martedì, 24 Novembre, 2020

Pensioni, aumento per invalidi civili. Congedo Covid per figli in quarantena. Contributi sospesi, domanda Inps entro ottobre

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Inps
INCREMENTO DELLE PRESTAZIONI DI INVALIDITA’ CIVILE

Aumenti in arrivo per i titolari degli assegni di invalidità: con la prossima rata di novembre 2020 l’Inps provvederà a mettere in pagamento la maggiorazione sociale in favore dei soggetti percettori di pensione per invalidità civile totale (100%), pensione per i sordi, pensione per i ciechi civili assoluti e degli intestatari di pensione di inabilità ex legge 222/1984.
Un incremento fino a 651,51 euro per 13 mensilità (il cosiddetto “incremento al milione”), beneficio riconosciuto dalla legge 448/2001 per i soggetti con più di 60 anni di età che, con la sentenza della Corte Costituzionale (n. 152/2020) e il decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, è stato esteso ai soggetti riconosciuti invalidi civili totali, sordi o ciechi civili assoluti a partire dai 18 anni di età.
Si tratta di un beneficio che interessa una platea piuttosto ampia di cittadini per rendere attivo il quale l’Istituto ha lavorato in questi mesi per accelerare le procedure di definizione dell’iter e la semplificazione delle stesse.
Per i soggetti invalidi al 100% titolari di trattamenti di invalidità civile e in possesso dei requisiti di legge, l’adeguamento sarà riconosciuto d’ufficio, in automatico, con decorrenza dal 20 luglio 2020. Detti soggetti, quindi, non dovranno presentare alcuna domanda.
Per i soggetti titolari di pensione di inabilità ex legge n. 222/1984, invece, l’adeguamento sarà attribuito a seguito di esplicita istanza dell’interessato, inoltrata attraverso i consolidati canali dell’Istituto, o i patronati. Per le richieste inviate entro il 30 ottobre 2020 la decorrenza, in presenza dei requisiti di legge, sarà riconosciuta dal 1° agosto 2020. Negli altri casi, la decorrenza sarà assegnata dal primo giorno del mese successivo alla domanda.
Per avere diritto alla maggiorazione la legge prevede una soglia di reddito annuo personale pari a 8.469,63 euro (che sale a 14.447,42 euro, cumulato con il coniuge, nel caso in cui il soggetto sia coniugato). Ai fini della valutazione del requisito reddituale concorrono i proventi di qualsiasi natura, ossia i redditi assoggettabili ad Irpef, sia a tassazione corrente che a tassazione separata, i redditi tassati alla fonte, i redditi esenti da Irpef, sia del titolare che del coniuge.
Al contrario, non concorrono al calcolo reddituale i seguenti redditi: il reddito della casa di abitazione; le pensioni di guerra; l’indennità di accompagnamento; l’importo aggiuntivo di 154,94 euro (legge 388/2000); i trattamenti di famiglia; l’indennizzo previsto dalla legge 25 febbraio 1992, n. 210, in favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazioni di emoderivati.

Lavoratori dipendenti
CONGEDO COVID-19 PER FIGLI IN QUARANTENA

Il decreto-legge 8 settembre 2020, n. 111 ha introdotto, in favore dei genitori lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato, il congedo Covid-19 per quarantena scolastica dei figli. Si tratta di un congedo indennizzato da utilizzare per astenersi dal lavoro, in tutto o in parte, durante il periodo di quarantena del figlio convivente e minore di 14 anni, disposta dalla Asl competente al verificarsi di eventi conclamati all’interno del plesso scolastico.
Il congedo può essere fruito nei casi in cui i genitori non possano svolgere la prestazione di lavoro in modalità agile e comunque in alternativa a questa tipologia di svolgimento dell’attività lavorativa. A usufruirne, inoltre, può essere uno solo dei genitori conviventi con il figlio, oppure entrambi ma alternativamente, per periodi di quarantena ricompresi tra il 9 settembre e il 31 dicembre 2020.
La circolare Inps del 2 ottobre scorso, n. 116 al riguardo impartisce le istruzioni amministrative in merito alla modalità di fruizione della misura.
Con la predetta informativa, l’Inps fornisce le istruzioni per la fruizione del congedo indennizzato che spetta ai dipendenti con figli fino a 14 anni messi in quarantena scolastica. Congedo da utilizzare in tutto o in parte in corrispondenza del periodo di quarantena (se ricompreso tra il 9 settembre e il 31 dicembre 2020.), e di cui è possibile fruire soltanto nei casi in cui i genitori non possano lavorare in modalità agile. Comunque soltanto da uno solo dei genitori conviventi, o da entrambi purché non negli stessi giorni.
Destinatari e requisiti
La misura riguarda i soli dipendenti del settore privato (genitori, affidatari o collocatari di minore). Per poter fruire del congedo servono tutti i seguenti requisiti:
rapporto di lavoro dipendente in essere,
impossibilità di volgere il lavoro in modalità agile,
figlio minore di anni 14,
convivenza e stessa residenza durante tutto il periodo di fruizione del congedo,
quarantena disposta dalla ASL a seguito di contatto nel plesso scolastico.
Durata
Il congedo, come accennato, può essere usufruito per periodi dal 9 settembre al 31 dicembre di quest’anno. La durata massima coincide con il periodo di quarantena. In caso di proroghe, il congedo è fruibile per il nuovo periodo necessario. Può essere richiesto per tutto il lasso di tempo della quarantena o in parte, con il diritto per entrambi i genitori conviventi di alternarsi nella fruizione. È possibile annullare le domande di congedo per quarantena scolastica del figlio convivente, ma unicamente per giornate non fruite. Per i giorni fruiti è riconosciuta un’indennità pari al 50% della retribuzione, erogata secondo le modalità previste per il pagamento diretto o a conguaglio delle indennità di maternità.
Compatibilità
Il congedo è compatibile con i casi di malattia dell’altro genitore ma non di maternità/paternità per lo stesso figlio. Il godimento del congedo per quarantena scolastica è poi compatibile con la contemporanea fruizione di ferie dell’altro genitore convivente, così come nel caso di aspettativa non retribuita, di permessi e congedi legge 104. L’ammissione al predetto beneficio è altresì compatibile qualora l’altro genitore sia soggetto fragile (a prescindere dallo svolgimento o meno di attività o lavoro agile), ovvero soggetto a patologia invalidante tale da comportare un handicap grave, oppure soggetto a invalidità al 100% o titolare di pensione di inabilità.
Incompatibilità
Congedo Covid-19 per quarantena scolastica dei figli (dell’altro genitore convivente).
Congedo parentale (dell’altro genitore convivente).
Riposi giornalieri (dell’altro genitore convivente).
Cessazione del rapporto di lavoro o dell’attività lavorativa (dell’altro genitore convivente).
Fruizione di strumenti a sostegno del reddito per sospensione o cessazione dell’attività (dell’altro genitore convivente).
Lavoro agile (dell’altro genitore convivente).
Part-time e lavoro intermittente (dell’altro genitore convivente).
Domanda
La domanda deve essere presentata unicamente in modalità telematica tramite portale web dal sito www.inps.it, Contact center integrato o Patronati, indicando elementi identificativi del provvedimento di quarantena (numero del documento, data di emissione del documento, Asl emittente, ecc.) o impegnandosi a fornirli entro 30 giorni. Si possono richiedere anche periodi antecedenti la data della domanda stessa, purché sempre ricadenti tra il 9 settembre e il 31 dicembre 2020.

Contributi sospesi rateizzati
DOMANDA ALL’INPS ENTRO OTTOBRE

C’è tempo fino al 30 ottobre per imprese, artigiani, commercianti e lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata Inps che intendono presentare all’Istituto previdenziale la domanda di rateizzazione dei contributi sospesi per l’emergenza Coronavirus dopo il primo versamento dello scorso 16 settembre.
Si tratta infatti dei contributi previdenziali scaduti da febbraio a maggio 2020, sospesi in base al decreto Cura Italia e alle modifiche introdotte successivamente dal decreto Agosto. La norma prevede per il contribuente anche la possibilità di effettuare un pagamento rateale.
La scadenza per inoltrare la richiesta era lo scorso 30 settembre (già prorogata, rispetto a quella originaria del 16 settembre), ora slittata alla fine di ottobre.
Esiste la possibilità di effettuare i versamenti in questione con diverse tipologie di rateazione. In sintesi:
quattro rate mensili di pari importo;
il 50% della somma dovuta in quattro rate mensili di pari importo, e il restante 50% diviso in altre 24 rate.
La domanda va trasmessa all’istituto utilizzando l’apposita procedura Inps.
Attenzione: la proroga vale solo per l’invio dell’istanza di rateizzazione, non per le scadenze di pagamento. In pratica, anche chi non ha ancora presentato domanda, ma lo farà entro il nuovo termine del 30 ottobre, è tenuto a rispettare la scadenza del 16 settembre (già scaduta) per il versamento della prima rata.
Quindi, chi ha comunque pagato la prima rata, pur non avendo inoltrato richiesta, è tenuto a farlo entro il 30 ottobre. Non è chiaro se invece, chi non ha ancor eseguito nessuno dei due adempimenti, ha ancora tempo per presentare la domanda, pagando le rate scadute con l’applicazione degli interessi.

Carlo Pareto

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