sabato, 7 Dicembre, 2019

Padre Paolo Dall’Oglio, sei anni nel mistero

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Sei anni sono trascorsi dal rapimento di Padre Dall’Oglio in Siria. Da Raqqa, autentica città martire, dove scomparve il 29 luglio 2013, da allora più nessuna notizia certa sulla sua sorte.

A Roma, accolti dalla Presidente della Associazione Stampa Estera, Patricia Thomas, tre fratelli e sorelle del gesuita sparito nel nulla, Francesca, Immacolata e Giovanni, assieme al coordinatore dell”Associazione Giornalisti amici di Padre Dall’Oglio’, Riccardo Cristiano, hanno voluto ricordare il triste anniversario per puntare i riflettori sul loro congiunto, in primo luogo, ma in contemporanea, sulla sorte dei moltissimi scomparsi in Siria dalla lunghissima guerra civile iniziata nel 2011.

I familiari hanno ringraziato per la vicinanza del mondo istituzionale e politico, laico o religioso, e del giornalismo, ma riaffermando con decisione la necessità di uscire dai silenzi opprimenti e dalle molte, improvvise, notizie contraddittorie – alcune anche realmente spaventose – che continuano a susseguirsi.

In effetti, si è detta qualunque cosa – è stato ricordato: che il religioso-giornalista è vivo o che, all’opposto, fu raggiunto da 19 colpi d’arma da fuoco o sepolto in una fossa comune. La sua vita come simbolo della tragedia di un Paese.

L’Avanti! ne parla con Riccardo Cristiano, già corrispondente Rai dal Medio Oriente e saggista, amico di Padre Paolo e di un Paese, la Siria, che registra un dramma umanitario internazionale: 6 milioni di esuli all’estero, 1,3 milioni di sfollati interni, 60mila scomparsi, secondo le ultime stime di Amnesty International.

Riccardo Cristiano, Padre Paolo simbolo della Siria e di noi stessi

Riccardo Cristiano, il 28 luglio 2013 il religioso-giornalista rilasciò una intervista ad una tv araba. Fu il giorno prima del rapimento. Egli era a Raqqa per ‘ascoltare la società civile’, come disse, e per aiutare un confratello rapito. Sei anni da allora, in cui non si riesce a sapere nulla.
La famiglia e l’anziana mamma, peraltro, sono state ricevute da Papa Francesco proprio pochi giorni prima di recarsi negli Emirati Arabi Uniti per una importantissima dichiarazione comune con il Grande Imam di al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb.
Prestare attenzione a Paolo Dall’Oglio oggi significa prestare attenzione a tutti noi, a noi stessi, che di questa intricata vicenda siriana la figura di Paolo riassume: egli è stato espulso da Assad e sequestrato dall’Isis.
Espulso da Assad come sei milioni di siriani, e sequestrato dall’Isis come è stata sequestrata la intera Siria, che è ancora oggi sotto il regime Baath per la paura generata nel mondo dal mostro diabolico dell’Isis. Organizzazione che, peraltro, speriamo presto si giunga a capire da quale pifferaio è stata fatta venir fuori.

Padre Paolo, come simbolo del dramma di un popolo e di un paese martoriato?
L’attenzione per la persona, per l’amico, per il religioso, per il giornalista, per l’italiano, non deve far ombra al fatto che lui ha saputo conquistarsi prestigio, stima e amicizia agli occhi dei siriani, come espressione del loro problema, della loro volontà di libertà e di riconciliazione. Non si tratta di affermare la ragioni di una parte rispetto all’altra, ma di smetterla con questo gioco feroce che calpesta i diritti dei popoli per tutelare i diritti dei forti.

Si è accennato in conferenza stampa alla incredibile vicenda della valigia con alcuni effetti personali di Padre Paolo, resa nota da un collega del quotidiano cattolico francese La Croix, poi recuperata misteriosamente e consegnata solo dopo quattro anni alla famiglia. È possibile che il caso Dall’Oglio e quello di altri scomparsi in Siria nasconda e rientri in un ‘ grande gioco’ di interessi superiori, politici, e la verità sia inopportuna?
Tutto è possibile. Questa vicenda sembra manifestare, purtroppo, per come è stata rappresentata, mancanza di attenzione anche per l’ostaggio, per come ci è stata detta e raccontata. Ma sembra dire anche che, forse, dentro quella valigia ci poteva essere qualcosa che poteva interessare particolarmente qualcuno. Ecco, dirlo non costituiva un problema. Perché non dirlo? Questo, invece, costituisce un problema.

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Giovanni Dall’Oglio, nostro fratello, ‘vulcanico’ uomo di pace e di dialogo

Dottor Giovanni Dall’Oglio, lei è da tempo molto impegnato come medico in Africa. Questi sono stati e sono anni di molti silenzi, incertezza, inquietudine profonda, seppur come famiglia abbiate avuto espressioni di profonda, totale solidarietà dall’ opinione pubblica laica, cattolica, musulmani o persone e personalità di altre confessioni religiose. Anche le istituzioni hanno cercato di sostenervi – lo ricordava sua sorella Francesca -, a partire dalla Farnesina. Quattro governi si sono succeduti in Italia e la simpatia non è mancata anche dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Avete poi avuto un incontro privato con il Pontefice. Sono stati però anni di molti silenzi e notizie opposte e desolanti dal frantumato scacchiere siriano e mediorientale su Padre Paolo.
Sì, è così. Moltissime persone ci sono state e ci sono vicine e siamo loro grati, a partire dalla grande famiglia dei gesuiti. Certamente, siamo convinti che Paolo sia vivo, lo speriamo in tanti, e lo vogliamo abbracciare al più presto.
Se, invece, dovessimo avere notizie opposte e fosse accaduto il peggio, quindi la sua morte, vorremmo che ci venga detta la verità. Vogliamo avere notizie certe.
Alcuni potrebbero dire che nostro fratello era un uomo estremamente attivo, anche troppo ‘vulcanico’, ma era ed è per tutti un simbolo di pace, uomo del dialogo.
Il silenzio, invece, è doloroso, specie quando è così puntellato da tante voci e notizie cariche di contraddizioni e altri silenzi. Sì, pesa molto.

Padre Paolo è una persona, un religioso molto speciale ed apprezzato in quelle terre, ma non solo. Una sua frase che ha ricordato Riccardo Cristiano è simbolica: “Non c’è miglior protezione del buon vicinato”.
Paolo ha capito prima di tanti altri cosa sarebbe accaduto in Siria e non solo in quelle terre. Per molti, nostro fratello è quasi un profeta, una persona fuori dalla norma, anche uno ‘strano’, ma spesso per comprendere meglio la sostanza delle cose, come lui ha fatto, bisogna essere fuori dalla norma.
E per questo suo essere, per la sua azione spirituale e pratica, è profondamente apprezzato.

Roberto Pagano

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