martedì, 20 Ottobre, 2020

Parla Claudio Cesaroni: “Detentori dell’identità socialista”

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Michele Emiliano, alla fine e malgrado la paura di perdere, ce l’ha fatta a riconquistare la poltrona di presidente della regione Puglia. L’alleanza di centrosinistra, infatti, ha ottenuto il 46,78 per cento dei voti, con più di 8 punti di distacco da Raffaele Fitto, ex ministro ed ex presidente della Puglia, schierato dalla destra nel tentativo – che le urne hanno dimostrato essere velleitario – di rivestire il ruolo dell’Iceberg che affondò il Titanic. Al contrario, i rivali di Emiliano si sono esibiti nella loro migliore interpretazione di quei pifferi di montagna che andarono per suonar e furono suonati.
Quattordici gli alleati schierati da Emiliano per questa tornata elettorale. Il Partito Socialista era presente col proprio simbolo nella lista Puglia Solidale e Verde, composta anche da La Forza della Puglia, Europa Verde e Sinistra Italiana, lista che ha ottenuto 63.725 voti pari al 3,80 per cento delle preferenze, arrivando a un passo dalla fatica soglia del 4 per cento che avrebbe permesso di eleggere almeno un consigliere.

 

Sui risultati del Partito Socialista, abbiamo intervistato Claudio Cesaroni, segretario regionale della Puglia.

E’ stato un buon risultato, anche se è mancato un pugno di voti a eleggere un consigliere, oppure si poteva fare di più?
«Si può sempre far meglio, ma ottimo è nemico del bene. Abbiamo rimesso in campo il simbolo del partito, come da indicazioni della Direzione Nazionale, e siamo riusciti a mettere in piedi una alleanza che ha sfiorato i 65mila consensi. In un’altra regione avremmo eletto. Di certo, l’impegno di chi si proclama socialista al cento per cento e vota fuori non ha aiutato».

Anche se non ha eletti in consiglio regionale, Puglia Solidale e Verde ha un’anima socialista che non mancherà di farsi sentire all’interno dell’alleanza di centrosinistra che ha rieletto Emiliano. Quali i problemi immediati, quali le istanze più urgenti?
«Noi socialisti abbiamo posto, già da qualche anno, al presidente Emiliano alcuni punti fondamentali su alcune gestioni che oggettivamente non stanno funzionando.
In agricoltura bisogna attuare un piano di investimenti e programmazione che passi anche dalla meccanizzazione per migliorare i processi produttivi, eliminare la piaga del caporalato e fornire una formazione quanto più vicina al 4.0.
La sanità ha visto una diminuzione dovuta al Decreto ministeriale numero 70, ma va immediatamente fatto un cambio di rotta. Il Covid ci ha insegnato che non tutte le persone possono andare in ospedale e per questo siamo per la massima diffusione della telemedicina con utilizzo di nuove tecnologie e assistenza domiciliare. Siamo per l’umanizzazione della sanità senza “appaltare” interi comparti alla sanità privata.
Per Taranto vi è bisogno di una nuova direzione con un piano di investimenti nazionale e internazionale che passi non solo da New Deal ma dallo sviluppo tanto del turismo quanto del commercio, attraverso anche un asset strategico di porti e infrastrutture.
Pensiamo, ad esempio, allo sviluppo di infrastrutture e porti in accordo con quelli già esistenti in una alleanza strategica tra Calabria, Puglia e Campania».

 

Cosa è cambiato rispetto a cinque anni fa? Questo risultato elettorale fa ben sperare per il futuro del Partito in Puglia? Come si sta preparando per affrontare le sfide del futuro?
«Dopo questa tornata elettorale tutti parlano di “eco socialismo” da Fratoianni a Civati. Ma questa volta dobbiamo essere protagonisti nell’essere i detentori dell’identità socialista italiana. Sui territori vi è molto fermento, specie al livello dei candidati che vogliono prontamente riorganizzarsi. Ma prima bisogna capire chi, nel nostro partito, è disposto a lottare all’interno e chi vuole fare il libero».

 

Antonio Salvatore Sassu

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