mercoledì, 30 Settembre, 2020

Pensioni, arriva il decreto che fissa la rivalutazione Inps

0

Previdenza
RIVALUTAZIONE DELLE PENSIONI PER IL 2020
E’ stato già pubblicato sulla  Gazzetta Ufficiale del 15 novembre 2019, il decreto del ministero dell’Economia che fissa il tasso effettivo di rivalutazione delle pensioni erogate dall’Inps a partire dal 1° gennaio 2020. In base a quanto reso noto, è previsto un nuovo aumento delle pensioni nel 2020 grazie alla perequazione, cioè all’adeguamento degli assegni all’inflazione: secondo quanto rilevato dai dati Istat, nel dettaglio, l’incremento spettante sulle pensioni dovrebbe essere pari allo 0.40%. In altre parole, tutte le prestazioni riconosciute dall’Inps aumenteranno sino a un massimo dello 0,4%, in base all’importo dell’assegno.
A beneficiare dell’aggiornamento delle pensioni nel 2020 saranno non solo le pensioni dirette (di vecchiaia, di anzianità, anticipata ecc…), ma anche gli assegni e le pensioni d’invalidità e d’inabilità, l’assegno e la pensione sociale e le pensioni ai superstiti. Inoltre, i trattamenti che sono limitatamente cumulabili con gli altri redditi, ad esempio l’assegno ordinario d’invalidità e la pensione di reversibilità, subiranno delle riduzioni più basse per effetto dell’incremento delle soglie reddituali.
Per le pensioni più alte, poi, è confermato il meccanismo di rivalutazione del trattamento, con un adeguamento al costo della vita che va dal 100% al 40% dell’inflazione, secondo l’importo dell’assegno; le pensioni da 3 a 4 volte il trattamento minimo potranno però beneficiare del 100% della rivalutazione, e non più del 97%. Sugli assegni più elevati continuerà ad essere operato il cosiddetto taglio delle pensioni d’oro, che comporterà l’applicazione di un contributo di solidarietà fino al 40%.
La rivalutazione, o perequazione della pensione, consiste nell’adeguamento dell’importo del trattamento economico corrisposto dall’ente previdenziale all’inflazione.
Nel 2019, l’adeguamento della pensione in misura pari al 100% dell’inflazione è stato applicato soltanto alle pensioni d’importo sino a 3 volte il minimo. Dal 2020, dovrebbe essere applicato anche alle prestazioni pensionistiche che ammontano fino a 4 volte il minimo. Ricordiamo che il trattamento minimo per il 2019 ammonta a 513,01 euro mensili e in base agli aumenti prefigurati, l’ammontare mensile per il 2020 dovrebbe risultare pari a 515,07 euro.
Come si rivaluta la pensione nel 2020
Le pensioni che superano di 4 volte il trattamento minimo subiscono una riduzione della rivalutazione; il meccanismo di perequazione è cambiato dal 2019, rispetto agli adeguamenti applicati in precedenza, e verrà ulteriormente modificato nel 2020. Nel dettaglio:
per le pensioni fino a 3 volte il minimo, l’adeguamento è pari al 100%;
per le pensioni oltre 3 e fino a 4 volte il minimo, l’adeguamento è ugualmente operato nella misura del 100% per il 2020; è del 97% nel 2019;
per le pensioni oltre 4 e fino a 5 volte il minimo è del 77%;
per le pensioni oltre 5 e fino a 6 volte il minimo è del 52%;
per le pensioni oltre 6 e fino a 8 volte il minimo è del 47%;
per le pensioni oltre 8 e fino a 9 volte il minimo è del 45%;
per le pensioni oltre 9 volte il minimo è del 40%.
In pratica, con questo sistema, chi possiede una pensione fino a 2052 euro lordi mensili circa beneficia dell’aggiornamento della pensione in misura piena, pari allo 0,4% in più. L’ammontare delle rivalutazioni – si precisa – è stato appena confermato da un apposito decreto; le modifiche al meccanismo di perequazione si trovano invece nella legge di Bilancio 2020.
Così l’aumento
Le pensioni riconosciute dall’Inps nel 2020 aumentano in questo modo, a partire dal mese di gennaio, con gli incrementi dello 0,6%, stante il nuovo meccanismo di rivalutazione:
per le pensioni fino a 4 volte il minimo: si applicherà un tasso di rivalutazione pari allo 0,40%;
per le pensioni di importo da 4 a 5 volte il minimo: si applicherà un tasso di rivalutazione pari allo 0,308%;
per le pensioni di importo da 5 a 6 volte il minimo: si applicherà un tasso di rivalutazione pari allo 0,208%;
per le pensioni di importo da 6 a 8 volte il minimo: si applicherà un tasso di rivalutazione pari allo 0,188%;
per le pensioni di importo da 8 a 9 volte il minimo: si applicherà un tasso di rivalutazione pari allo 0,18%;
per quelle infine di importo oltre 9 volte il minimo: si applicherà un tasso di rivalutazione pari allo 0,16%.
IMPORTO MENSILE PENSIONI MINIME 2020
Tratt. Minimo da 513,01 a 515,07 euro
Ass. Sociale da 457,99 a 459,83
Inv. Civile da 285,66 a 286,81

