arrivare.

Se da una parte la diagnosi aggiornata per il 2019 del Pil italiano, vede un rallentamento della crescita occupazionale e una maggiore predisposizione al risparmio che si traduce in consumi ancora più ridotti, sul lato degli investimenti le cose non vanno meglio vista la perdita di fiducia da parte delle imprese e una domanda interna più debole. La notizia positiva è che secondo le ultime rilevazioni dell’istituto di Parigi la crescita non sarà negativa. Si fermerà a zero mentre il governo si crogiolava su un più robusto 0,2%. L’anno meraviglioso di Salvini, Conte e Di Maio è tutto qui. Uno zero nella crescita e negli investimenti. Numeri che fanno impallidire e che sono frutto di un’azione di governo nulla, senza prospettiva e senza una idea di dove portare il nostro Paese se non in un isolamento internazionale, politico ed economico. E’ la politica del sovranismo che ci rende forti in casa nostra ma nulli in Europa.

Se saremo fortunati l’anno prossimo tornerà un po’ di Pil. Ma senza troppi ottimismi, infatti l’Ocse stima un +0,6% nel 2020. Si tratta di un’aspettativa leggermente migliore dell’ultima rilasciata a marzo, quando ancora l’Ocse prevedeva un 2019 in recessione per l’Italia (-0,2%) e stimava un +0,5% per l’anno prossimo. Ma sono comunque numeri che ci pongono nel punto più basso della classifica sia europea che rispetto alle economie globali più avanzate. Per la zona Euro infatti l’Istituto di Parigi prevede una crescita dello 1,2% per l’anno in corso mentre a livello globale la stima di crescita è del 3,2%. Per il 2020, invece, la stima è rispettivamente di +1,4% e di +3,4%.

Anche sui conti pubblici le previsioni non sono buone. Infatti l’espansione fiscale e la bassa crescita faranno risalire il deficit al 2,4% del Pil nel 2019 e al 2,9% nel 2020. Un soffio dal fatidico 3%. A influire negativamente sono per lo più la maggiore spesa per Quota 100 e Reddito di cittadinanza. Provvedimenti, la cui utilità è tutta da vedere, e che sono stati finanziati in debito. Saranno quindi necessari, per rimettere al posto la quadra, tagli sostanziosi: “Almeno 2 miliardi di euro, come concordato con l’Europa e maggiori imposte sul reddito d’impresa”. Ma queste proiezioni sono valide solo nel caso che il governo faccia scattare almeno la metà delle temute clausole di salvaguardia che prevedono una revisione al rialzo dell’Iva. In caso contrario i soldi andranno trovati in altro modo. Sul fronte debito, una bassa crescita nominale, un aumento progressivo dei costi per interessi e un deficit più ampio, lo farebbero risalire dal 132,2% del 2018 al 134,1% nel 2019 e al 135% nel 2020: un andamento che “rende l’Italia vulnerabile alle fluttuazioni dei tassi di interesse, limitando le scelte politiche a stimolare crescita o a perseguire obiettivi sociali”, avverte l’Ocse.

Ma i rischi non si fermano qui: “Incertezza politica – ammonisce l’organizzazione – e una nuova situazione di stallo con la Commissione europea sul prossimo bilancio genererebbero forti e persistenti aumenti dello spread sui titoli di debito sovrano, un aumento dei costi di finanziamento delle banche e danni ai bilanci e ai coefficienti patrimoniali, con la conseguenza di una riduzione del credito bancario e degli investimenti”. In più “una Brexit disordinata danneggerebbe il commercio, deprimendo le esportazioni e spingendo le imprese a ridurre ulteriormente gli investimenti”. Insomma l’anno meraviglioso sta arrivando.

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