venerdì, 30 Ottobre, 2020

Parla Abdessamad Dialmy, l’Islam e le nuove lotte di genere

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《Le persone LGBT musulmane rivendicano il loro diritto a muoversi dalle periferie sociali all’interno dello spazio pubblico, mantenendo la propria identità e la propria fede. Parallelamente alla nascita di questa nuova esigenza, si assiste, però, a una crescente narrazione omofoba in tutto il mondo arabo-islamico. La paura del diverso affonda le proprie radici non solo nella religione ma anche nella cultura patriarcale, nonostante i tentativi di secolarizzazione da parte di alcuni Stati come il Marocco, la Tunisia e il Libano》.

 

Abdessamad Dialmy, sociologo marocchino ed ex professore alle università di Rabat e Fes, si occupa da oltre trent’anni dei complessi intrecci che intercorrono fra Islam e le nuove lotte di genere nel mondo arabo-sunnita. Una ricerca complessa e pericolosa che prosegue, sul filo delle minacce di morte, nel suo articolo “Transitional LGBT in Morocco: between Islam and Human Rights” che uscirà nelle prossime settimane sul “Dynamic of Inclusion and Exclusion in the MENA Region: Minorities, Subalternity and Resistance”, pubblicato dalla Hanns Seidel Foundation.

 

Professore, a cosa si deve la nascente rivoluzione arcobaleno nei Paesi a maggioranza musulmana?
Il motore principale è la necessità da parte delle persone LGBT di reclamare la propria identità in nome della religione islamica. Una rivendicazione che nasce a partire dagli anni Novanta, dopo che l’Oms ha depennato l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali. A partire da questa data, omosessuali, transgender e transessuali hanno cominciato a non percepirsi più come individui malati, da tenere nascosti agli occhi della società.

 

E poi è arrivato Internet.
Esatto. La Rete prima e i social media dopo hanno dato un forte impulso a quella che può essere definita come la “globalizzazione dei diritti umani”. Ma soprattutto ha fornito un luogo virtuale in cui confrontarsi, incontrarsi, organizzarsi ed esprimere se stessi sia come individui che come comunità. Il tentativo di dotarsi di un coordinamento fra i vari gruppi ha portato, però, a una minore accettazione di questa realtà emergente da parte della società.

 

Eppure l’epoca d’oro del mondo offre una narrazione diversa dell’omosessualità.
Secondo lo studioso medievale Ibn al-Hazm l’amore fra due uomini e due donne è possibile e che nel Corano e negli ahadith non esiste un’esplicità condanna dei rapporti omoerotici vissuti come atti individuali, mentre per il teologo del XII secolo Umar al-Zamakhchari era oggetto di condanna solo la shahwa, il desiderio senza amore . Nell’immaginario religioso popolare marocchino, addirittura, Ali Ben Hamdouch e Ali Dghoughi sono due santi omosessuali e le celebrazioni annuali in loro onore sono un’occasione di incontro per le persone LGBT.

 

Esiste, quindi, la possibilità di una conciliazione fra Islam e diritti delle persone LGBT?
Certo, a patto di accettare che fra essere credenti e omosessuali non esiste contraddizione. L’ijtihad, lo sforzo che si incontra nell’interpretazione dei testi sacri, rappresenta uno strumento molto importante. Un’altra strada è rappresentata dal sufismo, l’ascetica musulmana, che afferma che Dio ha creato i diversi orientamenti sessuali e, dunque, la diversità deve essere accettata.

 

Essere lesbiche è più duro che essere gay?
In realtà è il contrario. Due omosessuali, secondo la cultura patriarcale, degraderebbero la loro mascolinità perché si trasformerebbero in donne e, quindi, in esseri socialmente inferiori. I rapporti omoerotici femminili, invece, sono visti piuttosto come un gioco perché non c’è rischio di deflorazione. Diversa è la situazione delle persone transgender: le operazioni chirurgiche sono ammesse solo nel caso in cui si nasca con due sessi.

 

Qual è il rapporto fra femminismo e rivendicazioni LGBT?
Le femministe sono convinte che supportare le rivendicazioni LGBT possa influire negativamente sul riconoscimento delle loro istanze all’interno della società. Per questo non accettano di unirsi con gay, lesbiche e trans contro le leggi del patriarcato

 

L’educazione sessuale può giocare un ruolo chiave nel riconoscimento dei vari orientamenti sessuali?
Sì, ma è solo un mezzo. Prima è necessario accettare tutte le sessualità e riconoscerle come diritti della persona.

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