martedì, 20 Ottobre, 2020

Parlamento delegittimato

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Rino é un grande compagno e amico. Lo intercetto telefonicamente nella sua abitazione di Roma e mi prende come sempre d’impeto. Lui é fatto così. Anticipa con le risposte le domande. Fin da quando lo andavo a trovare a Roma da giovane segretario del Psi di Reggio Emilia e cominciava a spiegarmi le sue idee quando ancora ero sulla porta. Da autonomista navigato ed ex trozkista, ma combattente sempre, a giovane autonomista alla ricerca di risposte. Perché a Rino piace, sarà diventata cosa rara (e per questo é uno degli esponenti politici della cosiddetta prima Repubblica più intervistati anche dai media più prestigiosi), piace maledettamente la politica e ancor di più se coniugata con le sue immagini fantasiose e le sue battute sapide che diventano poi di repertorio. Così mi commenta l’esito congiunto di referendum ed elezioni politiche: “E’ il segno della crisi, anzi del disfacimento, dello stato unitario. E mi chiedo, se dopo un referendum che dichiara illegittimo il 40 per cento dei parlamentari questo Parlamento sia legittimato a eleggere un presidente della Repubblica”, tesi sostenuta anche recentemente da Giulio Tremonti, ma a quanto pare non fatta propria dall’attuale presidente Mattarella che di sciogliere le Camere non ha nessuna voglia. Chiedo allora a Rino che ne pensi dei prossimi tre passaggi: ridisegno dei collegi o legge elettorale entro sessanta giorni, referendum costituzionale per eliminare dall’articolo 57 della Costituzione il conteggio dei senatori su base regionale, e la riforma costituzionale dell’articolo 83 del II titolo per abbassare il numero dei consiglieri regionali chiamato a eleggere il presidente della Repubblica. Roteando la erre in fomichese lui insiste: “Stiamo assistendo al disfacimento granulare dello stato. Penso al risultato del Sì nel Mezzogiorno. Significa che il Sud si é messo all’opposizione dello stato. E’ pericoloso. Se poi vado a vedere il modo come Emiliano, ma anche De Luca, ha vinto ne traggo la convinzione che almeno al Sud sia morta la politica. In Puglia Emiliano ha vinto grazie a liste e listarelle di sinistra e di destra, alcune filo comuniste e altre filo fasciste. Tutte unite da lui, non da un pensiero o da un progetto. Più o meno quel che e avvenuto in Campania. E tu credi a fronte di tutto questo che il Parlamento riesca a varare una legge elettorale coerente e addirittura a due leggi costituzionali? Ne dubito. Se legge elettorale sarà allora lo sbarramento, unito al combinato disposto legge elettorale-taglio dei parlamentari, sarà un dispositivo di stampo maggjoritario teso a far sopravvivere non più di tre forze politiche”. E che dire del Pd, caro Rino? Ma questo partito ha una sua proposta di riforma costituzionale ed elettorale o é schiavo degli altri? “Il Pd”, mi risponde Rino Formica, “ha mostrato una preoccupante indifferenza alle proposte di riforma della Costituzione. Può essere favorevole o contrario à la carte. Mai era successo in passato. Anzi sai che ti dico? Che la sua conversione all’indifferenza stona innanzitutto col presupposto dell’inclusione del vecchio Pci nell’arco costituzionale, come partito che al testo del 1948 aveva contribuito e che era chiamato a difendere. Qui si sta variando non già la parte flessibile, ma quella rigida della Costituzione. Nell’indifferenza sua, appunto. E cosi la sinistra che un tempo era stata massimalista, poi grazie al Psi era divenuta in buona parte riformista, senza il Psi assume paradossalmente caratteri autoritari. E in buona misura anti democratici, contrari ai principi della Costituzione. Coscientemente o no, non importa. Massimalismo e populismo si sposano e la loro miscela genera una sorta di opportunismo di facciata”. E cosi oggi i Cinque stelle vincono e perdono nello stesso giorno. E lui: “Sì perché l’anti politica oggi é dilagata e può prescindere dai Cinque stelle. Questi ultimi sono come i passeggeri che acquistano un biglietto e si trovano a guidare il convoglio. E che dire della loro cultura europeista? E’ quella del bottino. Di Maio ha parlato proprio cosi. “Giù le mano dal bottino”. A proposito del Recovery founf. Come se compito dell’Europa fosse solo quello di portarci i soldi. Il bottino. Ma si può? E la battuta sull’europeismo del bottino é un’altra immagine di Formica destinata a fare presa.

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Riguardo l'Autore

Mauro Del Bue

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