domenica, 22 Settembre, 2019

ONU-Palestina, affondata
richiesta di ritiro israeliano

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Palestina_bandiera_anpÈ naufragata nella notte la risoluzione palestinese per la fine dell’occupazione israeliana in Cisgiordania entro tre anni. Il Consiglio di sicurezza della Nazioni Unite ha respinto una risoluzione presentata formalmente, a nome della Lega Araba, dalla Giordania che prescriveva il ritiro dell’esercito israeliano dai Territori Occupati nei confini pre-guerra del ’67, compresa Gerusalemme est (vedi cartina in fondo all’articolo).

Il documento, che l’Autorità Nazionale Palestinese (Anp) aveva insistito perchè fosse messo ai voti entro l’anno, ha raccolto solo 8 sì, uno in meno del minimo di nove necessario per l’adozione. Due i voti contrari (Stati Uniti e Australia) e cinque le astensioni. Cina, Russia e Francia, membri permanenti con diritto di veto, hanno votato a favore mentre la Gran Bretagna si è astenuta.

Protesta l’ANP, soddisfatto il governo israeliano, tira un sospiro di sollievo l’Amministrazione Obama che, se la risoluzione fosse stata approvata, aveva già fatto sapere che avrebbe fatto uso del suo diritto di veto per bloccarla, ma si sarebbe trovata in grande imbarazzo.

“Tutti gli israeliani che vogliono la pace con i vicini non possono che essere soddisfatti del risultato di questo voto”, ha dichiarato soddisfatto alla radio il vice ministro degli esteri israeliano Tzahi Hanegbi mentre l’ambasciatore al Palazzo di Vetro ha detto che “il voto dimostra ai palestinesi che non possono creare lo Stato da soli, forzando la mano”.

A Tzahi Hanegbi ha risposto il negoziatore-capo palestinese, Saeb Erekat, parlando di “sconfitta per la legge internazionale”. Erekat ha inoltre annunciato che nei prossimi mesi avrebbe avuto luogo un nuovo “tentativo con il Consiglio di Sicurezza”, dopo il prossimo rinnovo dei cinque membri non permanenti (Ciad, Nigeria, Cile, Lituania e Arabia Saudita subentreranno a Argentina, Australia, Lussemburgo, Corea del Sud e Ruanda). E se anche in questo caso la proposta dovesse essere rigettata i palestinesi vogliono rivolgersi direttamente alla Corte penale internazionale (Cpi) per accusare Israele di continui e reiterati “crimini di guerra”.

La Russia, attraverso il proprio ambasciatore al Palazzo di Vetro, Vitaly Churkin, ha definito il voto all’Onu come un “errore strategico” di cui “la Federazione russa si rammarica”.

All’origine della bocciatura del documento c’è anche l’irrigidimento della posizione palestinese che aveva reso più duro il testo rispetto alla versione originale inserendo una scadenza temporale di un anno per concludere i negoziati di pace e assegnando a Gerusalemme il ruolo di “Città Santa capitale” del nuovo Stato palestinese, rispetto alla formula di “capitale condivisa”.

La ragione di questo apparentemente incomprensibile irrigidimento, sarebbe da ricercare nella volontà palestinese di non costringere gli Usa a far uso del loro diritto di veto. Washington è un alleato storico di Israele, dove tra poco si terranno le elezioni politiche. Una crisi diplomatica provocata da un mancato aiuto americano, avrebbe avuto ripercussioni pesanti sulla campagna elettorale, forse favorendo l’ala più intransigente del blocco di centrodestra guidato oggi dal ‘falco’ Benjamin Nethanyhau. Abu Mazen ha quindi fatto una capriola diplomatica, irrigidendo le condizioni del documento per perdere volontariamente il possibile sostegno degli astenuti. Insomma sembrerebbe un harakiri strategico per superare l’appuntamento elettorale israeliano (17 marzo) prima di riproporre al nuovo governo, che spera sia migliore di quello di Nethanyhau, la questione dei negoziati e del ritiro dalla Cisgiordania.

Stando al Washington Post, il segretario di Stato Usa, John Kerry avrebbe fatto pressione su leader e ministri degli Esteri di almeno 13 Paesi, per arrivare alla bocciatura, esprimendo la preoccupazione di Washington riguardo alla risoluzione presentata da Amman. Il testo, secondo Kerry, avrebbe rischiato di inasprire le tensioni e il conflitto tra Israele e Palestina.

Comunque, come ha ricordato il negoziatore al palazzo di Vetro, ai palestinesi resta l’opzione di accedere alla Corte Penale Internazionale (un passo compiuto ufficialmente subito dopo il voto all’Onu, ndr) una possibilità che gli è stata riconosciuta quando l’Assemblea Generale, due anni fa, ha promosso la Palestina “Stato osservatore non membro”, uno strumento di pressione sul governo israeliano utile anche per ricordare all’opinione pubblica internazionale la condizione del popolo palestinese.
Il quadro resta comunque assai complesso e molti dubitano ormai apertamente che, anche in presenza di un’autentica buona volontà da ambo le parti, si riesca a risolvere il pluridecennale conflitto. A illustrare questa visione l’ambasciatore francese Francois Delattre: “La soluzione dei due Stati sta diventando un miraggio: gli insediamenti illegali da parte di Israele stanno minando la possibilità di creare uno Stato palestinese”.

L'occupazione israeliana in Cisgiordania e Gaza, con la linea di confine del '49, i territori dell'ANP con le zone e gli insediamenti sotto contrrollo israeliano, il Muro e le strade principali.

L’occupazione israeliana in Cisgiordania e Gaza, con la linea di confine del ’49, i territori dell’ANP con le zone e gli insediamenti sotto contrrollo israeliano, il Muro e le strade principali.

Non è un caso difatti se tutti i governi che si sono succeduti nel corso degli ultimi decenni abbiano ostinatamente perseguito la strada della colonizzazione dei Territori Occupati, vedi cartina qui a fianco, (unica eccezione il ritiro e lo smantellamento degli insediamenti di Gaza, soprattutto però perché costosi da proteggere, ndr), un modo per mantenere e allargare l’occupazione militare delle terre palestinesi e al contempo per inaridire la volontà della controparte di trovare una soluzione pacifica.

In questo quadro si inseriscono le prese di posizione di diversi Parlamenti dell’UE, compreso quello di Strasburgo, per il riconoscimento dello Stato di Palestina. Un modo per spingere il governo israeliano a cambiare rotta – vedi anche l’appello promosso da un gruppo di intellettuali israeliani – visto che fino a oggi la neutralità diplomatica dell’Europa non è servita a migliorare le prospettive di una soluzione pacifica.

Carlo Correr

Cisgiordania_Gaza_cartina_storica

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