mercoledì, 28 Ottobre, 2020

Osservatorio mercato del lavoro, senza blocco fino a 900 mila licenziamenti

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Indennità Covid-19
RIESAME DELLE DOMANDE RESPINTE
Con le precedenti circolari Inps del 29 maggio 2020, n. 66 e n. 67 e del 6 luglio 2020, n. 80, sono state fornite le istruzioni amministrative in materia di indennità Covid-19 di sostegno al reddito per le seguenti categorie di lavoratori:
stagionali dei settori diversi dal turismo e dagli stabilimenti termali;
intermittenti;
autonomi occasionali;
incaricati di vendite a domicilio;
lavoratori in somministrazione nei settori del turismo e degli stabilimenti termali;
lavoratori dello spettacolo con almeno sette giorni di contribuzione e reddito annuale non superiore a 35mila euro.
L’Istituto, con il messaggio del 10 agosto scorso, n. 3088, ha informato che è stata completata la prima fase di gestione delle istanze pervenute, con il controllo relativo all’accertamento dei requisiti previsti dalle relative disposizioni.
Gli esiti delle domande e, per quelli negativi, le relative motivazioni, sono consultabili accedendo con le proprie credenziali al servizio “Indennità 600/1.000 euro” e selezionando la voce “Esiti”.
Il messaggio contiene, inoltre, la legenda degli esiti di reiezione delle indennità Covid-19 e le indicazioni per il lavoratore e i Patronati su come proporre una richiesta di riesame che permetta all’Inps di verificare le risultanze dei controlli automatici e il rispetto dei requisiti di appartenenza a ciascuna categoria, così come delineati nelle circolari richiamate.
L’istanza dovrà essere trasmessa entro 20 giorni dal momento della pubblicazione del messaggio (ovvero dalla conoscenza della reiezione, se successiva alla pubblicazione), mediante la sezione “Esiti” dello stesso servizio attraverso cui è stata presentata la domanda “Indennità 600 / 1.000 euro”.
La funzionalità provvede ad esporre i motivi di rigetto e consente di allegare i documenti richiesti per il riesame. Trascorsi i 20 giorni, qualora l’interessato non abbia prodotto la documentazione necessaria, la domanda deve intendersi definitivamente respinta.

 

Reddito/pensione di cittadinanza e Rem 2020
CONVENZIONE INPS E CAF
Con il messaggio del 10 agosto 2020, n. 3091 l’Istituto di previdenza ha comunicato che è stato adottato lo schema di convenzione tra l’Inps e i Caf (Centri di assistenza fiscale) per l’attività di raccolta e trasmissione delle domande di Reddito di cittadinanza (Rdc), di Pensione di cittadinanza (Pdc), delle comunicazioni (modelli Rdc – Pdc Com) e delle domande di Reddito di emergenza (Rem) per il 2020.
Ogni CAF, in possesso dei requisiti indicati, ha facoltà di stipulare, con firma digitale, una convenzione con l’Inps secondo lo schema allegato al messaggio, che ha validità dal 1° gennaio 2020 al 31 dicembre 2020.
È inoltre necessario il versamento dell’imposta di bollo, a carico della parte privata, in modalità elettronica.
Il processo di convenzionamento è curato dalla Direzione centrale Organizzazione e comunicazione, il cui Direttore sottoscriverà, in nome e per conto dell’Istituto, le convenzioni di cui trattasi.
I Caf interessati alla sottoscrizione per il 2020 della convenzione per le attività indicate dovranno, pertanto, rivolgersi alla Direzione centrale Organizzazione e comunicazione – Area Relazioni e Sinergie con i partner chiave e i soggetti istituzionali, al seguente indirizzo e-mail: Convenzioni.CAF@inps.it.
Va ricordato che i pagamenti per il servizio reso dai Caf sono gestiti dalla Direzione centrale Inclusione sociale e invalidità civile, alla quale i soggetti convenzionati sono tenuti a trasmettere le fatture esclusivamente in formato elettronico attraverso il sistema di interscambio (Sdi).
La fattura elettronica dovrà riportare il codice univoco Uf5hhg e dovrà essere compilata secondo le indicazioni del documento “Convenzioni-Contratti Riferimento Amministrazione” presente nella pagina “istruzioni ed esempi per la compilazione”.

