domenica, 13 Ottobre, 2019

PAROLA AGLI ITALIANI

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Ultime ore di vita per il governo del cambiamento? L’anno bellissimo annunciato dello stesso Conte potrebbe concludersi miseramente con il Governo stritolato dai continui litigi dei suoi vicepremier, Salvini e Di Maio, amici-nemici, che hanno portato l’esecutivo e il Paese in un pantano senza uscita. Se i due vice troveranno un punto di incontro da dove ripartire non è da escludere. L’attaccamento al potere fa miracoli. Il punto è che al momento il governo non è in grado di prendere nessun provvedimento. Le divisioni continue stanno a dimostrarlo. È difficile immaginare che questo governo sia in grado di affrontare una manovra di bilancio impegnativa quale l’Europa chiede al nostro Paese, tant’è che Salvini ha già chiaramente anticipato che le nuove promesse saranno in gran parte finanziate in deficit. Si susseguono le voci di palazzo,  tanto che la Lega ha smentito le  indiscrezioni secondo cui Matteo Salvini avrebbe chiesto le dimissioni del premier Giuseppe Conte o starebbe valutando l’ipotesi di ritirare la delegazione dei suoi ministri dal governo. “Parliamo solo attraverso note e fonti ufficiali”, sottolineano da via Bellerio.

“Oggi – ha commentato il Segretario del Psi Enzo Maraio – è stata una giornata surreale per la politica italiana, per la nostra democrazia e per la nostra Repubblica. Salvini e Di Maio hanno sovvertito le regole basilari della politica creando situazioni paradossali che vedono contrapposti il governo e la maggioranza che lo sostiene. L’unica strada possibile per superare questa empasse è ridare la parola agli italiani. Conte salga al Quirinale e si dimetta per conservare un briciolo di dignità per le istituzioni che rappresenta”.

Nel pomeriggio la Lega in una nota che non lascia spazio a interpretazioni, afferma che “l’unica alternativa a questo governo è ridare la parola agli italiani”. Secca la replica del M5s: “Nota della Lega incomprensibile. Siano chiari”. In mattinata Conte, dopo aver annullato tutti i propri impegni si è recato da Mattarella. Insomma il giorno dopo lo strappo nella maggioranza giallo-verde, il futuro del governo continua a essere incerto. In mattinata il premier Giuseppe Conte ha annullato la conferenza stampa e si è recato al Quirinale per un colloquio con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Diversi esponenti del Movimento 5 stelle in mattinata hanno ribadito la volontà di andare avanti con l’esecutivo. Mentre dalla Lega continuano ad arrivare richieste di un cambio di passo nel governo, sostituendo alcuni ministri, in continuità con quello che Matteo Salvini ha ribadito ieri dal palco di Sabaudia: “Bisogna decidere in fretta, la nostra sorte è in mano al popolo. Qualcosa si è rotto nella maggioranza”.

Forse tra le ipotesi che si sono succedute nelle ultime ore, anche quella in cui Matteo Salvini starebbe valutando di ritirare dal governo i ministri leghisti. Questa opzione sarebbe subordinata al passo indietro del premier Giuseppe Conte. Se lui non lascia, ritiriamo i nostri ministri dal governo, sarebbe il ragionamento sul tavolo. Inoltre, insiste la Lega in una nota, “ogni giorno che passa è un giorno perso, per noi l’unica alternativa a questo governo è ridare la parola agli italiani con nuove elezioni”. La Lega dice no ad ogni idea di esecutivo tecnico, sottolineano fonti di governo del Carroccio. “Mai chiesto né chiederemo poltrone, lontani da qualsiasi ipotesi di rimpasto di governo” si legge ancora nella nota. Di fronte ai “no” a ai “litigi quotidiani”, “ogni giorno che passa è un giorno perso”.

Il risultato è che il Paese è fermo, bloccato. Lo dimostra il voto di eri sulla Tav che ha visto i due alleati su posizioni opposte. “Il giorno del paradosso e del bluff” lo ha definito in un tweet il senatore del Psi, Riccardo Nencini. “La Lega è a favore della Tav ma non presenta mozione per sostenerla; i grillini sono contrari alla Tav ma presentano una mozione che non impegna il governo a cancellarla. La conferma che la minaccia di Salvini di elezioni anticipate è una pistola scarica. Se la Tav si fa il merito è del Parlamento”.

Intanto lo spread Btp-bund vola a 210. Secondo fonti di mercato una potenziale crisi di governo sta iniziando ad avere un impatto sul differenziale di rendimento, con il tasso pagato dal Btp decennale che torna sia pur di poco sopra l’1,5%. Pesa anche – riferiscono le stesse fonti di mercato – l’attesa per la decisione dell’agenzia di rating Fitch, che dovrebbe a breve rivedere il suo rating sovrano sull’Italia.

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