giovedì, 23 Maggio, 2019

Parlamento e Costituzione violentati

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Il segretario del Psi, Riccardo Nencini, per difendere il Parlamento dalla violenza alle istituzioni fatta dalla maggioranza, ha inviato una dura lettera ai presidenti dei gruppi parlamentari delle forze politiche di opposizione, riferendosi all’approvazione della legge di Bilancio al Senato, dove si legge: “Il Parlamento e la Costituzione sono stati violentati e l’articolo 72 della Carta è stato palesemente disatteso. È necessario impugnare la legge sul piano della legittimità costituzionale prima che venga
promulgata. Ciò si rende necessario non solo perché procedure e norme non sono state rispettate. C’è di più. Alla maggioranza era stato proposto un percorso parlamentare che, se adottato, avrebbe evitato di violare la Costituzione. Maggioranza e governo hanno volutamente scelto una strada alternativa provocando una ferita profonda in uno dei pilastri della democrazia parlamentare. Vi sono buone ragioni per ritenere che questa condotta sconsiderata non sia frutto del caso e nemmeno della strettezza dei tempi quanto di una visione con forti tratti antiparlamentari che si
manifesta sia nella Lega che nel Movimento 5 Stelle. La mia opinione è che ci si debba coordinare con la dovuta rapidità per difendere il Parlamento e spiegare ai cittadini il rischio che l’Italia corre”.

E’ iniziata questa mattina in aula la discussione generale sulla manovra economica, licenziata nella notte dalla commissione Bilancio. Nell’emiciclo di Montecitorio, alle ore 10 è scoppiata la bagarre.  Il deputato del Pd Emanuele Fiano ha tuonato contro il presidente della Camera Roberto Fico: “Non è mai successo che si arrivasse a una terza lettura della legge di bilancio senza che si esaminassero i relativi emendamenti”. Il voto finale è previsto entro domani sera ma continua la protesta delle opposizioni, che hanno contrastato il provvedimento fin dall’inizio, in ogni suo passaggio a Montecitorio come a palazzo Madama. Proteste così forti e rumorose che il presidente Roberto Fico ha dovuto sospendere la seduta per 10 minuti ed ha convocato la riunione dei capigruppo come chiesto dalle opposizioni per decidere sul prosieguo dei lavori.

La seduta, presieduta all’inizio da Mara Carfagna, si è aperta con le proteste dei rappresentanti delle opposizioni che all’unisono hanno criticato lo svolgimento dei lavori nella notte in Commissione bilancio. Sono intervenuti, tra gli altri, Beatrice Lorenzin, Maurizio Lupi, Francesco Lollobrigida e Graziano Delrio. Tra le critiche il fatto che il presidente della commissione bilancio Claudio Borghi non ha consentito la votazione degli emendamenti e che fosse stato dato mandato al relatore di riferire in aula senza alcun voto. Le opposizioni hanno anche chiesto più tempo per la discussione generale in aula.

Durante la discussione non sono mancati momenti di tensione con il presidente Fico, nel frattempo subentrato a Carfagna nella conduzione dell’aula, che ha richiamato due volte all’ordine il deputato Carlo Fatuzzo per aver esposto uno striscione. Fico prima di sospendere la seduta ha anche ripreso più volte Emanuele Fiano ed Enrico Borghi del Pd.

Durante la protesta delle opposizioni, Fiano ha lanciato tra i banchi il testo della legge, colpendo il sottosegretario Massimo Garavaglia. Prendendo la parola, poi, Fiano, tra le lamentele composte degli altri deputati, ha detto: “Mi scuso perché mi hanno riferito che lanciando il testo della manovra ho colpito il sottosegretario. Non si deve mai fare una cosa del genere”.

Alla ripresa dei lavori in Aula, Enrico Borghi ha lamentato: “Per la prima volta le opposizioni non hanno votato nemmeno un emendamento della legge più importante dell’anno. Questo è uno sfregio al popolo e alla Camera. Il presidente ha il dovere di tutelare le minoranze. La democrazia si qualifica non in rapporto a una dittatura della maggioranza ma alla tutela delle minoranze”.

Dopo la dura protesta delle opposizioni il presidente della Camera ha palesato il rischio dell’esercizio provvisorio di bilancio. Alla ripresa dei lavori, Fico è intervenuto per riannodare il filo interrotto dalla bagarre affermando: “Le richieste dell’opposizione sono per un ampliamento ragionevole dei tempi, rispetto alla discussione generale per cercare di trovare un equilibrio, visto che alla Camera prima e al Senato dopo, non c’è stata la possibilità di discutere, nel modo in cui va discussa, la manovra economica. Ieri c’è stato già un ampliamento dei tempi per l’opposizione e la maggioranza. E’ chiaro che io posso venire ancor di più incontro alla richiesta e aumentare i tempi, tenendo ben chiaro, però, che il 31 dicembre si avvicina e questa legge non può arrivare al presidente della Repubblica il primo gennaio”.

Al termine degli interventi dei vari rappresentanti dei gruppi, che hanno fatto seguito alle proteste, il presidente della Camera ha riavviato la discussione generale sul provvedimento e si è riservato di decidere, nel prosieguo dei lavori, se allungare i tempi prestabiliti del confronto in aula.

