sabato, 28 Novembre, 2020

Pandemia: proviamo a tenere sotto controllo la paura

0

Il professore di Microbiologia e Virologia all’Università di Padova Giorgio Palù in una recentissima intervista sul Coronavirus ha affermato «che indubbiamente siamo di fronte a una seconda ondata della pandemia, ma… quello che veramente conta è sapere quante persone arrivano in terapia intensiva: è questo numero che dà la reale dimensione della gravità della situazione. In ogni caso – ha continuato – questo virus ha una letalità relativamente bassa, può uccidere, ma non è la peste».Tanto per intenderci quella che nel 1300 causò la morte di circa 20 milioni di Europei o la pandemia “Spagnola” che tra il 1918 e 1919 procurò la

morte di 50 milioni di vittime nel mondo e di 600 mila solo in Italia. «C’è tanto allarmismo» ha precisato, eppure si dice contrario a nuovi lockdown: «Sono contrario come cittadino perché sarebbe un suicidio per la nostra economia; come scienziato perché penalizzerebbe l’educazione dei giovani, che sono il nostro futuro, e come medico perché vorrebbe dire che malati, affetti da altre patologie, specialmente tumori, non avrebbero accesso alle cure. Tutto questo a fronte di una malattia, la Covid-19, che, tutto sommato ha una bassa letalità. Cioè non è così mortale. Dobbiamo porre un freno a questa isteria».

Sono frasi difficilmente digeribili dall’opinione pubblica tanto allertata in questa settimane d’autunno, ma recentemente anche un altro scienziato, l’antropologo Duccio Canestrini, si era impegnato a farci meditare, e – senza dimenticare le sofferenze dei malati e delle vittime di Covid – affermava che andava «evitata una psicosi collettiva» originata da una sorta di retorica guerresca che mette fuori gioco reti comunitarie, sociali e amicali.

Ora io non sono uno scienziato tecnico, ho studiato invece qualche trattato di scienza politica, e in questo senso ho esaminato una fresca opera della studiosa americana Martha Nussbaum, “La monarchia della paura”, edita da il Mulino. Si ricorda il presidente Usa Franklin Delano Roosvelt e la sua frase profetica: «Non dobbiamo avere paura di nulla se non della paura». Prevedeva quanti danni avrebbe fatto alla democrazia e alla visione progressista della società la coltivazione maniacale della paura. Non casualmente Nussbaum afferma che «la paura è essenzialmente reazionaria e solo partendo da essa si possono capire la rabbia, il disgusto e l’invidia, che sono poi i sentimenti che meglio di altri spiegano l’ondata populista e anti-liberale della politica contemporanea». Anche col Covid la paura prende più la pancia che la testa di noi cittadini, e forse a poco servono le sopra menzionate osservazioni del medico e dell’antropologo. Qui mi sovviene anche un conciso ma ugualmente grande racconto di Federico De Roberto, intitolato proprio “La paura”, nel quale un valoroso soldato piuttosto di affrontare una insana operazione militare preferisce spararsi un colpo al cervello.

Anche noi dovremmo evitare di suicidarci o di pensare sempre e comunque al peggio, provando a tenere sotto controllo il panico, trasformando l’ansia o addirittura la furia che ci assale in «pratiche di speranza», evitando così – suggerisce ancora Nussbaum – le conseguenze nefaste della paura.

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply