lunedì, 9 Dicembre, 2019

Ora Grillo grida al colpo di Stato. E attacca l’Unione europea

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Se i primi di settembre il complotto era a livello nazionale, ora si è esteso oltre confine. Eh sì. Se prima aveva gridato al rito dell’odio quotidiano da parte dei media e della politica contro la sua persona e il movimento, questa volta Beppe Grillo grida al colpo di Stato paventato dal cambiamento della legge elettorale. Secondo il comico genovese infatti l’azione di riforma, che fissa al 42.5% la soglia per ottenere il premio di maggioranza, ha un duplice scopo: «impedire a tavolino la possibile vittoria del Movimento 5 Stelle e replicare il Monti bis».

GRILLO E IL COMPLOTTO EUROPEO – Inoltre per Grillo, se il processo di modifica della legge elettorale procede senza l’intervento dell’Unione europea, allora anche questa è complice, restando ferma a guardare. A settembre per lanciare il suo messaggio di denuncia di un fantomatico complotto dei media per eliminarlo non solo come politico, ma anche come persona, il comico genovese aveva scomodato il romanziere inglese George Orwell e i suoi “due minuti d’odio” del celebre libro “1984”. In quell’occasione aveva addirittura richiamato gli anni di piombo, provocando dure reazioni dal mondo politico e dal presidente dell’Ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino. Questa volta Grillo non ha voluto scomodare nessuno, ma ha esteso la sua convinzione di complotto a livello europeo, accusando l’Unione europea di immobilismo e scrivendo che: «C’è del marcio a Bruxelles».

SCHIFANI, «RIFORMARE LA LEGGE ELETTORALE ALTRIMENTI M5S ALL’80%» – Il presidente del Senato, Renato Schifani si è espresso sul processo di rivisitazione della legge elettorale, invitando a «riformarla». La seconda carica dello Stato si è mostrato ottimista, rimarcando il fatto che: «I partiti con grande responsabilità stanno facendo in modo che il provvedimento arrivi presto in Aula. Ce la facciamo, se no Grillo altro che al 30%» ha poi ammonito da politico e non da presidente del Senato.

BERSANI, NON POSSIAMO ACCETTARE UN GOVERNO DEL TABERNACOLO – Secondo il leader del Pd, Pier Luigi Bersani nel movimento politico di Beppe Grillo «c’è un progetto democratico che non convince perché noi non possiamo immaginare una democrazia governata dal tabernacolo». Il segretario democratico spiega che è difficilmente accettabile avere «uno là in fondo, che senza mai accettare una domanda o un confronto oppure mettersi in un meccanismo di partecipazione conosciuti in tutte le democrazie rappresentative del mondo, possa con questo meccanismo governare».

Silvia Sequi

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