domenica, 15 Settembre, 2019

Ostacolo autonomie. Scontro totale nel Governo

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Nuovo strappo nel governo. Il tavolo sulle autonomie si è trasformato in un nuovo scontro all’interno della maggioranza. Un nulla di fatto che inchioda il governo davanti alle proprie divisioni che rendono l’esecutivo incapace di trovare un accordo praticamente si tutto. “Inutile sedersi a un tavolo che non funziona, con persone che il giorno prima chiudono accordi e poi cambiano idea e fanno l’opposto”, commentano fonti leghiste. “I 5 Stelle condannano il Sud all’arretratezza”, continuano le stesse fonti. Al contrario i Cinque Stelle temono che il provvedimento, così come concepito, sia una trappola per il Mezzogiorno e che possa trasformarlo a ruota di scorta del Nord. Chiari e duri i commenti pentastellati: “La Lega ha proposto di inserire le gabbie salariali, ovvero alzare gli stipendi al Nord e abbassarli al Centro-Sud. Per il M5S è totalmente inaccettabile”.

In mezzo ai due fuochi il Presidente del Consiglio tenta di fare da paciere tra i due litiganti. È ormai questo l’unico ruolo che gli resta da giocare, nonostante solo poche settimane fa, dopo le elezioni europee, avesse lanciato un severo monito ai due duellanti, minacciando di lasciare il proprio posto se fossero continuati i litigi. Non solo sono continuati, ma sono anche aumentati raggiungendo livelli mai visti. “Sull’Autonomia – ha detto Conte – sicuramente abbiamo fatto già molto lavoro e lo stiamo completando. Io ho preso un impegno: sono il garante della serietà del lavoro che stiamo facendo e del fatto che porterà ad una riforma in termini di autonomia compatibile con i principi costituzionali”. “Con l’autonomia – spiega il ministro per gli Affari regionali Erika Stefani – vogliamo valorizzare e responsabilizzare le Regioni”.  Ma il livello dello scontro e della diversità di impostazione è tutto nelle parole del viceministro Di Maio che vede nella regionalizzazione della scuola il motivo che ha portato al blocco della trattativa al tavolo del Governo. “Il tema non è l’autonomia. Il tema è che stamattina il tavolo si è bloccato sulla regionalizzazione della scuola. Noi crediamo che un bambino in Italia non scelga in quale regione nascere e non è giusto che si dica che, siccome una regione ha più soldi, i bambini che nascono lì hanno più diritto all’istruzione di altri bambini che nascono in una regione in cui ci sono meno soldi”. Insomma le autonomie era considerato un tema su cui il governo avrebbe dovuto ritrovare slancio, invece si sta trasformando in un ostacolo insormontabile.

“Le gabbie salariali – ha dichiarato Tiziana Bocchi segretaria confederale della Uil – appartengono alla preistoria del mondo del lavoro e sono il segno di un Paese votato alla povertà. Noi, invece, abbiamo il problema esattamente opposto: migliorare le condizioni di un’economia ancora asfittica. Ecco perché bisogna far crescere i salari, ovunque, ancora troppo sacrificati da una tassazione più alta della media europea e da alcuni ritardi nei rinnovi contrattuali”. “Peraltro – continua – ancora oggi, le retribuzione di fatto sono più basse al Sud, dove la contrattazione aziendale, rispetto al Nord, è poco diffusa. Se vogliamo davvero far crescere il Paese, dunque, bisogna preoccuparsi, da un lato, di fare investimenti e, dall’altro, di far aumentare il potere d’acquisto di tutti i lavoratori dipendenti e pensionati”.

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