venerdì, 26 Febbraio, 2021
Direttore Responsabile Mauro Del Bue

Pandemia e libertà costituzionali

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Il mondo globalizzato sta attraversando un doloroso e difficile momento, che sta mettendo i cittadini e le istituzioni democratiche del nostro Paese e dell’intero Occidente davanti ad una situazione di totale incertezza. Quanto sembrava scontato fino a poco tempo addietro, si sta frammentando. Il riferimento è a ciò che è sancito nei principi fondamentali della nostra Costituzione: Art. 2 “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali, ove svolge la sua personalità”; art. 16 “Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo limitazioni che la legge stabilisce per motivi di sanità o di sicurezza”; art. 41 “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. Il Sars-Covid 2 è un virus di origine sconosciuta, che deve essere contrastato con ogni forza e soprattutto con l’ausilio della tecnica. In questa situazione ogni cittadino ha il dovere, anzitutto morale, di assumere comportamenti finalizzati ad impedirne la proliferazione; dal canto loro i governanti hanno il dovere di assumere ogni decisione idonea a tutelare l’integrità fisica delle persone che risiedono sul suolo della Repubblica. Questo dovere, però, incontra un limite invalicabile nei principi fondamentali sanciti nella Carta Costituzionale sopra richiamati.

 

Dall’inizio della pandemia si assiste nel nostro Paese (e non solo) ad una confusione generalizzata. Si è partiti dal mese di febbraio con spot pubblicitari del Governo, in onda sulle principi reti televisive, che minimizzando gli effetti del virus, incitavano alla assidua frequentazione dei locali pubblici, per arrivare all’adozione di invadenti provvedimenti, profondamente restrittivi della libertà personale. La Carta Costituzionale merita di essere rispettata sempre e non di essere utilizzata solo allorquando torna utile per fini prettamente propagandistici. Il c.d. “DL di Natale”, e deve presumersi anche i prossimi che saranno a seguire, ha in primis, mediante il richiamo all’articolo 1, comma 2, del decreto-legge 2 dicembre 2020, n. 158, stabilito che: “dal 21 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021 è vietato, nell’ambito del territorio nazionale, ogni spostamento in entrata e in uscita tra i territori di diverse regioni o province autonome, e nelle giornate del 25 e del 26 dicembre 2020 e del 1° gennaio 2021 è vietato altresì ogni spostamento tra comuni, salvi gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute. E’ comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione, con esclusione degli spostamenti verso le seconde case ubicate in altra Regione o Provincia autonoma e, nelle giornate del 25 e 26 dicembre 2020 e del 1° gennaio 2021, anche ubicate in altro Comune, ai quali si applicano i predetti divieti”, per poi consentire “lo spostamento verso una sola abitazione privata, ubicata nella medesima regione, una sola volta al giorno, in un arco temporale compreso fra le ore 05,00 e le ore 22,00, e nei limiti di due persone, ulteriori rispetto a quelle ivi già conviventi, oltre ai minori di anni 14 sui quali tali persone esercitino la potestà genitoriale e alle persone disabili o non autosufficienti conviventi” (Cfr. Decreto Legge 18 dicembre 2020 n.172, art. 1). In forza di tale norma – emanata nella piena consapevolezza che la quasi totalità dei contagi, sono contagi domestici, come ripetutamente affermato dalla comunità scientifica – si è consentito di recarsi all’interno di una casa privata, una volta al giorno, accompagnati da tutti i familiari conviventi, oltre due persone non conviventi, si è consentito ai benestanti recarsi presso le seconde case, non si è consentito, però, ai liberi cittadini di recarsi, in assoluta sicurezza, in spiaggia, in campagna, nel bosco, in montagna ecc. In sostanza si è consentito ciò che è in grado di agevolare la proliferazione del virus, minando la salute cittadini e, al contempo, si è vietato ciò che, invece, può arginarne la diffusione. Assistiamo, da tempo, al ripetersi di una retorica spicciola, in cui sovente si invoca il ritorno ai “valori”.

 

Quali sono questi “valori”? Non è forse uno di questi la Libertà, per cui tanti italiani hanno combattuto e hanno dato la propria vita? La tenuta dei valori democratici si vede nei momenti di crisi, non certo nella tranquillità. E’ significativo che le Nazioni che hanno aiutato l’Europa a venir fuori dalle dittature instauratesi nel secolo scorso, siano quelle in cui la pandemia ha meno inciso sulle libertà democratiche. Senz’altro suona come giusto che il Governo adotti provvedimenti limitativi della libertà personale per motivi di salute, epperò se tali provvedimenti vengono adottati al di fuori del dettato costituzionale, vietando ciò che non può minimamente compromettere la salute dei cittadini, gli stessi non possono non essere considerati come incostituzionali e contrasti con ogni mezzo. Risulta facile fare apparire tale questione come una questione di “lana caprina”, trincerandosi dietro il pericolo dell’incolumità della vita e giustificare ogni provvedimento, benché privo di adeguata motivazione. Ma così non è. Assecondare l’erosione delle libertà democratiche, in nome di una immotivata tutela dei diritti assoluti, siano essi attinenti alla personalità o al patrimonio, significa commettere errori già compiuti nel passato.

 

Ogni forza che intenda richiamarsi agli ideali socialisti, in quanto, anzitutto, vestale della libertà, ha il dovere di denunciare ogni lesione dei principi fondamentali posti a presidio della persona umana, che con sacrifici, oggi impensabili, i nostri padri hanno tenacemente edificato e ciò al precipuo fine di svegliare le coscienze sopite e provare a ritrovare il consenso di un popolo stanco e frastornato da così tanto rumore, condizione, questa, indispensabile per dare una nuova prospettiva ad un Paese che annaspa tra le sabbie mobili della pandemia.

 

Avv. Michele Ventresca

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