sabato, 11 Luglio, 2020

Oggi vigili per essere pronti domani

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C’è la paura, certo, l’isolamento spontaneo e consapevole e quello normato. Accettiamo transitoriamente limitazioni non banali della nostra libertà, si passeggia-poco-con un lasciapassare in tasca, droni che volano sui parchi, la possibilità di tracciare i nostri movimenti tramite cellulare. Commercio e lavoro autonomo in ginocchio, il timore di una crisi di liquidità che sarebbe devastante.

In nome di una gravissima emergenza sanitaria, che minaccia realmente e concretamente le nostre vite e quelle dei nostri cari. E’ del tutto evidente che si debba fare il possibile, anche errori, passi falsi piccole distorsioni per raggiungere l’obbiettivo di fermare la diffusione del virus. Nessuna polemica ora, è giusto, tenersi i propri pensieri e non ostentarli a capriccio, giustissimo.

Tuttavia pensare serve e proprio il Pensiero è l’unica macchina del tempo di cui disponiamo. Si pensa al tempo presente: quanto cibo, quanto tabacco serve per limitare al massimo gli spostamenti. Meglio spendere quel che si ha in generi di prima necessità, o pagare entro i termini indicati la bolletta del gas? Forse per una volta è meglio andare in mora, non mi toglieranno certo la luce…

Si pensa anche al tempo passato: nella nostra comunità Socialista, già da prima dell’emergenza, risuonava il termine “Diciannovismo”,dal titolo di un saggio di Pietro Nenni si potrebbe dire “commissionato” da Gobetti nel ’24, successivamente sollecitato da Carlo Rosselli e,dopo numerose traversie, pubblicato nel 1926.

Che cosa è il “diciannovismo”? In estrema sintesi è la puntuale descrizione degli eventi che, dalla fine del primo conflitto mondiale portarono il fascismo al potere. L’originalità, il fulcro, l’attualità del testo di Nenni è la decisa e ampiamente dimostrata chiamata in correità del Movimento Socialista, di cui egli è già elemento di spicco. Frenesie rivoluzionarie, ideologie quasi metafisiche, fratture insanabili indeboliscono la forza del PSI (che alle politiche del 1919 con il 32, 2 % era partito di maggioranza relativa), splancando “la stanza dei bottoni” alle spinte più reazionarie che in tempi brevi evolveranno nella dittatura ventennale.

La Storia si ripete? No, mai, questa lagna legata alla non conoscenza di Vico, denota solo superficialità intellettuale. Esistono tuttavia delle similitudini di “contesto”, esistono assonanze “ambientali”, quello che non è ma assomiglia… E’ importante avere un qualche riferimento su qualcosa che è accaduto, non per riproporlo pedissequamente, ma per analizzarlo con l’acribia dell’anatomista e trarne qualche soluzione nuova, diversa, che riduca al minimo gli errori.

E’ possibile pensare declinando il tempo al futuro: l’emergenza finirà, il Covid-19 sarà certamente sconfitto, ma dopo, si tornerà alla normalità o cambierà il paradigma? Oltre ai morti che piangiamo già oggi, quante lacrime dovremo versare per un possibilissimo picco di disoccupazione? Il rapporto tra Stato e Regioni è davvero così sano o è profondamente viziato? Può un Governo, che ha una legittimazione democratica solo indiretta, esautorare il Parlamento che è invece vera espressione della volontà popolare?

Queste ed altre domande ci sembrano tutte lecite e benvenute, a patto che trovino risposte pronte quando verranno i tempi opportuni. Trovarsi impreparati al termine della situazione di pericolo può essere più nefasto di una momentanea impreparazione alla sorpresa dell’emergenza.

Come ha detto giustamente Rino Formica a Bobo Craxi, dobbiamo dotarci di strumenti efficienti, individuare le priorità, stabilire una scala di valori, modificare il paradigma.

Chi estende queste piccole note ritiene che si debba mettere all’ordine del giorno una grande Conferenza programmatica-organizzativa – naturalmente quando sarà possibile- che riunisca Partito ed altre realtà Socialiste per costruire, nero su bianco, un pensiero forte ed un’azione nuova da proporre al giudizio dei Cittadini.

Tenendo bene il mente il “diciannovismo”, naturalmente…

 

Luca Pellegri

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