Istat
STIPENDI: RESTA AMPIO IL DIVARIO DONNE – UOMINI
Rimane ampio anche se il trend si mostra in calo il gap retributivo uomo-donna: nel 2017 si attesta a +7,4% in confronto al 2014 (+8,8%) per effetto di una maggiore crescita della retribuzione oraria mediana delle donne (+2,4%) rispetto a quella degli uomini (+1%). E’ quanto emerge dal rapporto Istat sui differenziali retributivi in Italia.
E’ “notevole” anche il differenziale retributivo – pari al 14,% circa – registrato tra i lavoratori nati in Italia e quelli nati all’estero: questo, infatti, è esattamente risultato pari al 13,8%. La retribuzione oraria mediana dei rapporti di lavoro di dipendenti nati in Italia (che sono l’83,3% del totale) è pari a 11,53 euro, superiore di 1,40 euro in confronto a quella dei lavoratori nati all’estero.
In generale la retribuzione oraria è risultata in ascesa dell’1,7% nel 2017 rispetto al 2014, dello 0,4% in confronto al 2015 e dello 0,3% rispetto al 2016. Nel 2017 la metà delle posizioni lavorative percepisce una retribuzione oraria pari o inferiore a 11,25 euro (valore mediano). Ordinando le posizioni lavorative secondo il valore crescente della retribuzione oraria, la mediana è il valore della retribuzione della posizione lavorativa centrale. Tale retribuzione oraria mediana fa riscontrare nel 2017 un incremento dell’1,7% in confronto al 2014, Le retribuzioni orarie sono differenti in base alle caratteristiche del contratto di lavoro. Per ognuna di tali caratteristiche si calcolano i differenziali retributivi come rapporti tra le retribuzioni mediane di diversi gruppi di lavoratori e quella del gruppo di riferimento. In particolare i gruppi di riferimento sono per il “Tipo di contratto”’ le posizioni a “tempo determinato”, per la qualifica quelle degli ”Apprendisti”, per il regime orario quelle dei ”Tempo parziale” e per l’intensità di lavoro quelle a basso input.
Le tipologie di lavoro più diffuse, ovvero i contratti a tempo indeterminato (pari al 65,5% dei rapporti totali) e i contratti a tempo pieno (pari al 68,3% dei rapporti totali) presentano una retribuzione oraria più alta rispetto alle altre tipologie. In particolare, la retribuzione oraria mediana dei lavoratori con contratto full-time (11,98 euro) è del 19% superiore a quella dei part-time, mentre per i rapporti di lavoro a tempo indeterminato il differenziale retributivo è più alto del 17,4% in confronto a quelli a tempo determinato. A livello di qualifica contrattuale nel 2017 gli impiegati e i dirigenti percepiscono una retribuzione oraria mediana pari a 14,04 euro ovvero il 65,4% in più rispetto agli apprendisti; per gli operai, che rappresentano il 62% circa delle posizioni lavorative totali, lo stesso differenziale è pari al 23,7%. Le posizioni lavorative con almeno 90 giornate retribuite nell’anno, definite ad alto input di lavoro, rappresentano il 75% circa del totale e registrano una retribuzione oraria mediana di 11,65 euro, con un differenziale retributivo del +13,5% in confronto a quelle a basso input.

Invalidità civile, sordità e cecità
SEMPLIFICAZIONE DELLE DOMANDE
Con il messaggio del 10 dicembre scorso, n. 4601 l’Istituto di previdenza ha comunicato che l’accesso semplificato alle prestazioni di invalidità civile, cecità e sordità, già attivo per i cittadini non più in età lavorativa, è stato esteso a tutti i soggetti di età compresa tra i 18 e i 67 anni, che presentano apposita domanda.
La semplificazione consiste nella possibilità di anticipare al momento della presentazione della domanda le informazioni di natura socio-economica, di norma comunicate solo al termine dell’esito positivo della fase sanitaria.
A tal fine, ha informato l’Inps, dal 10 dicembre 2019 sono operative delle modifiche alle procedure di acquisizione online della domanda di invalidità civile, che inizialmente riguarderanno solamente le istanze trasmesse dai patronati.
In questa prima fase sperimentale rimangono comunque ancora valide le modalità ordinarie di trasmissione del modello AP70, al termine della fase sanitaria.
Il vantaggio delle nuove modalità di richiesta della invalidità civile, della cecità o della sordità consiste nella possibilità di contrarre i tempi di erogazione delle prestazioni economiche a cui si ha diritto anticipando le informazioni di tipo socio-economico, che di solito vengono trasmesse soltanto al termine della fase sanitaria. Nella prima fase di sperimentazione – come detto – le novità si applicano solo alle domande online inoltrate tramite patronato.

Carlo Pareto

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply