lunedì, 1 Giugno, 2020

OLANDESE VOLANTE

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L’Eurogruppo è stato sospeso dopo sedici ore di trattative, senza aver raggiunto un accordo sulle misure necessarie ad affrontare le conseguenze socio-economiche della pandemia di Covid-19. Dovrebbe riprendere domani, ma si prospetta un rinvio al Consiglio Europeo previsto subito dopo pasqua.
Luis Rego, il portavoce del presidente dell’Eurogruppo ha comunicato: “La conferenza stampa prevista per le 10 di stamani dovrà essere cancellata, dato che la riunione è stata sospesa e continuerà domani. I dettagli verranno annunciati più tardi”. Vari ministri avevano impegni nei rispettivi Paesi nella giornata di oggi, quindi la riunione, che è andata avanti per tutto il pomeriggio di ieri fino alle prime ore di questa mattina, è stata aggiornata.
Le divisioni già esistenti non sono state superate e si continua a perdere tempo prezioso. L’ostacolo principale per un accordo nell’Eurogruppo sarebbe la condizionalità legata alle Eccl, le linee di credito a condizioni rafforzate, del Meccanismo Europeo di Stabilità. I Paesi nordici (Olanda, Finlandia e Austria) vorrebbero porre due condizioni: la prima leggera, poi le riforme per aumentare la competitività. Invece, Italia, Spagna e altri Paesi non vogliono alcuna condizionalità legata all’utilizzo delle risorse del Mes (del quale l’Italia è il terzo sottoscrittore, dopo Germania e Francia). Tutte le altre questioni sul tappeto sono di rilievo minore rispetto al Mes.
A quanto si apprende, il lungo negoziato è stato abbastanza acceso; l’Italia e gli altri Paesi favorevoli ai coronabond hanno sostenuto il fondo per la ripresa proposto dalla Francia. Su questo punto le posizioni si sono ravvicinate, ma senza un accordo sul Mes tutto potrebbe essere rimesso in discussione. Domani si vedrà se i ministri riusciranno a trovare un accordo, prima di passare la palla ai capi di Stato e di governo, che dovrebbero riunirsi di nuovo dopo Pasqua.
La condizionalità legata alle Eccl (Enhanced Conditions Credit Lines, linee di credito a condizioni rafforzate) del Mes è un argomento diventato politicamente molto sensibile in Italia, anche se il nostro Paese non è l’unico ad avere questi problemi. A quanto si apprende a Bruxelles, mentre all’inizio della riunione c’erano differenze importanti tra gli Stati membri su tutti e quattro i temi sul tavolo (piano Bei per imprese, piano Sure per la tutela dell’occupazione, ruolo del Mes, fondo per la ripresa), nel corso dell’incontro per quasi tutte c’è stato un avvicinamento. Alla fine, si stava per raggiungere un accordo, ma la condizionalità posta alle linee di credito Eccl del Mes, si è rivelato un punto insormontabile per trovare un accordo sulla formulazione delle conclusioni per la dichiarazione finale.
Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ha scritto: “Nonostante i progressi nessun accordo ancora all’Eurogruppo. Continuiamo a impegnarci per una risposta europea all’altezza della sfida del COVID19. È il momento della responsabilità comune, della solidarietà e delle scelte coraggiose e condivise”.
Resta molto netto il contrasto fra le posizioni più rigoriste, sostenute soprattutto dall’Olanda, e il rifiuto soprattutto dell’Italia e della Spagna di qualunque tipo di condizionalità macroeconomica specifica per paese, per accedere alla linea di credito speciale del Mes che è stata prospettata in risposta al Coronavirus.
Secondo gli olandesi, la condizionalità “alleggerita”, ovvero limitata all’uso a cui sarebbero destinati i prestiti del Mes (solo per finanziarie misure legate alla crisi del Covid-19) sarebbe accettabile solo durante il periodo più acuto della crisi; ma in un secondo momento ogni paese che abbia usufruito di questa linea di credito dovrà non solo rientrare, come tutti, nel quadro della normale sorveglianza di bilancio del “semestre europeo” (con l’applicazione del Patto di Stabilità, dopo la sua temporanea sospensione), ma anche rispettare condizioni specifiche, su misura, riguardo alle sue politiche macroeconomiche e alle riforme strutturali.
Sull’altro nodo, quello della creazione del nuovo “Fondo per la rinascita” proposto dalla Francia per sostenere la ripresa (e basato sull’emissione di debito comune), la discussione non è stata molto lunga: si è deciso di rimandare la decisione al Consiglio europeo, con una dichiarazione di disponibilità dei ministri delle Finanze a lavorare agli aspetti tecnici del dispositivo, se e quando la creazione del Fondo sarà decisa politicamente dai leader. Attualmente la Croazia ha la presidenza di turno per questo semestre, poi toccherà alla Germania.
A quanto si apprende a Bruxelles, nelle conclusioni che trasmetterà al Consiglio europeo, l’Eurogruppo non nominerà esplicitamente il Fondo di rilancio proposto dalla Francia, né i “Corona bond” o (eurobond) proposti dall’Italia, né tantomeno il tabù della “mutualizzazione del debito”, che fa inorridire Germania e paesi nordici. Si farà riferimento, comunque, alla disponibilità a sviluppare un Fondo, per contrastare l’inevitabile recessione, i cui costi sarebbero distribuiti nel tempo e sostenuti in parte dal bilancio Ue e in parte da “uno strumento finanziario innovativo” coerente con i Trattati Ue.
Oltre a questi due punti, i più controversi, la discussione dell’Eurogruppo ha riguardato anche le altre due proposte sul tavolo, che vedono una maggiore convergenza degli Stati membri: il programma “Sure” della Commissione europea per il finanziamento temporaneo (per un ammontare fino a 100 miliardi di euro) dei diversi sistemi nazionali di cassa integrazione in tutti gli Stati membri, durante la fase acuta della crisi economica causata dal Covid-19; e il piano straordinario di sostegno alle imprese, soprattutto le Pmi, finanziato (con prestiti fino a 200 miliardi di euro in totale) dalla Banca europea degli investimenti (Bei).
Gli Stati membri dovranno fornire garanzie per 25 miliardi di euro per il dispositivo “Sure” (che emetterà obbligazioni sul mercato per finanziare i prestiti agli Stati membri), e sottoscrivere un aumento di capitale della Bei per altri 25 miliardi di euro, necessario per predisporre il programma di aiuti alle imprese.
E’ stato sufficiente il mancato accordo dell’Eurogruppo sugli eurobond per far schizzare lo spread tra Btp decennali e omologhi Bund tedeschi a 214 punti, rimanendo, nonostante il rallentamento, sopra quota 200. 
Il ritardo delle decisioni sull’emergenza arreca un danno economico non solo all’Italia ma a tutta l’Unione europea ed anche il suo recupero sarà più difficoltoso. Inoltre l’Italia dovrà fare i conti anche con gli oneri derivanti dall’aumento dello spread.
Ma il dato maggiormente preoccupante è la tenuta dell’Unione europea, che anziché fare dei passi avanti verso l’unificazione, si divide anche per il ‘coronavirus’.

Salvatore Rondello

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