martedì, 23 Aprile, 2019

OK Corral

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Lo spettacolo che offrono le forze politiche, all’indomani del referendum, non è proprio edificante. Alfano, con eroismo da coniglio, vuole andare, forte del 40% che appartiene, per la proprietà transitiva, anche a lui, propone di andare alle elezioni immediatamente dopo la festività, con l’italicum, per cercare una impossibile e del tutto irrituale rivincita. L’opposizione Pd, sconvolta dalla sua vittoria, dopo anni, anzi decenni di mancate vittorie e di autentiche sconfitte, propone di rinviare ogni cosa al 2018. I grillini, con spudoratezza senza pari, puntano, come Alfano al voto subito e con l’italicum così com’è o ritoccato il meno possibile, infischiandosi del fatto di avere vibratamente contestato il sullodato sistema elettorale e in nome della democrazia. Altri, non mi ricordo più chi (e gli faccio un favore…) invitano “quelli del no” a formare il nuovo governo; provocazione tanto cretina da non essere nemmeno degna di questo nome. Altri sussurrano di larghe intese; scambiando i propri desideri con la realtà.
E però i due problemi- quello del governo e quello della legge elettorale- così come quello, collaterale della data delle elezioni non sono, oggettivamente, difficili da risolvere; almeno se intendiamo riferirci alla lettera e allo spirito di una costituzione che il popolo italiano ha, qualche giorno fa, deciso di difendere.
Essendo l’Italia una repubblica parlamentare e non presidenziale e/o plebiscitaria, governa chi ha una maggioranza in parlamento. Questa maggioranza esiste; ed è formata dal Pd e dalla Cosa guidata da Alfano e sostenuta da Verdini. Ma esiste numericamente solo perché non ne esiste un’altra. Ma non politicamente: perché la persona che ne è, e non metaforicamente, la guida ha, correttamente, interpretato il risultato di un referendum su cui, scorrettamente aveva impegnato in prima persona se stesso e il suo governo, rassegnando irrevocabilmente le sue dimissioni.
Che, poi, questa stessa persona intenda trascinare il Pd nel suo desiderio di vendetta per arrivare alle elezioni a febbraio prima ancora di avere la nuove legge elettorale è personalmente comprensibile ma istituzionalmente scellerato.
Mancando, allora, la soluzione politica ed essendo impensabile andare alle elezioni con questo governo e con questa legge elettorale, l’unica soluzione praticabile è quella del governo istituzionale. Intendendo per tale un governo incaricato di fare i passi necessari prima di portare il paese alle urne: una nuova legge elettorale, possibilmente valida per la Camera e per il Senato (nel secondo caso, con l’introduzione della dimensione regionale prevista nella Costituzione); una ragionevole sistemazione delle questioni urgenti, la legge di stabilità e così via. Quanto necessita per scavallare l’Ok Corral di febbraio ma non per arrivare alla scadenza del 2018; diciamo allora un ricorso alle urne nell’arco primavera-autunno del 2017 con un governo custode delle regole del gioco, ma non arbitro o giocatore in campo. (Quindi niente governo tecnico, alla Monti; e niente governo “balneare”, perché siamo in inverno e perché c’è troppo da “decantare”. e niente governo di larghe intese, perché questi si costruiscono ad urne chiuse e non ad urne lontane).
In quanto alla legge elettorale, l’unica possibilità di avere un testo condiviso e, soprattutto, un sistema duraturo nel tempo, è un passo indietro dei partiti. leggi la rinuncia reciproca alla pretesa, questa sì fuori dallo spirito della costituzione, formale o materiale che sia, di formularlo secondo il proprio interesse contingente. Tra l’altro, lo scandaloso, ripeto scandaloso voltafaccia grillino; che fa il paio con la conversione brusca del Pd al proporzionale con premio di coalizione. Ora, per nostra fortuna, le due sentenze della Corte, quella del 2014 sul Porcellum e quella del gennaio 2017 sull’Italicum possono offrirci l’impianto-base da cui partire.
E qui una valutazione spassionata della situazione che viviamo suggerirebbe due cose. La prima è di ridurre entro limiti ragionevoli il premio di maggioranza, in modo da evitare ad ogni costo che un partito conquisti, con il 30% dei voti, la maggioranza assoluta dei seggi. La seconda è di puntare sul correttivo a favore del partito e non della coalizione. E per ragioni, insieme, di etica e di opportunità politica. L’etica ci consiglierebbe di evitare, magari con precisi vincoli legislativi, la creazione di coalizioni (ricordo in proposito, incerto tra il riso e il pianto, la sorte miserrima di “Italia bene comune) non basate su chiare opzioni politico-programmatiche da presentare agli elettori. L’opportunità politica ci porterebbe di evitare al povero Pd, già disastrato e sbalestrato di suo, la drammatica necessità di scegliere tra Verdini e Fassina…

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