giovedì, 2 Luglio, 2020

Palamara e Magistratura, l’ultracasta denunciata anche da Falcone

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Il magistrato Palamara ha alzato il coperchio su una pentola che bolliva da sempre. Non lo notava solo chi non voleva vedere, preferendo immaginare la magistratura e la sua Associazione come contropotere con le “mani pulite”. Si tratta invece di una ‘Ultracasta’ come descritto nel libro del giornalista de “L’Espresso” Stefano Livadiotti (Bompiani, 2009): “Uno stato nello stato – scrive – governato da fazioni che si spartiscono le poltrone in base ad una ferrea logica spartitoria e riescono a dettare l’agenda alla politica; un formidabile apparato di potere che è riuscito a blindare la cittadella della giustizia, conquistando per i propri associati un carnevale di privilegi”. Paiono parole dirompenti, difficili da pronunciare stante l’alone di sacralità che doveva ammantare l’azione spesso giustizialista di quell’apparato. E invece era tutto chiaro ai magistrati più probi, che pur esistevano ma venivano tacitati o messi in minoranza. Parliamo di Giovanni Falcone che fino dal lontano 5 novembre 1988 così si espresse: “Le correnti dell’ANM si sono trasformate in macchine elettorali, la caccia esasperata e ricorrente al voto del singolo magistrato e la difesa corporativa della categoria sono divenute le attività più significative della vita associativa; nei fatti il dibattito ideologico è scaduto a livelli intollerabili”.

Parole dimenticate negli anni e nei decenni successivi, con la magistratura militante in prima linea a fare giustizia politica sommaria degli altri, con la grancassa mediatica e populista al seguito. Doveva cominciare da sé stessa.

 

Nicola Zoller

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