domenica, 15 Dicembre, 2019

Parla Mattia Dolcetto: tanto lavoro per salvare il nostro rugby

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Metti una chiacchierata in tutta libertà nella canicola di un pomeriggio di fine luglio con Mattia Dolcetto durante una pausa del raduno di Parma, dal 22 al 25 luglio, in preparazione dei due test di inizio agosto in Irlanda rispettivamente il 4 agosto contro l’Academy del Leinster e l’8 agosto con l’Academy dell’Ulster. Riconfermato Responsabile tecnico della Selezione Italiana Under 18, dalla sua posizione privilegiata, con tangibile passione e altrettanta dedizione, la stessa che aveva da giocatore, risponde alle nostre domande sul presente e sul futuro.

Passare dalla guida della Nazionale “Emergenti” alla Under18 … quale trasformazione mentale si deve fare?

L’esperienza con gli Emergenti è stata per me estremamente utile. Quel gruppo di Emergenti (una sorta di nazionale B ndr) era sicuramente formato da giocatori anche di alta qualità morale , infatti, molti sono andati in Celtic e diversi nella Nazionale Maggiore. L’approccio con una squadra Seniores da subito, come dire, non sapevo cosa aspettarmi, invece è stato un rafforzare quella che è la mia idea aiutandomi, oggi, nel modello di sviluppo dei ragazzi sui quali punta la Federazione. Ovvero, oggi abbiamo la necessità, come prima fase, di prepararli mentalmente su una precisa cultura del lavoro dove equazione è: più lavoro a livello juniores, più risultati si riesce ad ottenere a livello Seniores. Dobbiamo renderli consapevoli rispetto i loro punti di forza quanto sui punti deboli. Inculcare il “tanto lavoro” come metodo, sia con noi tecnici, sia a livello individuale.

Rispetto alla “cultura del lavoro” qual è il gap, se esiste, con i Paesi del rugby?
E insomma, in altre Nazioni il livello culturale è tanto ma tanto differente rispetto al nostro. Partono da una conoscenza tanto più importante, è un vissuto completamente differente. Molti bambini fanno rugby, fanno lotta, fanno nuoto, questo porta ad avere velocità, coordinamento e spirito di combattimento. Il rugby competitivo lo fanno già dai primi anni di scuola. Gli allenatori inglesi, irlandesi, sudafricani,neozelandesi, non devono insegnare tutto quello che insegniamo noi i nostri ragazzi, non hanno il bisogno di suggerire ai loro giocatori,come per esempio un osservare,un lato chiuso, un vedere l’utilizzo del piede. E’ per loro naturale, cresci immerso nel rugby. Noi siamo così nel calcio non è retorica o una giustificazione ma la realtà. Quindi è anche questo che fa la differenza e incide moltissimo. Però da noi sta cambiando e, mi riferisco ad esempio ai ragazzi a Treviso, hanno sempre più cultura rugbistica e così si sviluppa una maggiore tecnica individuale. Certamente partiamo da un livello più basso ma piano piano riduciamo il gap, un aspetto indispensabile perché aiuta mentalmente i ragazzi ad acquisire sempre più sicurezza.

E’ quest’ultimo aspetto che tre mesi or sono vi ha permesso di battere Scozia e Galles al Six Nations Festival Under 18 e l’anno prima l’Inghilterra o si tratta di semplici giornate fortunate?
Partiamo con il dire che ci siamo trovati con dei gruppi qualitativamente importanti e con rose complete in modo da coprire in modo appropriato tutti i ruoli. Se vuoi chiamiamola fortuna. Chiaramente Francia, Inghilterra, Irlanda hanno bacini molto più ampi e maggiore scelta. Gli abbiamo battuti perché lavoriamo tanto, tanto, tanto. Credo che lavoriamo più degli scozzesi e abbiamo visto un lavoro veramente importante a livello fisico. Oltre a questo ho avuto la “fortuna” di avere ragazzi con grandi qualità individuali. Sono risultati che arrivano solo se lavori tanto. Tre ore quotidiane di allenamento poi si notano in partita. Essendo la prima esperienza internazionale magari “pagano” i primi dieci minuti del match quindi vedono di potersela giocare e danno tutto.

Tanto sacrificio, batti Galles, Scozia come l’Inghilterra e i media, se ne parlano, vi dedicano due righe a fondo pagina. Frustrante?
Riguardo a questo aspetto come Tecnico, da professionista, credo che per i ragazzi forse è meglio. Potremmo montarci la testa quando, invece, dobbiamo tenere un profilo basso. Battere l’Inghilterra non è una cosa normale per l’Italia e ne hanno scritto, sia su blog specializzati, sia carta stampata, e fa piacere, ma quando una partita è finita è finita e si deve pensare alla prossima. Come non innalzo nessuno nei successi, non voglio ci sia siano commenti troppo negativi se si perde. E’ un aspetto del mio carattere, non mi esalto nelle vittorie, do il giusto peso alle sconfitte, in entrambi i casi mi limito ad analizzare il perché. Ma va bene così. Poi so perfettamente che non è cosa normale battere l’Inghilterra.

… anche perché il periodo non è molto sorridente per l’Azzurro.
Io non sono convinto sia un periodo tanto negativo. La U18 ha vinto e ha fatto delle belle prestazioni, la U20 contro gli inglesi ha perso di 1 punto e fa bene da tre anni. La nazionale maggiore vince agevolmente contro la Georgia, se la gioca contro l’Australia, mette in difficoltà l’Irlanda seconda al Mondo, la partita stregata contro la Francia la ricordiamo, la Benetton exploit nella Celtic.Non ritengo sia una brutta annata anche perché la Nazionale Maggiore italiana è giovanissima.

