venerdì, 22 Novembre, 2019

Pasquale Galliano Magno, l’avvocato di Matteotti

0

È stata inaugurata ieri, 23 gennaio 2019, presso la Biblioteca della Camera dei Deputati in Via del Seminario n.79. Roma, la mostra “Pasquale Galliano Magno – Una vita per la libertà, la legalità, la giustizia sociale”, organizzata dal Ministero dei Beni Culturali, Soprintendenza archivistica e bibliografica dell’Abruzzo e del Molise e dall’Archivio di Stato di Roma, e dalla Fondazione PescarAbruzzo, con la collaborazione della Fondazione “Giacomo Matteotti” onlus di Roma, del Tribunale di Chieti e dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Chieti, con il patrocinio della Fondazione di studi storici “Filippo Turati” di Firenze, dell’AIDE e dell’Associazione Donne 19 di Matera.

Pasquale Galliano Magno

La mostra, con un ricco apparato iconografico, ripercorre la biografia dell’avv. Pasquale Galliano Magno, socialista unitario, che fu difensore di Velia Titta, la vedova dell’on. Giacomo Matteotti, parte civile nel processo contro gli assassini del leader socialista unitario.

Nato ad Orsogna (CH) il 25 febbraio 1896, figlio del notaio Eugenio Magno, inizialmente fu di idee liberal-democratiche, ispirandosi a Francesco Saverio Nitti, del quale lo zio Giuseppe fu segretario. Dopo aver assistito ad un trascinante comizio di Giacomo Matteotti il 1° maggio 1920 a Chieti, si convertì al socialismo riformista e nelle elezioni comunali di Orsogna del 1920 capitanò la lista socialista e poi divenne sindaco del paese natio, a soli 24 anni (allora si diventava maggiorenni a 21 anni): fu il più giovane sindaco d’Italia nella sua epoca.

Tenacemente antifascista, fu più volte malmenato e fatto oggetto di ripetute “purghe” a base di olio di ricino da parte dei fascisti locali e fu destituito da sindaco con provvedimento governativo. Come Matteotti, denunciò i brogli e le violenze commesse dalle squadracce in occasione delle elezioni amministrative ad Orsogna nel 1924, nelle quali non poté candidarsi perché diffidato a risiedere nel comune e costretto a trasferirsi a Chieti.

Alla fine del 1925, quando ormai il fascismo si stava trasformando in regime, dopo che Mussolini nel famoso discorso alla Camera del 3 gennaio rivendicò la “responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto”, la vedova Matteotti chiese al compagno di fede del suo povero marito di rappresentarla, quale parte civile, nel processo di Chieti, sede individuata dalla Corte di Cassazione per legitima suspicione, ma in realtà indicata direttamente dal Presidente del Consiglio Benito Mussolini, desideroso di mettere la sordina al dibattimento e di evitare al massimo ogni forma di pubblicità. Purtroppo per lui, il segretario del Partito Nazionale Fascista, Roberto Farinacci, che pure aveva qualificato Chieti con l’offensivo epiteto di “città alla camomilla”, dove tutto era sotto il controllo del regime, provvide poi lui a “movimentare” le cronache del processo, assumendo la difesa di Amerigo Dumini, capo della “squadra” che rapì e uccise Matteotti, la cosiddetta “CEKA del Viminale (allora sede della Presidenza del Consiglio dei Ministri e, quindi, di Mussolini, che poi, divenuto “Duce”, si trasferirà a Palazzo Venezia)”, ai diretti ordini di Cesare Rossi, capo dell’ufficio stampa della Presidenza del Consiglio, che, dopo la scoperta del cadavere del deputato socialista nel bosco della Quartarella a Fiano Romano, verrà “scaricato” da Mussolini e dal P.N.F. e scriverà un velenoso “memoriale” di autodifesa consegnato alla stampa nel quale chiamava direttamente in causa il capo del fascismo ed i più importanti esponenti della milizia e del partito fascista.