 

Itinerari previdenziali
SENZA BLOCCO E CIG FINO A 900MILA LICENZIAMENTI
Senza la franchigia del divieto di licenziamento e l’effetto ‘coperta’ della cig, a perdere il posto di lavoro per la crisi da Covid 19 potrebbero essere fino a 900.000 persone, il doppio di quelle ipotizzate dall’Istat. A stimare il pericolo di un’ingente perdita di posti di lavoro è l’Osservatorio sul mercato del lavoro, curato dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali che, nel suo monitoraggio periodico dei trend occupazionali del Paese, registra, nel periodo aprile-maggio-giugno 2020, gli effetti su imprese e lavoratori italiani di Sars-CoV-2.
“Se lo storico suggerisce infatti – si legge nell’Osservatorio – che i licenziamenti per motivi economici potrebbero aggirarsi sui 450.000, la congiuntura lascia senza dubbio supporre che possano essere anche il doppio. Tanto più se si considera che su oltre 5 milioni e mezzo di cassintegrati circa 1.300.000 appartengono al comparto turismo-alberghiero-ristorazione, tra i più colpiti dalla pandemia e nel quale si concentrano anche molti dei rapporti di lavoro a rischio (part-time, a termine, stagionali, in somministrazione) di esaurirsi stante il possibile persistere della scarsità di domanda”.
“Istat segnala che il secondo trimestre 2020 si chiude con 459.000 occupati in meno rispetto al primo trimestre (-2%) e addirittura 752.000 (-3,2%) in confronto a un anno fa. Il dato più eclatante è quello relativo ai contratti a termine, che calano del 10,5% (302.000 unità) su base trimestrale, dopo essere già scesi di oltre 150.000 unità nel primo trimestre 2020 rispetto al quarto trimestre del 2019 e nonostante la possibilità di proroga introdotta dai vari Dpcm in deroga al dl Dignità. Significativi poi il calo dell’occupazione femminile, che marca soltanto un meno 0,2% in confronto al trimestre precedente ma consolida il meno 0,3% del primo trimestre rispetto alla fine del 2019, e il dato sull’occupazione per fasce di età, che vede maggiormente penalizzate le classi di età più giovani”, si legge sempre nell’Osservatorio curato da Claudio Negro.
Altro tema da non sottovalutare è l’asincronia tra il miglioramento del quadro economico e un’eventuale ripresa di quello occupazionale. “Asincronia fisiologica (solitamente, qualunque variazione dei dati relativi a produzione, fatturato o altre dinamiche del sistema produttivo, provoca variazioni sul piano occupazionale con un ritardo di circa tre mesi), ma in questo caso peculiare ulteriormente acuito da un ricorso alla Cig mai riscontrato prima in Italia”, spiega lo studio.
“Basti del resto pensare che, a fronte di domande di Naspi (disoccupazione) lievitate soltanto del 16% in confronto al primo semestre 2019, nei primi sei mesi dell’anno le domande di Cig sono schizzate del 1455,7%”, spiega il rapporto. Nel dettaglio, nel trimestre in esame le ore di Cig (ordinaria, straordinaria, in deroga, Fondi di solidarietà) autorizzate sono state 2.160.720.000 contro le circa 70 milioni del trimestre precedente, anche se poi i beneficiari effettivi sono stati circa 5.532.000, vale a dire un numero comunque inferiore agli oltre 8 milioni per cui le ore erano state “prenotate” nel momento più alto della domanda, ad aprile.
“Va detto che già a giugno, ultimo mese del trimestre, le ore autorizzate hanno comunque registrato una flessione del 50%, a riprova sia di un miglioramento del quadro generale sia di un ricorso iniziale alla Cig (al netto di comportamenti truffaldini) superiore alle effettive necessità. Al tempo stesso, tuttavia, le rilevazioni riguardanti i diversi settori produttivi rimarcano ancora una volta le difficoltà cui saranno esposti alcuni settori produttivi quando non potranno più ricorrervi: nel manifatturiero la percentuale dei lavoratori in Cig ha toccato il 38%, nelle costruzioni il 58,6%, nell’alloggio-ristorazione il 56,9%, nel commercio il 29,6%”, si legge ancora nel rapporto.

 

Carlo Pareto

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