Intanto il Pd ha depositato un ricorso alla Consulta. Il capogruppo del Pd al Senato, Andrea Marcucci, alla conferenza stampa del Pd dove sono stati presenti anche Matteo Orfini, Dario Parrini e Stefano Ceccanti, ha detto: “Si è reso necessario per ciò che è successo in queste settimane, prima al Senato e ora alla Camera. Ci appelliamo alla Corte per ristabilire le regole essenziali di questa democrazia. La maggioranza ha presentato un maxiemendamento con oltre 1500 commi e ha impedito ai parlamentari di conoscerne i contenuti. Il testo è stato votato senza che nessuno sapesse cosa ci fosse scritto. Una cosa di una gravità senza precedenti. Noi avevamo proposto di concludere i lavori il 26 dicembre per permettere ai parlamentari di esaminare il maxiemendamento, questo non avrebbe comportato alcuno slittamento, nessuno vuole andare in esercizio provvisorio… ma la risposta è stata negativa. C’è stata una volontà precisa del governo, da protagonista, e della maggioranza, che subisce la volontà del governo, di impedire ai parlamentari di sapere cosa stessero votando. Le regole sono state calpestate. È stato ridicolo sentire i senatori di maggioranza che parlavano di una manovra che non conoscevano. La democrazia va difesa nel palazzo”.

Matteo Orfini ha sottolineato: “Anche qui alla Camera è arrivata una manovra blindata, nulla è stato discusso e dispiace che il presidente Fico si sia reso corresponsabile di una gestione di questo tipo. Domani manifesteremo davanti alla Camera e il 12 gennaio protesteremo in tutte le piazze del Paese”.

Sul piede di guerra anche +Europa, che alle 16 ha convocato una conferenza stampa alla Camera per denunciare le gravi violazioni costituzionali che hanno caratterizzato l’esame della legge di bilancio, negando le prerogative parlamentari e quindi la sovranità popolare. All’incontro, tra gli altri, avrebbero partecipato anche la senatrice Emma Bonino e il deputato Bruno Tabacci.

È l’ultimo atto della manovra, ma non sarà l’ultimo atto di proteste contro il governo. Come pochi giorni fa al Senato, le opposizioni non ci stanno: la ferita dello stop al voto degli emendamenti in commissione Bilancio, che si è aperta nella notte, è ancora fresca.

Francesco Paolo Sisto, per Forza Italia, ha promesso ‘opposizione dura’ in aula e nelle piazze. Passano circa trenta minuti e finisce tutto in bagarre.

Nel mirino delle opposizioni è finito Fico, destinatario di una richiesta precisa: sospendere la discussione generale perché ‘la Costituzione è stata calpestata’. Il Partito democratico e Forza Italia non hanno lamentato solamente l’andamento dei lavori in Commissione, che nella notte ha consegnato il testo all’aula, ma anche i tempi contingentati dell’esame del provvedimento in aula. Hanno chiesto a Fico di mettere ai voti la richiesta di sospensione. Visto che alcuni banchi dei 5 Stelle si sono trovati vuoti, sarebbe stato un modo per pesare la maggioranza. Ma, il presidente della Camera ha deciso di sospendere la seduta per dieci minuti rimettendo tutto nelle mani della conferenza dei capigruppo come richiesto dalle opposizioni. Così è scoppiato il caos. Fiano, seguito dal collega Enrico Borghi, si è diretto verso il banco della presidenza agitando un fascicolo di emendamenti. Momenti di concitazione, urla. Sono intervenuti i commessi, fogli volati per aria, urla: i lavori sono stati sospesi.

Domenico Proietti, segretario confederale della Uil, ha dichiarato: “Con il Maxi emendamento del Governo, la parte più controversa del condono fiscale, stralciata dopo le accuse dell’intervento della ‘famosa manina’, torna prepotentemente in auge, nascosta dietro la foglia di fico dell’Isee familiare. La misura condona oltre alle sanzioni, alla mora, agli interessi anche tra il 65% e l’84% del capitale dovuto.

L’Isee è uno strumento più che valido, ma nasce con tutt’altro scopo e tutt’altro utilizzo. Inoltre, se una persona ha evaso o occultato del reddito, il suo indicatore Isee sarà necessariamente più basso di quello reale.

Per la UIL, poi, è inaccettabile nascondere dietro presunti aiuti sociali quello che è un vero e proprio regalo a chi ha frodato il fisco ed il Paese, mentre si vessano nuovamente i nostri lavoratori dipendenti ed i pensionati che sono i cittadini a più alta fedeltà fiscale e che anche in situazioni di grave emergenza economica sono obbligati a versare le tasse ancor prima di ricevere l’assegno”.

Sulla manovra italiana persistono le preoccupazioni della Bce. Nel Bollettino della Bce pubblicato oggi, si legge:  “È necessario proseguire gli sforzi di risanamento delle finanze pubbliche nel pieno rispetto del Patto di Stabilità e Crescita ed è particolarmente preoccupante la circostanza che la più ampia deviazione rispetto agli impegni assunti si riscontri in Italia, un paese in cui il rapporto tra debito pubblico e Pil è notevolmente elevato. Il forte indebitamento rende tali Stati vulnerabili a eventuali futuri episodi di flessione economica o di instabilità dei mercati.
Le prospettive relative al disavanzo delle amministrazioni pubbliche dell’area dell’euro per i prossimi due anni sono peggiorate e il più elevato disavanzo è in parte il risultato di un notevole peggioramento del saldo di bilancio previsto in Italia, in seguito all’espansione fiscale inserita nei documenti programmatici di bilancio che violerebbe gli impegni presi nell’ambito del Patto di stabilità e crescita”.

Salvatore Rondello

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