martedì, 27 Ottobre, 2020

Parma non vale una messa

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Scrivono che vi sia un rapporto stretto tra approvazione della riforma del Senato e varo della legge elettorale. I bene informati sostengono che la trattativa sia in corso o che comunque vi sarà. A settembre. Non dubito che vi sia relazione tra i due atti. Una sorta di ‘do ut des’. Mi convince meno la relazione politico-istituzionale tra riforma costituzionale, di cui il Senato è parte, e legge elettorale, tanto più se la seconda Camera dovesse rappresentare, come penso, regioni e città. Sul Senato ho scritto. Dico la mia sulla legge elettorale.

Chi redige la legge dovrebbe pensare innanzitutto alla tutela delle minoranze – l’opposizione – dimenticando la costruzione di un sistema di voto tagliato su misura. La misura della maggioranza. In frangenti come questo l’elettorato si muove con facilità, spesso lungo corsie radicali. Due esempi: voto europeo e risultati nelle amministrative e alle regionali. E, più indietro nel tempo, il 1994. Martinazzoli concepì una legge elettorale che consentisse ai popolari di rinverdire la lunga primavera democristiana. Sappiamo come andò a finire. Crescono i segnali. Nei ballottaggi nelle recenti comunali, i grillini hanno goduto dei consensi della destra. Dopo Parma, Livorno e qualche decina di altri centri.

Escludiamo che uno scenario del genere si ripeta sul piano nazionale? Pensate a un’Italia in mano alla premiata ditta Grillo&Casaleggio e andate a presentarla in giro per il mondo, a imprenditori e a capi di governo. L’effetto? Non vedo alternative nè al ‘ciclo Renzi’ nè al rutilante corso delle riforme in discussione. Ma serve una strategia di lungo periodo ora che la nave è in mare. La legge elettorale è parte di questa strategia. E va modificata per consentire la nascita di una coalizione coesa e affidabile. E’ la ragione che ci porta a riproporre l’estensione del premio di maggioranza ai partiti coalizzati che superino il 3%.

Molti nemici non significano molta gloria. Sono molti nemici e basta.

Riccardo Nencini

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