lunedì, 28 Settembre, 2020

Parla Luca Fantò: “La scuola statale punto di riferimento”

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Il recente decreto sulla scuola ai tempi del Coronavirus apre nuovi scenari, anche se rischia di aggravare vecchi e mai risolti problemi. In questo periodo il governo naviga a vista, ma il ministro dell’Istruzione è stato chiaro: chi deve fare l’esame, in qualche modo lo farà. Gli altri studenti sono già tutti promossi, ed eventuali lacune saranno recuperate il prossimo anno scolastico, che inizierà quando e se inizierà.
Per sapere come si svolgeranno gli esami, per esempio, bisognerà aspettare il prossimo 18 maggio. Tra le idee che stanno prendendo corpo, c’è quella di dare maggior peso e spazio alla didattica a distanza, l’unica àncora di salvataggio in questi giorni di quarantena.
Quello dell’istruzione è un tema caldo per noi socialisti, su cui sono intervenuti il segretario Maraio e il senatore Nencini. Noi abbiamo intervistato Luca Fantò, componente della Direzione nazionale del Partito, e referente per scuola, università e ricerca.


Come giudichi il recente decreto per la scuola?

Il giudizio non può che essere complesso, infatti l’approccio della ministra Azzolina per ciò che riguarda gli impegni strettamente legati alla didattica è condivisibile. Il Governo ha stanziato 85 milioni per la scuola, per permettere a tutti gli alunni di usufruire del servizio di didattica a distanza che i docenti hanno immediatamente attivato nei primissimi giorni di sospensione delle attività.

 

C’è qualche carenza?
Certamente. Le 4500 assunzioni per coprire i posti resi vacanti dai pensionamenti della “quota 100”: poco più che una goccia nel mare del precariato che flagella la scuola pubblica ormai da decenni.


Quali sono le proposte del Partito Socialista?

Noi socialisti riteniamo sia fondamentale stabilizzare il personale precario, non solo per dare certezze a decine di migliaia di insegnanti che ogni anno coprono i posti vacanti, ma anche e soprattutto per garantire la continuità didattica che è fondamento di un’istruzione efficace. Il PSI, quindi, deve farsi promotore politico di un’azione legislativa volta a risolvere il problema del precariato scolastico, chiamando intorno ad un tavolo tutte le forze a cui sta a cuore la soluzione di tale problema.


In che cosa il Governo poteva e doveva essere più coraggioso?

Al Governo è mancato il coraggio di investire sulla scuola pubblica in maniera più significativa.


Già si ipotizza che per il prossimo anno scolastico – ammesso che inizi regolarmente, cosa che a oggi non sappiamo -, potrebbe essere adottato l’obbligo della distanza di sicurezza. Ma gli istituti scolastici hanno spazi adeguati a sufficienza? Penso alle classi – pollaio o alla ricreazione.

Assolutamente no. Gli spazi non erano sufficienti prima del coronavirus e tanto meno lo sono oggi e lo saranno domani se non si deciderà di imporre un numero massimo di alunni per aula, un numero che per nessuna ragione dovrebbe superare le venti unità. Oggi si trovano, anche alle superiori, classi di 28-30 alunni a cui si aggiunge un docente e spesso anche insegnanti di sostegno. Non siamo ai tempi dei 50 alunni del libro “Cuore” ma poco ci manca…


In questo frangente la didattica a distanza è stata la chiave di volta per non bruciare l’anno scolastico. Come hanno risposto i professori?

I docenti hanno reagito in maniera esemplare. Obiettivo di un’azione di delegittimazione ancora in atto, ma che affonda le radici indietro nel tempo, ai tempi dei governi berlusconiani, ai tempi in cui le forze neoliberiste hanno cercato (e stanno ancora cercando) di trasformare la scuola statale in uno sterile parcheggio per i figli degli ultimi, la scuola statale sta dimostrando, invece, di essere un punto di riferimento per l’intera cittadinanza. I docenti, appena attivata la sospensione delle lezioni, hanno acceso i loro computer ed hanno stabilito un contatto con i propri alunni. La didattica a distanza si è dimostrata un valido surrogato a quella in presenza. Dalla scuola primaria, alla secondari di I e II grado, la didattica a distanza è iniziata subito, è stato quasi il risultato di un moto spontaneo partito dai docenti già prima che Dirigenti Scolastici e Ministero si attivassero per ufficializzarne l’avvio.

La quarantena ha messo in rilievo, casomai ce ne fosse stato il bisogno, il divario esistente nel Paese. Cioè, ci sono ragazzi che hanno a disposizione il meglio della tecnologia e altri che ne sono completamente sprovvisti. Come risolvere il problema?
Noi socialisti abbiamo sostenuto sin dall’inizio dell’emergenza la necessità di individuare fondi per permettere agli istituti scolastici un servizio di comodato d’uso per fornire hardware a tutti gli alunni. I fondi sono arrivati e le scuole hanno ora le disponibilità necessarie. La Rai è già molto attiva nel campo dell’educazione, il PSI, poi la Lega ed infine le altre forze politiche hanno chiesto un ulteriore sforzo all’azienda affinché dedichi un canale alla didattica a distanza.
Ciò ha maggior rilevanza ora che, a fronte del parere dato ieri dagli esperti del Ministero della salute alla ministra Azzolina, far riprendere le lezioni in presenza per questo anno scolastico probabilmente non sarà possibile. Inoltre, il PSI propone la creazione di una piattaforma nazionale per la didattica, gestita dal Ministero senza il sostegno di società private.

L’uso della didattica a distanza è una scelta obbligata per il futuro?
La didattica a distanza si sta rivelando un ottimo supporto tecnico per le attività didattiche; un ottimo supporto ma assolutamente non in grado di sostituire la didattica in presenza.


Perché?

La didattica in presenza garantisce un contatto docente discente non presente nella didattica a distanza. L’insegnamento si fonda su tale rapporto che, all’interno dell’aula, assume una valenza esclusiva e peculiare.


Come cambierà la scuola dopo questa emergenza?

Innanzitutto è necessario sottolineare come questa crisi abbia ulteriormente dimostrato quanto l’istruzione debba rimanere pubblica e statale. La regionalizzazione dell’istruzione è una iattura che va assolutamente evitata. Alla ripresa delle lezioni in presenza, che tutti i docenti aspettano con ansia, la scuola sarà più efficace. Più efficace grazie a questa emergenza che ha migliorato, quasi perfezionato, la capacità dell’intero corpo docente di usare lo strumento telematico. “Domani”, quando riprenderemo le normali attività scolastiche, il nostro sistema statale di istruzione risulterà potenziato e più efficace. Ancora molti però saranno i nodi da sciogliere. Il precariato, i salari dei docenti e del personale scolastico tutto, l’ammodernamento degli edifici. Per risolvere tali problemi la politica e solo la politica, dovrà agire abbandonando l’idea che sulla scuola statale si debba risparmiare. Docenti, personale amministrativo, collaboratori scolastici e dirigenti amministrativi e scolastici, hanno dimostrato quanto importante sia la scuola statale. Appena superata l’emergenza sarà dovere della politica dimostrare di averlo capito.


Antonio Salvatore Sassu

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