mercoledì, 18 Settembre, 2019

OGGI IN SPAGNA, DOMANI…

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“Dieci anni fa ci avevano detto che non avevamo nessun futuro. Oggi la Spagna ci ha chiesto di costruirlo, viva il Socialismo viva la Spagna” Pedro Sanchez commenta così la vittoria di un socialismo che sembrava ormai morto non solo in Spagna, ma in tutta Europa. Due le buone notizie la prima è che il Psoe guidato da Pedro Sanchez è il primo partito, anche se non c’è la maggioranza, la seconda è il boom dell’affluenza in Spagna, dopo il netto calo del 2016, che ha superato il 75,7%. Proprio da quelle elezioni vediamo il balzo (proprio all’occhio) da una Spagna blu a una rossa. Segno che nonostante la brevità dell’Esecutivo a guida Sanchez, il Psoe ha mostrato quanto possa essere vicina al paese una sinistra che si comporta come tale.

“In Spagna ha vinto il futuro contro la paura. È il primo segno di inversione di tendenza da mesi. Un socialismo umanitario e un leader amato hanno fatto la differenza”. Così in un tweet il senatore Riccardo Nencini, commentando la vittoria dei socialisti di Pedro Sanchez in Spagna.

“Aumento salariale, maggiore integrazione dell’Unione europea, giustizia sociale e libertà.  E ancora, basta individualismi. La Costruzione di una società del futuro: solidale e inclusiva. No agli autoritarismi, no ai nazionalismi”, dice Luigi Iorio del Psi che conclude: “Parole semplici e chiare in campagna elettorale, quelle del leader del PSOE Pedro Sanchez che hanno permesso ai socialisti spagnoli di vincere le elezioni”.

Dopo lo spoglio per la Camera, il Psoe è in testa con 123 seggi (28,7%), a seguire il Partito popolare al minimo storico con 66 seggi (16,7%), Ciudadanos in aumento con 57 seggi (15,9%), Podemos in forte calo con 42 seggi (14,3%) e infine l’estrema destra di Vox, che entra per la prima volta in Parlamento, con 24 seggi (10,3%). Gli altri partiti hanno il 10,1%. Tra i partiti regionalisti, i repubblicani catalani di Erc avrebbero 15 seggi, Junts per Catalunya 7, il Partito nazionalista basco (Pnv) sei e un’altra lista basca, EH-Bildu, 4. Altri 6 seggi vanno a formazioni locali minori.



Sanchez salva il socialismo
di Vittorio ‘Bobo’ Craxi

I Socialisti spagnoli aumentando in voti e seggi non solo possono essere in condizioni di formare un governo di coalizione, prospettiva che non era scontata prima del voto, ma salvano le sorti del Socialismo Europeo in crisi da tempo e trovano una chiave politica efficace per allontanare dal continente il rischio di un’involuzione reazionaria ed avventuristica.
Erano presenti in questa elezione tutti gli elementi che altrove hanno mandato in crisi delle democrazie consolidate come in Francia, in Inghilterra e in Italia;
In Spagna all’oggettivo distacco dalla politica e dai partiti tradizionali si era aggiunta negli ultimi anni la grave crisi territoriale catalana con l’aumento progressivo del blocco sovranista ed Inps dentista che minacciava seriamente la tenuta istituzionale della fragile monarchia democratica nata dalla transizione post-franchista.
Sanchez ha tentato il tutto per tutto; risorto dopo aver perduto due anni fa le elezioni ed essersi opposto ad un sostegno parlamentare al governo popolare di Rajoy è riuscito in una impresa assai difficile proprio mentre le condizioni attorno a lui si facevano sempre più complesse: la perdita di autorevolezza del Partito Popolare, il lassismo (nell’uno e nell’altro senso) sulla crisi catalana aveva aperto la strada al rischio di una soluzione spagnola all’Andalusia ovvero un governo delle destre sostenuto dalla nuova formazione oltranzista e segnatamente nostalgica del franchismo chiamata Vox;
Rovesciato il governo Rajoy con il sostegno di podemos Sanchez ha governato meno di un anno gettando le basi per un recupero di credibilità nazionale, riaprendo un dialogo con l’insorgenza catalana proprio mentre i leader politici venivano condotti alla sbarra per un processo fondato su accuse pesantissime come sedizione e ribellione; approfittando dei conti lasciati in ordine da mariano Rajoy, i socialisti impostavano una linea economica fondata sul l’investimento in direzione dei salari più bassi, sull’approvazione in difesa della donna e rigeneravano una politica europea ricoprendo il vuoto lasciato dall’ondivaga posizione italiana, rilanciando quindi Pedro Sanchez convinto europeista e Atlantista in una dimensione di statista che fino ad un anno prima non aveva di certo; severo nella lotta contro l’immigrazione ma aperto quando si è trattato di trascinare in casa le vite umane che il Governo Conte aveva abbandonato nel mare, dialogante ma fermo con gli indipendentisti e aggressivi nei confronti della nuova destra il cui pericolo ha riportato al voto gli elettori delusi della sinistra in questi anni.
Il Psoe sfonda nelle grandi città ma soffre nella Spagna rurale; si afferma un voto anche per la formazione di Ciudadanos che paga tuttavia il suo eccessivo spostamento a destra ed una campagna monotematica sul rischio di separazione della Spagna.
Gli elettori hanno scelto le forze del dialogo che stanno a sinistra; anche in Catalogna viene premiata la posizione di Esquerra Repubblica meno intransigente rispetto al movimento creato da Puigdemont che ha seguito dal suo esilio le elezioni in attesa di scendere in campo alle europee;
Le elezioni di Maggio saranno una sorta di secondo turno, potrebbe un effetto trascinamento consolidare la forza politica di Sanchez che si appresta a formare un governo di coalizione che per il momento sembra obbligato dai numeri a fondarsi su un patto con Podemos (sconfitto nelle urne ma premiato Politicamente) e dagli astensionismi di formazioni regionali forse evitando di rimanere sotto il “ricatto” dei partiti catalani.
Un voto che appare un buon viatico per le europee se si considera che il Nazional Populismo ne esce ridimensionato ed una grande forza politica con radici novecentesche appare in salute, smentendo tutte le prefiche attorno alla necessità del superamento delle armature ideologiche.
Un artificio, un inganno praticato da destra e da sinistra in particolare contro il socialismo che esce da questa prova più forte e capace di padroneggiare anche le gravi insidie del nostro tempo.

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