lunedì, 30 Marzo, 2020

Paolo Cristoni
Per una sinistra liberale democratica e socialdemocratica

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Qualche appunto sul voto in Emilia Romagna, sui risultati e sul panorama politico nazionale che si presenterà a noi fra qualche settimana con la apertura delle elezioni regionali in 5 regioni e di qualche città importante.
Se assumiamo il vecchio lessico politico la destra, egemonizzata da Salvini è forte e ben insediata nel territorio, anche al sud.
Come in provincia di Mo dove la montagna e bassa, con qualche eccezione, cingono la città con maggioranze di destra da record. In Regione Emilia Romagna Piacenza, Ferrara, Rimini, Faenza donano a Bologna, Modena, Reggio Emilia e Ravenna hanno il primate della resistenza e danno a Bonaccini il sorpasso sulla Borgonzoni.
Bonaccini comunque ha costruito in proprio la vittoria con un PD in ricrescita e con la partecipazione di altre cinque liste collegate.

Definire la vittoria “in proprio” non vuole essere esaltazione di un leader ne detrazione dei partiti – civiche collegate. Anzi, Bonaccini ha il merito di aver ripristinato il valore della piazza, dell’ascolto e del confronto sul valore del buon governo locale.
Ma è riuscito a far percepire una novità a breve passibile di un cambio di marcia nella prospettiva di alleanze che rompano l’accerchiamento della nuova destra Salvinista.
Primo punto: avverrà la nomina della nuova giunta regionale e l’avvio delle nomine negli enti collegati.
Dare una svolta contro burocrazia e lentezze decisionali, riavviare il processo di ammodernamento e di unificazione dei comuni chiamando tutti ad un patto democratico globale sarebbe un importante segno per continuare il percorso avviato in campagna elettorale.
Così come utilizzare nel disegno istituzionale tutte le forze e le energie che hanno permesso di vincere e di dimostrare che la lista Bonaccini non era un escamotage, ma una vera novità per mandare in soffitta il sistema del partito padrone.
Quella lista ha eletto protagonisti di Italia viva e di Azione a dimostrazione che pluralismo e democrazia nel centro sinistra si possono ottenere a differenza di Salvini che cannibalizza Forza Italia e tiene sotto controllo la Meloni.
E il centro sinistra plurale si fa con tutti non a giorni alterni, ma con programmi e proposte discusse e alla cui realizzazione vengono chiamati i protagonisti in campo: partiti e liste civiche.
Secondo punto: per la prospettiva si fanno circolare idee fumose e appelli general – generici. Zingaretti ne ha lanciato uno, la giovane record di preferenze un altro. Ma è la unità delle forze progressiste, con quali confini, con quale caduta di pregiudiziali ideologiche?
La via riformista socialista, socialdemocratica, liberale, ambientalista e dei diritti e doveri è questa o sono altre?
Senza preclusioni, ma se si vuole cambiare davvero si deve comincia da qui. Senza governo non esiste alternativa. E per poter governare in democrazia sono questi i compiti e gli impegni da assumere.
E per governare nelle regioni Puglia, Campania, Toscana, Marche e nelle grandi città il modello della nostra sfida al futuro sta nelle alleanze. Una seconda gamba del centro sinistra è un tema che ci riguarda.
La esperienza di Più Europa non va liquidata ma può essere un incubatore di un processo di aggregazione larga. Ha portato energie nuove, ma un caos di voci e di idee a colore culturale difficilmente assimilabili per un programma di governo. Sui singoli temi, con gruppi di lavoro il cantiere rimane aperto.
Per le alleanze di governo per le regioni, con pieno rispetto delle autonomie locali, una riflessione va fatta per il valore nazionale che esse assumono.
Le sardine sono in movimento. Non vanno strumentalizzate, ma dobbiamo essere interlocutori partecipando al loro dibattito. Italia Viva ha impostato il suo programma. Azione ha già dato le linee in attesa di organizzazione.
Ad ognuno calza a pennello l’Europa antipopulista, economica e sociale, antiburocratica. Dobbiamo anche noi inserisci in questo cantiere con l’idea di costruire un solo impianto politico – programmatico.
Il PD non può essere il nostro riferimento strumentale e organizzativo. A sinistra va bene, ma in liste autonome e collegate. Il centro sinistra originario è quello Moro – Nenni. O il PD vira sul modello europeo (PSE) o noi PSI siamo nel secondo polo come la lista Bonaccini ha tracciato.
Discutiamo serenamente senza pretesa di strafare con inutile forzature, ma con idee innovative nel solco del pluralismo tracciato dalle elezioni in Emilia Romagna.
Non ho modello, ma un salto nel secolo nuovo segnato dalla fine della egemonia del PD sulla sinistra, ma anche dal campo aperto della costruzione di una sinistra liberale democratica e socialdemocratica.

Paolo Cristoni

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