lunedì, 14 Ottobre, 2019

Oggi la giornata Mondiale contro la pena di morte

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“La pena di morte verrà abolita completamente, punto. Dal momento che la stiamo cancellando anche in termini di sentenza, anche le condanne già comminate non verranno eseguite”. Così, esattamente un anno fa, Datuk Liew Vui Keong, segretario incaricato del diritto nell’ufficio del primo ministro della Malesia, al quotidiano “Straits Times”, una clamorosa svolta sul fronte dei diritti umani in un’area, quella del sud-est asiatico, dove tra Singapore, Indonesia, Thailandia e Vietnam, si consumano ogni anno centinaia di esecuzioni e sentenze capitali. Poi, nel marzo scorso, la parziale retromarcia. Interveniamo, dicono le autorità, ma solo per abrogare la pena di morte obbligatoria per 11 reati e, comunque, precisano qualche tempo dopo, il traffico di droga resterebbe fuori.

Un anno dopo, la Malesia torna protagonista: quel 10 ottobre che dodici mesi fa segnava una vittoria di grande significato simbolico per il movimento abolizionista, oggi è occasione per sollecitare il governo malese a rispettare gli impegni presi. Il 10 ottobre, non a caso. Oggi è infatti la Giornata mondiale contro la pena di morte, in tutto il mondo le associazioni che si battono per mandare in pensione il boia sono in prima linea per rilanciare la loro campagna con iniziative, appelli, eventi. Amnesty International ha deciso di dedicare questa giornata proprio a quel paese che un anno fa era diventato un esempio per chi ancora sostiene la pena di morte e che pochi mesi dopo ha tradito una speranza.

In Malesia sono oltre 30 i reati che possono portare alla condanna a morte. Le condanne più numerose riguardano reati connessi alla droga e omicidio.

L’abolizione della pena capitale con mandato obbligatorio, per Amnesty, potrebbe portare alla commutazione di molte condanne e a una significativa riduzione di quelle future. E potrebbe salvare tante vite come quella di Hoo Yew Wah, arrestato oltre 20 anni fa quando era poco più che undicenne, per possesso di 188 grammi di metamfetamine. Ora si trova nel carcere di Bentong ed è uno degli oltre 1290 detenuti nei bracci della morte malesi.

Massimo Persotti

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