martedì, 29 Settembre, 2020

Parlamento, centralità (Fico) o centrino (Di Maio)?

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Mentre stavo per inviare l’articolo viene reso noto lo scandalo morale prima che politico del bonus-Covid corrisposto a 5 parlamentari (pare 3 della Lega, 1 del M5stelle ed 1 IV). E’ stata la ciliegina avvelenata sulla avvelenata torta del taglio dei parlamentari che già nel numero, circa un terzo, rivela l’intento punitivo verso la rappresentanza democratica dei territori! Senza un quorum per la sua validità il referendum prossimo a settembre vedrà solo i sì alle urne ed un giudizio ancora più severo, tipo “Di male in peggio! ”a sostegno dell’astensione dalle urne.

 

Il distanziamento-Covid viene così sanzionato anche per le rappresentanze parlamentari, sempre più accentrate sui grandi comuni a discapito di quelli medio e piccoli che sono la maggioranza. E pensare che proprio per combattere le pandemie e le profonde disuguaglianze ( in primis tra nord e sud) per garantire a tutti il diritto alla salute ci si è convinti di una rete territoriale dei servizi ben distribuita contra ogni forma di accentramento incontrollabile e dagli effetti devastanti. Ma come si fa ad individuare la risposta più efficace per i problemi sul tappeto se non si è in grado di formulare le domande più appropriate? La critica era partita dal numero più rilevante e costoso di parlamentari in Italia rispetto a tutta Europa ed il buon senso avrebbe dovuto suggerire ai proponenti, se in buona fede e non sovranisti anti-rappresentanza democratica, di mettere un paletto indispensabile: si riparte dalla media ponderale di tutti i Paesi europei con popolazione analoga alla nostra, a maggior ragione se vogliamo rendere più coesa l’Europa! SE c’è una maggioranza ampia in parlamento su questa ripartenza si passerà alla modalità più appropriata.

 

Per me rimane la migliore soluzione quella di un’assemblea costituente con ambiti ben definiti, tempi delimitati e soprattutto incompatibilità dei suoi membri con incarichi parlamentari, di governo e sottogoverno. In oltre trent’anni sono falliti tutti i tentativi perché il parlamento in carica facesse fronte alle riforme istituzionali ed in contemporanea agli equilibri di una maggioranza di Governo, i quali ultimi sono sempre prevalsi su quelli costituzionali, tra gli altri, sempre grazie al corona virus, un rammendo della rete delle autonomie ed un riequilibrio con le istituzioni superiori, riequilibrio richiamato pochi giorni fa appassionatamente dal Presidente Mattarella.

 

Roca

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