venerdì, 23 Agosto, 2019

Odisseo – O tu fra mortali il più sventurato

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Ancona – La terrazza del Museo Archeologico delle Marche ha ospitato , lo scorso 30 luglio, una interessante lettura del mito di Ulisse intitolata “Odisseo – O tu fra i mortali il più sventurato” con Luca Violini, famoso doppiatore e attore, che ha scritto, interpretato e diretto la performance – con la consulenza letteraria di Alessandro Logli, con le musiche di Gabriele Esposto e con la direzione dell’audio, del suono e delle musiche di Matteo Schiaroli.
Il percorso “Aspettando Odisseo… in viaggio con Omero”, curato dalla dott.ssa Nicoletta Frapiccini e della sua collaboratrice la dott.ssa Amanda Zenone, ha permesso al pubblico di entrare nel vivo dello spettacolo. Durante la visita al Museo Archeologico Nazionale delle Marche il pubblico ha avuto la possibilità di vedere alcuni vasi attici a figure nere o rosse – ritrovati in diversi siti archeologici delle Marche – riproducenti i miti legati all’Iliade e all’Odissea di Omero. I temi mitologici raffigurati sui vasi erano legati a figure di eroi importanti per le vicende narrate da Omero nei poemi a lui attribuiti e in quelli del cosiddetto “Ciclo omerico”; tra questi ricordiamo Aiace, Achille, Paride, Ulisse stesso, Agamennone. La spiegazione dei manufatti – recentemente restaurati – era intercalata da sintesi delle vicende mitologiche dell’Iliade e dell’Odissea. Particolare rilevanza è stata data ad Odisseo, l’eroe protagonista assoluto dell’Odissea, tra i personaggi più notevoli dell’assedio acheo a Troia, autore dell’inganno del cavallo di legno, e poi vittima dei raggiri di Poseidone, che gli impedì, una volta terminata la guerra, di ritornare ad Itaca dalla moglie Penelope, dal figlio Telemaco, dal Padre Laerte e lo costrinse a vagare per il Mediterraneo per altri dieci anni.

Lo spettacolo di Luca Violini, mediante la formula del Radioteatro, andata in scena, alle 21,30, è stata accompagnata da una interessante scenografia di luci forti e colorate e musiche che hanno contribuito a intensificare il pathos di quanto veniva narrato.
Sullo sfondo della terrazza dell’Archeologico il mare che bagna Ancona con i suoi lievi rumori e i colori della sera che volge alla notte. Il mare è stato anche lo sfondo delle vicende ulissiache, elemento positivo, ma spesso negativo, che con le sue tempeste ha spinto l’eroe a vagare senza meta, esule per dieci anni per il Mediterraneo, affrontando pericoli, rischi, drammi….la lettura di Violini non ha affrontato tutti i 24 canti del poema omerico, ma si è concentrata su alcuni episodi importanti e fondamentali per l’epilogo della vicenda dell’eroe. L’incipit ha riguardato la discesa nel regno dei morti, percorso che ogni eroe epico deve affrontare per rafforzare la propria indole e dalle profezie dei defunti aver la spinta necessaria per proseguire il proprio compito. Nella catabasi odissiaca Ulisse ha incontrato l’indovino Tiresia, Achille, Agamennone, ma soprattutto la Madre Anticlea, ombra triste e sofferente per non aver potuto più riabbracciare in vita il figlio, partito per la guerra di Troia, ma che ora ritrova in un altro contesto, nel regno delle pallide ombre….Il figlio prova a riabbracciare questa pura parvenza di donna e le chiede quale sarà la sua sorte e quale la condizione della sua Itaca, della moglie Penelope, del padre Laerte, del figlio Telemaco che non vede da venti anni. Anticlea lo rinfranca, gli dice come stanno le cose in sua assenza, soprattutto lo rassicura sulla fedeltà della sposa. Molto toccante è il dialogo con la madre, da cui emergono i sentimenti della donna ma in modo particolare dell’eroe: la nostalgia, il desiderio di ritornare a casa, l’affetto provato per Anticlea, i dubbi sulla fedeltà dei suoi cari.

La narrazione successiva si concentra sul vero ritorno a Itaca, dove l’eroe, oramai rafforzato dalle predizioni materne, si appresta a sconfiggere i Proci che insidiano la casa e la moglie, non prima di essersi finto, su consiglio della dea Atena, un mendicante. Nella vicenda questo punto è relativo all’agnizione/ riconoscimento a seguito delle prove che l’uomo/eroe dovrà affrontare per concludere positivamente l’azione. Il monologo di Ulisse, sapientemente condotto da Violini, mette in evidenza le sofferenze intime del personaggio protagonista, i suoi dubbi, le sue incertezze di uomo, il coraggio e la sagacia nell’affrontare i casi quotidiani. Frequenti sono i brevi dialoghi che instaura con voci fuori campo (Tiresia, Anticlea, il porcaro Eumeo, Telemaco, i Proci, Penelope) che rendono l’ascolto coinvolgente e producono un interscambio di punti di vista. Il pathos raggiunge il suo acmè alla fine, durante la furibonda lotta con i Proci, nell’incertezza di Penelope che sottopone il presunto marito alla prova del Letto nunziale. In conclusione il lieto fine per la coppia si realizza con toni lirici e intimistici. Quello che più si evidenzia nella lettura è l’interiorità dell’eroe, i suoi sentimenti, stati d’animo, la sua tenacia nell’affrontare le prove che la vita gli ha sottoposto, la sua sapienza” pratica” e razionalità.

Violini si sofferma nell’enfatizzare l’attaccamento ai valori familiari, l’amore, la fedeltà, gli affetti, temi molto importanti anche per la nostra realtà quotidiana; spesso sono molto evidenti delle massime proprie della cultura antica che sono però attuali anche oggi, ovvero la riflessione gnomica sulla mortalità dell’uomo, sul suo destino di creatura destinata perire, sull’esistenza in balia di una forza tremenda che soffoca gli slanci e le sfide del singolo.
Luca Violini ha chiuso la lettura con un invito al pubblico alla resistenza, alla tenacia che ogni uomo deve assumere nella propria esistenza, quasi un monito, un testamento spirituale che Ulisse ha lasciato agli uomini di ogni tempo.

Lo spettacolo, prodotto da “Quelli che con la voce”, è stato inserito nel cartellone del TAU / Teatri Antichi Uniti grazie alla collaborazione tra il MiBAC, Regione Marche, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche, AMAT e i tredici Comuni marchigiani che ospitano la rassegna.

Andrea Carnevali

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