mercoledì, 22 Maggio, 2019

Parigi brucia

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«Paris brennt?». «Parigi brucia?». Queste le parole che Adolf Hitler rivolse al generale Dietrich von Choltitz nell’agosto del 1944. Il militare tedesco, da poco nominato Governatore militare della capitale francese, disobbedì più volte agli ordini del Führer di distruggere, incendiandola, Parigi, affinché gli alleati si fossero trovati per le mani solamente un cumulo di macerie. Entrambi, infatti, nel bene o nel male, si rendevano conto di cosa rappresentasse una città del genere agli occhi del mondo.
Lunedì 15 aprile la Cattedrale di Notre-Dame è stata divorata dalle fiamme, vittima di un disastroso incendio. Ma non si tratta solo di un terribile rogo che ha compromesso irrimediabilmente un quello che è un luogo dal valore artistico inestimabile. «Notre-Dame brucia», purtroppo, è anzitutto una crudele sineddoche, poiché ad ardere è anche l’Europa tutta, che ha visto devastata una delle culle su cui erano sorti i suoi valori, le sue radici.

Tra quelle pietre, attraverso il magistero di Léonin e Pérotin, mosse i primi passi la polifonia, momento fondamentale per il progresso dell’arte euterpea. All’ombra di Notre-Dame, grazie alle speculazioni di Alberto Magno e di Tommaso d’Aquino, ebbe luogo una delle tappe indispensabili per lo sviluppo del pensiero occidentale. Di lì passo anche lo spartiacque della Rivoluzione; i canti inneggianti all’Être suprême vennero accompagnati proprio dall’organo della Cattedrale, la quale, venendo emancipata dal culto cattolico, divenne, in quegli anni che sconvolsero il mondo, Temple de la Raison.

In questa catastrofe artistica e culturale c’è chi ha visto in primis la distruzione di uno dei luoghi fondamentali della cristianità. Visione che può essere lecita, ma che è lungi dall’essere totalizzante per la famiglia socialista, famiglia che ha a cuore gli ideali, mai troppo affermati, della laicità e del progressismo. L’incendio che ha divorato la Cattedrale ha rammentato con una violenza fuori dal comune che ad essere compromessi in questo momento storico non sono soltanto le volte e la celeberrima flèche, ma anche i valori su cui è fondata la Comunità Europea, valori che per essere conseguiti hanno avuto bisogno di un lungo e accidentato progresso storico, di cui l’emblematico monumento parigino è stato testimone come pochi altri.

Ricostruire collettivamente Notre-Dame, farla risorgere dalle proprie rovine, significa anche ribadire quei principi comunitari che al giorno d’oggi vengono pericolosamente messi in dubbio dai movimenti sovranisti che imperversano in ogni stato d’Europa; significa ripetere fino allo stremo e senza sosta, quelle parole il cui contenuto trascende ogni possibile confine: Liberté, Égalité, Fraternité.

Nell’apertura di quella bizzarra e splendida pellicola che è On connaît la chanson di Alain Resnais, il generale von Choltitz, dopo avere ricevuto la famigerata telefonata dal Führer che ordinava la distruzione della città di cui era Governatore, intona «J’ai deux amours, mon pays et Paris». Ecco, il refrain di quella vecchia canzone di Joséphine Baker, esprime nel miglior modo, la sincera vicinanza dei giovani socialisti italiani nei confronti dei cugini d’oltralpe.

Amedeo Roncato
Responsabile Questioni di Teoria Socialista della Segreteria Nazionale FGS

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