lunedì, 18 Gennaio, 2021

OCSE. Si allarga il fossato tra ricchi e poveri

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Disparità-redditiA buttare benzina sul fuoco di un’Italia in perenne declino ci ha pensato di nuovo l’Ocse che ha rilevato, in un rapporto sulle disuguaglianze, come nel nostro Paese il 10% più povero della popolazione italiana riceve appena il 2,4% del totale del reddito nazionale, ovvero un decimo di quanto guadagna il 10% più ricco (24,4%). Una forbice che si è allargata con gli anni della crisi e ha portato a un vero e proprio fossato tra le fasce della popolazione più ricca e quella più povera. La disuguaglianza è costata “cara” all’Italia: dalle stime si evidenzia come nell’arco di un ventennio (1990 2010), l’aumento delle diseguaglianze ha comportato una perdita cumulativa sul Pil di 8,5 punti percentuali.

Inoltre l’aumento della diseguaglianza sociale avrebbe `bruciato´ la crescita, anche a causa delle ricadute sulla formazione dei giovani delle classi meno avvantaggiate. Ma ad anticipare l’Organizzazione parigina ci aveva già pensato l’anno scorso, uno studio di Bankitalia, condotto da Paolo Acciari e Sauro Mocetti, evidenziava che già nel 2011 l’indice di Gini, la misura più comune per misurare la disuguaglianza sociale, era pari al 40 per cento. Dalla mappa della disuguaglianza del reddito in Italia risulta come “Rispetto al 2007, l’anno prima della crisi, l’indice di Gini è aumentato di quasi un punto percentuale interrompendo una tendenza alla diminuzione che aveva interessato la maggioranza delle province italiane dal 2000. Parallelamente – si legge ancora nel rapporto – sono tornati ad ampliarsi i divari territoriali che, al contrario, avevano registrato una convergenza nella prima parte del decennio. L’aumento della disuguaglianza negli anni più recenti è stato trainato da una flessione dei redditi nelle fasce medio-basse dei contribuenti, più accentuata rispetto alla media”. Lo studio rileva l’aumento del divario sociale nonostante le dichiarazioni dei redditi risentano dell’evasione fiscale, una pratica molto diffusa nel nostro Paese. L’evasione fiscale potrebbe in parte spiegare il divario che esiste tra la disuguaglianza al Nord e al sud Italia, nel Mezzogiorno, infatti, l’indice risultava superiore di oltre 3 punti percentuali rispetto al Centro Nord. Interessante è poi come incida sull’indice di Gini l’occupazione industriale: “un aumento di un punto percentuale degli occupati nell’industria sul totale degli occupati si associa a una diminuzione dell’indice di Gini di circa due punti percentuali”, a spiegarlo sono gli stessi studiosi: “tale comparto produttivo è storicamente caratterizzato da un maggiore tasso di sindacalizzazione e, pertanto, da politiche salariali volte a garantire una minore sperequazione dei redditi”. Una nota che la dice lunga sulle ultime politiche sul lavoro che hanno puntato sulla compressione dei salari. Le politiche di maggiore flessibilità del mercato del lavoro sono state utili nel medio periodo, ma a lungo andare hanno prodotto solo un aumento dell’inflazione, senza dimenticare che questo sistema ha alimentato la disoccupazione, l’altra piaga del nostro Paese che a ottobre è tornata a salire tra i gli under 25, passando dal 42,7% al 43,3%. Maria Teresa Olivieri

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