mercoledì, 24 Aprile, 2019

Parigi Roubaix, l’Enfer du Nord. 257 chilometri di pura fatica

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Da tempo non si parte più da Parigi. I corridori si raduneranno a Compiègne, come per secoli hanno fatto gli eserciti francesi, compresa la Grande Armée di Napoleone, e da lì domenica mattina pedaleranno verso Roubaix. All’inizio ordinatamente, ma solo per poco, quasi subito ci sarà certamente chi si dannerà l’anima per uscire dal gruppo ed entrare nel vivo dell’Inferno del Nord, la Parigi-Roubaix.
Il termine Enfer du Nord fu coniato da Maurice Garin, francese nato valdostano, vincitore della seconda edizione del 1897 e di quella del 1898.
La gara invece fu concepita un anno prima, nel 1896, per volere di Théodore Vienne e Maurice Perez, imprenditori tessili di Roubaix, che avevano appena costruito su progetto dell’architetto Dupire un velodromo in cemento di 333,33 metri e che riuscirono ad organizzare la corsa con il sostegno del giornale Le Vèlo. Vinse il tedesco Fisher ed i teutonici dovranno attendere il 2015 con Degenkolb per vedere ancora uno di loro gioire sul traguardo.
Il percorso si snoda in Piccardia e misura 257 chilometri, di cui 54,5 in pavé, suddivisi in 29 settori.
Il ciclismo non dimentica mai i suoi figli e l’organizzazione ha inserito nella prima parte del tracciato un ossequioso passaggio a Viesly, davanti alla stele commemorativa di Michael Goolaert, deceduto a soli ventitre anni durante l’edizione del 2018 in seguito ad un maledetto arresto cardiaco, crollato mentre si destreggiava sulle pietre.
La strada che rimane da percorrere è poi quella di sempre, si va in su verso settentrione ed il confine belga, affrontando carreggiate più o meno malmesse che appartengono alla leggenda di questa corsa e che saranno decisive per incoronare il vincitore dell’edizione numero 117: la Foresta di Aremberg, il pavè di Mons en Pévèle, il mitico Carrefour de l’Arbre.
La prima selezione senza dubbio alla Foresta di Aremberg, primo girone dell’ Enfer du Nord, dove i nostri dannati entreranno dopo aver metaforicamente superato un passaggio a livello nella antistante zona mineraria dismessa. Da queste parti una volta gli uomini vivevano vite sotterranee respirando polvere di carbone mentre in superficie le donne tiravano avanti allevando le successive generazioni di minatori. Oggi è zona museale che la domenica prima di Pasqua, quando passa la Roubaix, chiama a raccolta il popolo del ciclismo, per somministrare ai corridori suffragi ed ovazioni.
Chi non riuscirà ad emergere tra i primi dalle betulle di Aremberg la Roubaix probabilmente l’avrà già persa. A qualcuno purtroppo andrà peggio poiché dentro la Foresta le cadute ed i guasti meccanici sono frequenti. Ne sa qualcosa il belga Museeuw che nel 1998 cadde rovinosamente. Ginocchio rotto, ferita infetta, la cancrena che si fa strada, l’amputazione della gamba evitata per un niente. Nel 1999 tornò e vinse.
Anche il pavè di Mons en Pévèle regalerà emozioni. Il pavé è perfido e per averne ragione bisogna riuscire a fare gran velocità su un sottile filo di incertezze e di pericoli. Soli in pochi riescono a farlo. In questo caso sono tre chilometri di sofferenza a meno di 50 dal velodromo, con curve, controcurve, sottili discese e leggere salite che rendono il tratto cruciale per chi coltiva ambizioni di vittoria.
In termini di difficoltà chiude un altro 5 stelle (i tratti in pavè sono catalogati da una a cinque stelle secondo la difficoltà) il Carrefour de l’Arbre. Il fondo è irregolare, traditore. Qui se occorre si farà l’ultima conta.
Infine il velodromo. Oggi il pubblico consuma l’attesa sul maxi-schermo, prima lo faceva con la diretta radiofonica, prima ancora chiacchierando e sbocconcellando ficelle picarde: crepes gratinate con funghi, prosciutto e scalogno.
Il momento clou, l’emozione maggiore, non è data però dal passaggio sul traguardo o dall’ultimo duello allo sprint di uomini resi irriconoscibili da strati di polvere o di fango.
No, la magia avviene prima, all’ingresso del velodromo.
La testa della corsa sta per entrare, il silenzio si fa assoluto, il tempo è sospeso. Quando la prima ruota fa capolino sulla pista un boato assoluto sale al cielo. Poi la campana degli ultimi 500 metri e qualcuno che passerà per primo sulla vernice scrostata del traguardo.
Il campione del mondo Peter Sagan cercherà un prestigioso bis. Tutti gli altri cercheranno di impedirlo. In prima fila Kristoff, Degenkolb, Greg Van Avermaet, Oliver Naesen, Wout Van Aert, Stybar, Mohoric.
Gli italiani iscritti sono una manciata ma agguerriti, i più forti vengono dal Trentino: Oss, Moscon, Trentin.
Occhio a Sep Vanmarke ed a Langenveld, è la coppia della Ef Drapac che al Fiandre si è sacrificata per Bettiol e che ha dimostrato di essere in gran forma.
Ma l’abbiamo detto, per uscire vivi dall’ Enfer du Nord la forma non basta. Il belga Tom Boonen, uno dei due ad averla vinta quattro volte, nel 2009 ha detto: «È tutta una questione di sopravvivenza. Sapevo di non stare bene, ma forse gli altri stavano peggio».

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