Esiste un “troppo presto” per cui un giocatore sia considerato dalla Nazionale Maggiore?
Non credo sia una questione di età quanto di condizioni. Fra queste condizioni la prima è la preparazione fisica e tecnica, c’è un gap con talmente ampio dal quale non si può prescindere. C’è poi l’aspetto mentale, dove non si può rischiare possa causare un contraccolpo negativo magari se la prestazione non è di livello. Quindi in presenza di determinate condizioni nulla vieta si sia pronti a 19, 20 come 24 anni. Certo che nel nostro sport c’è una specializzazione sempre più avanzata, una accelerazione nel gioco con impatti sempre più crudi. Ultimamente a parte un paio di casi francesi francamente sono sempre meno e comunque torniamo alla questione iniziale rispettosa maturità e il vissuto completamente differente. Nel giro della nazionale per il prossimo mondiale Riccioni ha vent’anni, Zanon vent’anni, Lamaro che è più giovane è lì, Cannone è lì. Anche noi se non sono 20 sono 21 o 22 anni.

Nel III Millennio è sempre meno “rugby ignorante”, vi è un evoluzione che richiede capacità superiori?
Il nostro sport è certamente cambiato, del rugby rimangono i principi e le regole. Oggi si chiede un giocatore completo sotto l’aspetto motorio e delle conoscenze. Tutti sanno fare tutto. Ormai i piedi vengono utilizzati come le mani, le mani si utilizzano in tutte le maniere. Il passaggio lo si esegue in maniera completamente differente. Tutti questi gesti diversi portano ad una velocità esorbitante. Anche i nostri ragazzi che entrano adesso hanno competenze molto maggiori rispetto 3, 4 anni fa.

La Federazione quanto tiene al discorso scolastico?
Tanto e va di pari passo alla crescita individuale complessiva. Nei Centri di Formazione la vita dei ragazzi è scuola, pranzi, riposi mezz’ora almeno chi arriva presto, studiano per un paio d’ore quindi ad allenarti per tre ore e la sera ancora sui libri. Oltre ai tecnici, i preparatori atletici, i medici, gli psicologi, ci valiamo del ausilio di due tutor scolastici e i ragazzi vengono monitorati dal manager sull’andamento scolastico. Ti dico di più, chi ha un percorso scolastico sereno rende bene anche in campo, chi non si impegna nello studio anche in campo ha degli alti e bassi. Uno degli aspetti di cui andiamo fieri e che l’abbandono dal rugby e dallo studio, negli ultimi anni, è veramente basso se non nullo.

Quali sono le prospettive per la prossima stagione 2019/2020?
Lo Staff è stato appena riconferma in toto e questo agevola le cose. In questa prima collegiale abbiamo 29 ragazzi del 2002. Un gruppo totalmente nuovo e ben motivato. Ventisei voleranno fra qualche giorno in Irlanda per sfidare la Academy di Leinster (4 agosto a Dublino) ed Ulster (8 agosto a Belfast).Sicuramente dei bei test per noi. Si prosegue con Irlanda a novembre e Francia a marzo per poi partire per il Six Nations Festival Under 18. Le prospettive paiono buone perché c’è attenzione ed entusiasmo, sanno mentalmente cosa vogliono fare. Ma questi 29 sono i primi, altri saranno chiamati in prossimi raduni. Alla loro età il cambiamento fisico e mentale è velocissimo, li lasci a giugno ragazzi per ritrovarli a settembre uomini dove giocatori che non ti convincevano completamente con una maturazione incredibile ti fanno ricredere. Sì, diciamo che per tutto il rugby italiano sono ottimista.

RugbyingClass di Umberto Piccinini

 

I convocati:
Mattia Dolcetto – responsabile tecnico della Selezione Italiana Under 18 ha reso nota la lista dei ventisei atleti per l’Irlanda
I convocati
Giovanni CENEDESE (Iniziative Rugby Villorba)
Andrea CUOGHI (Modena Rugby 1965)
Paul Marie FORONCELLI (Rangers Vicenza)
Lapo FRANGINI (Toscana Aeroporti I Medicei)
Arturo FUSARI (Fiamme Oro Rugby)
Alessandro GARBISI (Mogliano Rugby 1969)
Lorenzo GARLET (Rugby Feltre)
Riccardo GENOVESE (Kawasaki Robot Calvisano)
Matteo Benoit Adrien JANNUEL (US Oyonnaix, Francia)
Filippo LAZZARIN (Argos Petrarca Rugby)
Leonardo MARIN (Mogliano Rugby 1969)
Luca MATTIOLI (Rugby Parma FC 1931)
Mattia MAZZANTI (Rugby Pieve 1971)
Pietro MAZZEI (Elba Rugby)
Tommaso MENONCELLO (Benetton Rugby)
Alessandro ORTOMBINA (Verona Rugby)
Luca PAGNANI (Romagna RFC)
Lorenzo PANI (Cavalieri Union Prato Sesto)
Niccolò PILATI (Frascati Rugby Club 2015)
Mihai Miloud POPESCU (Reno Rugby Bologna)
Luca RIZZOLI (Unione Rugby Capitolina)
Tommaso SCRAMONCIN (Rugby Bassano 1976)
Betim SHARKU (Benetton Rugby)
Davide SOTTANA (Montebelluna Rugby 1977)
Nicolò TENEGGI (Valorugby Emilia)
Flavio Pio VACCARI (Unione Rugby Capitolina)

FOTO: Raduno U18 Parma – Foto di Simona Gherardo Ufficio Squadre Nazionali 

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