giovedì, 19 Settembre, 2019

Palestina-Israele, la parola passa all’ONU

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Israele-Palestina-Onu-paceDopo i passi compiuti da diversi Paesi europei e ieri anche dall’Europarlamento con le mozioni favorevoli al riconoscimento della Palestina, la pressione internazionale sul governo israeliano di Benjamin Netanyhau si è trasferita al Palazzo di Vetro. I palestinesi hanno difatti presentato al Consiglio di sicurezza dell’Onu un progetto di risoluzione per arrivare alla pace con Israele.

Nella bozza di risoluzione i palestinesi sostengono l’urgenza di giungere ad una pace globale e duratura nell’arco di 12 mesi sulla base di un processo di ritiro dai territori Occupati da Israele nel 1967 che ponga termine all’occupazione militare entro la fine del 2017.
Il rappresentante dell’Autorità palestinese, l’ambasciatore Riyad Mansour, ha comunque manifestato la disponibilità al negoziato sul testo presentato anche per impedire un irrigidimento delle posizioni che creerebbe i presupposti per il blocco della procedura con il veto da parte degli Stati Uniti (è improbabile che la Gran Bretagna, la Francia, la Russia o la Cina in questo caso ne facciano uso).

L’Amministrazione Obama si trova dunque adesso nella scomoda posizione di dover decidere se far uso o meno del proprio diritto di veto, un atto che in questo caso verrebbe letto come un gesto di ostilità, o da parte degli israeliani, o dei palestinesi. Un evento che più volte si è ripetuto nel passato e che fino a oggi ha sempre visto le diverse Amministrazioni schierarsi a sostegno di Israele, ma che oggi potrebbe per la prima volta cambiare verso.

Pace-Palestina

La gran parte dei Governi occidentali, e ancora di più delle opinioni pubbliche, come si è visto anche col voto di ieri a Strasburgo, sono ormai stanchi del comportamento del governo di Netanyahu, degli eccessi nelle rappresaglie militari, del incessante sostegno all’allargamento delle colonie ebraiche nei Territori Occupati. Un’insofferenza – su questa linea anche l’Internazionale Socialista che si è riunita la scorsa settimana a Ginevra – che trova una vasta eco anche nell’opinione pubblica israeliana, come testimonia l’appello rivolto da un nutrito gruppo di intellettuali ai Governi europei per il riconoscimento della Palestina, e che assume tinte sempre più forti con l’avvicinarsi delle elezioni politiche previste per marzo.

Intanto in Italia ha già raccolto oltre 60 firme la mozione presentata da Pia Locatelli (PSI), presidente del Gruppo Misto in Commissione esteri, per il riconoscimento dello Stato della Palestina. La mozione è stata presentata lo scorso ottobre e distribuita ieri a tutti i parlamentari, dopo l’analogo passo compiuto dal Parlamento europeo in seduta plenaria. “Ora ci auguriamo che la discussione sulla mozione venga calendarizzata al più presto – ha affermato Locatelli -. I tempi sono maturi e siamo già in ritardo rispetto a quanto hanno fatto i parlamenti di Gran Bretagna, Irlanda, Francia e Spagna, per non parlare del riconoscimento ufficiale da parte della Svezia. Se non ci affrettiamo – ha concluso- rischiamo di essere uno degli ultimi grandi paesi europei a non aver ancora riconosciuto lo Stato palestinese”. La mozione, che non ha carattere vincolante, impegna il Governo “a riconoscere in maniera completa e definitiva lo Stato di Palestina;a compiere tutti i passi necessari, anche in considerazione del semestre italiano di Presidenza del Consiglio dell’Unione europea, affinché la questione venga posta all’ordine del giorno in tutti i Paesi membri dell’Unione europea; a farsi maggiormente parte attiva nel sostenere il processo di pace tra Israele e Palestina, sulla base delle risoluzioni ONU e dell’esperienza consolidata nel corso del lungo e travagliato processo di pace”.

Il ministro degli esteri israeliano Avigdor Lieberman ha definito la Risoluzione presentata la notte scorsa dai palestinesi nel Consiglio di sicurezza dell’Onu un’“altra mossa aggressiva.  Abu Mazen – secondo il responsabile della diplomazia israeliana – sta guidando un’operazione il cui obiettivo è la censura di Israele. Ma non ci saranno benefici per i palestinesi, bensì – ha minacciato – l’opposto”.

Armando Marchio

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