La signora Velia Titta, che nella fase istruttoria a Roma si era costituita parte civile con l’avv. Giuseppe Emanuele Modigliani, storico esponente socialista, deputato aventiniano e membro della direzione del PSU (il partito di cui Matteotti era segretario), poi rifugiato a Parigi con Filippo Turati e Claudio Treves, nominò a suo difensore l‘avv. Magno che per incarico e procura conferitagli, svolse la sua attività professionale a Chieti nei vari atti istruttori che precedettero la fase dibattimentale. Non intendendo più soggiacere a soprusi e malefatte, la signora Velia Titta, pur facendo le più ampie riserve per l’esercizio delle azioni civili a lei spettanti nei confronti di tutti gli imputati, si vide costretta, date le angherie subite e lo spirito poliziesco che aleggiava nel processo, a revocare la sua costituzione di parte civile e a non partecipare alla successiva fase dibattimentale.

Per la coraggiosa iniziativa assunta dall’avv. Magno, già sottoposto a controllo costante da parte dei Regi Carabinieri e del prefetto di Chieti, che onora la professione forense (non a caso la mostra vede il patrocinio del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Chieti e del Tribunale di Chieti), oltre che la fedeltà ad un ideale politico, l’avv. Magno venne sottoposto ad un’ancor più serrata sorveglianza, il suo studio venne più volte perquisito, subì angherie e violenze di ogni genere, tant’è che fu costretto a trasferirsi con la famiglia a Pescara.

Dopo la Liberazione partecipò alle commissioni per l’epurazione dei fascisti dalla pubblica amministrazione e ricoprì importanti incarichi pubblici nell’attività di ricostruzione. Morì a Pescara, il 9 settembre 1974.

La mostra rimarrà aperta sino al 6 febbraio, con i seguenti orari: dal lunedì al venerdì dalle ore 10.00 alle ore 18.00 (con ingresso entro le ore 17.30); il sabato dalla ore 10.00 alle ore 12.00 (con ingresso entro le ore 11.30).

Prima dell’inaugurazione si è tenuto un convegno, introdotto da Alberto Aghemo (vice-presidente della Fondazione “Giacomo Matteotti”), nel corso del quale sono intervenuti il prof. Angelo Guido Sabatini (già docente di Filosofia politica e presidente della Fondazione Matteotti), il prof. Claudio Modena (storico, autore del volume “L’avvocato di Matteotti, Pasquale Galliano Magno”, Apogeo Editore, 2014), i quali hanno tratteggiato la figura dell’avv. Pasquale Galliano Magno .

Per problemi meteorologici non sono potuti intervenire Stefano Carluccio (direttore di “Critica sociale” e del “Centro Brera” presso il quale è stata trasferita l’importante biblioteca dell’avv. Pasquale Galliano Magno) ed il prof. Maurizio Degli Innocenti (presidente della Fondazione di studi storici “Filippo Turati” di Firenze) che ha comunque inviato una sua breve nota di cui è stata data lettura.

Il dott. Paolo Buonora (dirigente Archivio di Stato di Roma e Soprintendenza archivistica e bibliografica dell’Abruzzo e del Molise) ha relazionato su “Le carte del processo Matteotti a Roma”, evidenziando come, proprio per effetto dell’eterodirezione del processo da parte dell’esecutivo, le carte dell’istruttoria sul rapimento e, poi, sull’omicidio di Matteotti, condotta dai coraggiosi magistrati romani , non vennero mai trasferite a Chieti, a disposizione della Corte d’Assise e delle parti, ma rimasero a Roma, tant’è che, trascorso il periodo previsto per legge, vennero versate nell’Archivio di Stato di Roma, dove tuttora si trovano, e una parte delle quali sono state esposte nella mostra alla Camera.

Alessandro Blasioli (autore teatrale e attore) ha interpretato un suo suggestivo monologo teatrale sulla figura di Pasquale Galliano Magno, ritratto alla vigilia della sua partecipazione alla prima udienza del processo a Chieti.

Sono poi intervenute Adriana Battaglia (consulente del MIUR e presidente Esiaf – European Society for Inclusion Against social Fagilities) sul tema “La lezione di Galliano Magno nella lotta contro il bullismo nella scuola. Note per docenti e studenti” e Anna Selvaggi (presidente AIDE e dell’Associazione Donne 19 di Matera).

Ha concluso i lavori la dott.ssa Marina Campana Magno (nuora dell’avv. Pasquale Galliano Magno).

Ha portato il saluto dell’Istituzione il vicepresidente della Camera on. Ettore Rosato.

E’ stato presente anche il segretario nazionale del PSI, sen. Riccardo Nencini.

Alfonso Maria Capriolo

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply