giovedì, 27 Febbraio, 2020

Parlare agli italiani

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Un congresso serve a questo. A definire una linea politica, a parlare agli italiani.
Il congresso socialista avvierà i lavori proprio nei giorni di dibattito parlamentare sulla legge elettorale. Una ragione in più per fare un appello all’unità. Comunque vada, le elezioni sono alle porte.
Nessun partito, da solo, può immaginare di guadagnarsi il premio di maggioranza. La vocazione maggioritaria, in Italia non alligna per nessuno. Ha invece un senso costruire una coalizione riformista almeno per tre buoni motivi: scalare la soglia del 40%, non prefigurare fin da ora alleanze dopo voto con una parte dell’opposizione, ma soprattutto dimostrare agli italiani che la sinistra ha una strategia per il futuro, ha un’idea di Paese che porta compatta nella campagna elettorale, che intende giocare la partita fino in fondo. Una bella novità in un tempo di pensieri corti. Non c’è dubbio che il Mattarellum aiuterebbe, e non poco, nella costruzione di questo scenario. E infatti da lì dobbiamo ripartire. Infine, darebbe una bella spinta a mantenere integra l’autonomia  del partito. Ricordo agli ottimisti che Lega e Grillini non faranno accordi elettorali ma nessuno può escludere che trovino un compromesso in parlamento.

Lo so bene: non è detto che questa sia la strada maestra per ciascuna delle forze in campo. Intendiamoci: i socialisti devono prepararsi a superare la soglia del 3% con alleanze compatibili con la loro storia e la loro identità richiamando alle armi, com’è avvenuto in molte città in occasione delle elezioni provinciali e del tesseramento, compagne e compagni con cui abbiamo diviso il pane e in particolare esperienze civiche locali.

Quel che è certo è che in qualsiasi programma, in qualsiasi impegno che assumiamo verso i cittadini, quattro devono essere i temi al centro: redistribuzione della ricchezza, nuove forme del lavoro, nodo migranti, Europa.
Saranno questi il cuore del congresso. Ed è attorno a questi temi che il socialismo europeo deve rinnovarsi per offrire risposte credibili.
Noi faremo la nostra parte, oggi come allora, trentacinque anni fa, a Rimini, quando disegnammo l’Italia di domani.

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